Un’omelia sul matrimonio

di p. Paul Check

La seguente omelia è stata tenuta da p. Paul Check di Stamford (CT), nella prima parte del 2003: “Perciò”, scrive san Paolo, “rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!”.

Nel nome … Poco più di un anno fa, il vescovo Lori mi ha chiesto di stabilire un nuovo apostolato per la diocesi, un programma chiamato Courage. Courage, che ha avuto inizio a New York quasi 25 anni fa, esiste in circa un terzo delle diocesi cattoliche degli Stati Uniti. Per un senso di autentica preoccupazione pastorale per alcune delle anime a lui affidate, il vescovo ha deciso di portare Courage a Bridgeport. Il programma mira a fornire sostegno spirituale, morale e fraterno a quegli uomini e donne che sono attratti da membri dello stesso sesso, in modo che possano vivere una vita casta. Vivere una vita casta… questo è il momento opportuno per ricordare che la virtù della castità, che viene affrontata dal sesto e nono comandamento, è una virtù per tutti i cristiani, secondo il proprio stato di vita, ovvero sia che siano sposati o single. In effetti, molti cattolici sono incerti o hanno le idee poco chiare su ciò che la Chiesa considera come un comportamento casto nel matrimonio. Vi raccomando un eccellente opuscolo, disponibile all’ingresso della chiesa, intitolato Sessualità coniugale, che affronta questo tema in modo chiaro e sicuro.

Ora che il nostro gruppo Courage si riunisce da diversi mesi, ho pensato che potrebbe essere opportuno dare un breve resoconto della mia esperienza. Ovviamente, alcuni aspetti di questo lavoro sono di natura molto sensibile e personale e non possono essere discussi dal pulpito. Il successo di Courage dipende da un livello di massima riservatezza. Ad esempio, solo le persone direttamente coinvolte nel programma – che, a proposito, provengono da tutta la diocesi – sono a conoscenza dell’orario e del luogo delle riunioni. Dobbiamo mettere a disposizione un’occasione d’incontro in cui i partecipanti possano sentirsi al sicuro ed in pace per aprire il cuore agli altri. Ed è quello che facciamo.

Ma ci sono alcune cose che penso che sarebbe bene che voi sappiate. Il numero di persone con cui lavoro è cresciuto gradualmente nel tempo, e mi aspetto che continui a farlo. In alcuni casi, gli invii vengono da sacerdoti, ma molte volte le persone vengono a conoscenza di Courage attraverso altre fonti. Mons. Lori ha chiesto a tutte le parrocchie nella contea di Fairfield di pubblicizzare periodicamente il programma nel bollettino domenicale ed altrove.

Io lavoro regolarmente con circa dodici uomini. Si sono messe in contatto con me anche un paio di donne.

Riscontriamo statisticamente, tuttavia, un’incidenza di attrazione per lo stesso sesso notevolmente più alta tra gli uomini che tra le donne. Infine, si sono messe in contatto con me anche un paio di famiglie che hanno preoccupazioni circa i loro figli adolescenti. Sono sempre felice di ricevere richieste di Courage. A volte, le richieste di assistenza provengono anche da fuori diocesi. Potete fare l’uso che preferite delle informazioni che pubblichiamo nel bollettino qui a St. John. Non sono rivolte solo ai membri della nostra parrocchia.

Il problema dell’attrazione per lo stesso sesso non può essere risolto con poche parole. Non c’è posto per slogan o conclusioni affrettate. Soprattutto, c’è bisogno di molta ed autentica carità, una cosa che a mio parere tende ad essere evidentemente assente da gran parte della discussione sul tema. Infatti, se qualcuno non riesce a trovare la carità necessaria – e con questo intendo una sincera preoccupazione per il bene attuale e l’anima immortale di un altro sulla base di ciò che è vero – allora consiglio questa persona di astenersi dal fare commenti o esprimere giudizi che potrebbero arrecare grande danno a qualcun altro. Ad essere sinceri, c’è una grande ignoranza su questo argomento sotto tutti i punti di vista… ignoranza che può portare a fare del male.

Giustificare comportamenti immorali o condannare una persona sono entrambi gravi errori. In sintesi, la Chiesa considera l’attività omosessuale gravemente immorale (come fa con tutte le violazioni esterne della castità – comprese quelle all’interno del matrimonio), ma da nessuna parte condanna all’inferno coloro che hanno questa disposizione, semplicemente a causa del loro appetito. Forse vale la pena ripeterlo: è bene evitare sia di edulcorare ciò che la Chiesa insegna che renderlo più severo di quanto non sia.

Tra le persone con cui lavoro ci sono sia uomini celibi che sposati. A volte la moglie sa della condizione del marito, a volte no. In tutti i casi, le persone che soffrono di attrazione per lo stesso sesso la trovano fastidiosa ed estenuante. Essi devono essere costantemente vigili nelle loro emozioni e nel comportamento. Anche se vogliono sconfiggere questi sentimenti una volta per tutte, questo non è generalmente possibile senza un grande sforzo ed una terapia specialistica (cosa, quest’ultima, che non rientra tra gli obiettivi di Courage). Combattono regolarmente lo scoraggiamento e di tanto in tanto, la disperazione. Il suicidio rimane un problema importante per questa porzione particolare della popolazione.

Forse il più grande nemico che devono affrontare ancora oggi è la solitudine. Coloro che hanno vissuto (quello che viene chiamato) “lo stile di vita gay”, hanno scoperto che le relazioni non caste portano non alla pace, ma al dolore e all’amarezza. L’illusione di comodità e felicità offerta da tali rapporti si trasforma rapidamente in cenere. Il che spiega in parte perché il tasso di promiscuità tra gli uomini con attrazione per lo stesso sesso è notevolmente superiore – di un ordine di grandezza maggiore – a quello degli uomini eterosessuali. Cercano e bramano quello che non potranno mai trovare in una unione omosessuale.

Ora si dovrebbe anche sapere che non esiste alcuna prova medica o scientifica conclusiva per indicare la presenza di un (cosiddetto) “gene gay”. Nonostante quello che si può aver letto o sentito altrove, nessuno ha stabilito che uomini e donne sono nati con attrazione per lo stesso sesso. Se ci fosse una spiegazione genetica, allora i gemelli identici avrebbe sempre la stessa preferenza sessuale. Gli studi indicano che non è così. D’altra parte, noi abbiamo molte prove che indicano che l’ambiente o le circostanze nella vita di un bambino – soprattutto la relazione di un ragazzo con il padre – definiscono l’appetito sessuale e la preferenza fin dalla tenera età. Ho molto materiale scientifico su questo argomento da condividere con chiunque ne faccia richiesta.

Tutto ciò mi conferma, con l’esperienza concreta, ciò che ho sempre creduto come sacerdote: che la Chiesa sa cosa è meglio per noi in tutte le questioni relative all’intimità sessuale, qualunque sia l’inclinazione. Quando ignoriamo la saggezza che la Chiesa desidera ardentemente condividere con noi, nel matrimonio o fuori di esso, ci esponiamo a gravi danni. Danni fisici ed emotivi, ma soprattutto danni spirituali… ferite dell’anima, il peggior male di tutti. Dedico gran parte del mio lavoro sacerdotale a provare, con la grazia di Dio, a guarire le ferite che seguono sempre fallimenti nella castità della mente, del cuore e del corpo.

La Chiesa non ci chiede ciò che è impossibile o gravoso, ma solo ciò che può essere realmente raggiunto, sia per la pace dell’anima che per la protezione del cuore. Ci insegna, col suo grande amore materno e la sua sollecitudine, ad avvicinarci al regno dell’amore umano e all’intimità fisica con grande rispetto e riverenza. Devo essere chiaro con voi. La cosa più importante che posso mai dire come sacerdote è questa: gli insegnamenti dottrinali e morali della Chiesa cattolica sono “perle di gran valore” (cf Mt 13,46) affidatele da Cristo per il bene delle nostre anime immortali. Ignorare questi insegnamenti preferendogli il nostro giudizio personale o la “sapienza del mondo” costituisce una mancanza di fede, quindi è molto pericoloso per la salvezza. Purtroppo, molti, molti cattolici hanno stabilito per se stessi il seguente primo principio nel ragionamento morale: che la Chiesa può avere “torto” in materia di sessualità, matrimonio e famiglia. Anche in questo caso, vorrei essere chiaro: una simile idea non può essere considerata “pensiero cattolico”, propriamente parlando. Ma posso solo suggerire tre cose?

In primo luogo, il Cardinale Newman ha detto che mille difficoltà non costituiscono un dubbio (vale a dire una mancanza di fede). Possiamo distinguere tra l’avere difficoltà a capire o vivere un insegnamento morale della Chiesa da un dubbio voluto, deliberato, che quello che insegna sia vero. La sincerità di cuore, che il Signore cerca in tutti noi, sarà di grande aiuto per risolvere i dubbi e rafforzare la fede. Dovremmo forse dire che qualcuno ha prudentemente accantonato l’insegnamento della Chiesa, senza averlo prima esaminato con diligenza e devozione? Il futuro della mia e della vostra anima dipende dallo sforzo che io e voi facciamo per cercare ed abbracciare la verità.

In secondo luogo, molti, anche all’interno della Chiesa, vorrebbero che questa rivedesse o allentasse le sue posizioni per accogliere i principi della cultura dominante. Molto si potrebbe dire su questo punto, ma soffermiamoci per ora su di una sola considerazione: gravi violazioni degli insegnamenti della Chiesa da parte di chiunque in materie relative all’intimità sessuale, inclusi quelli da parte del clero e dei religiosi, portano sempre tristezza e spesso, gravi sofferenze.

In terzo luogo, la pratica comune di sostituire di tanto in tanto il proprio giudizio privato all’insegnamento autorevole della Chiesa mi richiama alla mente le parole di Gesù stesso nel Discorso della Montagna: “Nessuno può servire due padroni” (Mt 6,24; cf Mt 23,8). La mia salvezza dipende da quale “padrone” decido di servire: la mia opinione o la saggezza della Chiesa.

Le leggi in via d’approvazione e le recenti decisioni giudiziarie sono indice di un assalto frontale all’idea tradizionale e largamente accettata dell’essenza e dello scopo del matrimonio. Per questo motivo mons. DiGiovanni mi ha chiesto di predicare un lungo sermone, me ne rendo conto, a tutte le messe questo fine settimana: per parlarvi di Courage ed esporre l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. I cattolici che difendono l’istituzione ed il sacramento del matrimonio non danno prova di bigottismo, ma di carità per le anime e fedeltà alla verità. Abbiamo sentito san Paolo incoraggiarci nella seconda lettura di oggi a “rimanere saldi nel Signore.” (Fil 4,1) Ora è il momento per tale fermezza.

Molto di ciò che crediamo del matrimonio non è unicamente cattolico. Ad esempio: la natura, la religione ebraica dell’Antico Testamento prima di noi ed il cristianesimo tutto associa il matrimonio con la genitorialità e quindi con l’intimità sessuale. Un uomo e una donna uniti in un patto permanente ed esclusivo di amore, che nasce dal libero scambio del consenso, al fine di condividere la propria vita con l’altro ed educare i figli… questo è il progetto naturale e scritturale per il matrimonio, non solo il progetto cattolico. A tal fine, la natura e Dio (nella misura in cui noi li distinguiamo) entrambi intendono che i bambini siano il frutto dell’unione di un uomo e una donna uniti in un rapporto stabile e fedele. Pertanto, i bambini hanno questi diritti: ad essere concepiti in modo naturale e di essere cresciuti dal padre e dalla madre in una casa stabile. I bambini hanno il diritto ad un padre e ad una madre perché ricevono cose diverse da ciascun genitore.

Qualunque cosa tenti di separare il matrimonio dall’intimità sessuale e dalla genitorialità, contraccezione inclusa, sovverte questo piano ed è in contrasto sia con la natura che con la Sacra Scrittura, non solo con gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Affermare un “diritto civile” al matrimonio per le coppie dello stesso sesso significa, tra le altre cose, sacrificare i diritti e gli interessi dei bambini ad una distorsione di ciò che sia la natura che Dio intendono.

Ciò che è proprio della fede cattolica è la nostra convinzione che Cristo ha elevato l’istituzione umana del matrimonio a sacramento… ciò significa che il matrimonio non ha solo a che fare con questa vita, ma anche con la vita che verrà. Nel loro ruolo e privilegio più importante, marito e moglie si assistono l’un l’altra nel raggiungere la salvezza, per andare in paradiso. Gran parte di questa nobile impresa include il portare nuova vita in questo mondo e preparare e guidare quella nuova vita in modo sicuro all’eternità.

Gli insegnamenti morali della Chiesa non obbligano a ciò che è estraneo alla natura umana, ma piuttosto essi custodiscono e realizzano la nostra natura. Essi non “impongono” nulla dal di fuori, ma illuminano quello che è già dentro di noi. Ad esempio, mentire, imbrogliare e rubare è contro la nostra natura. Allo stesso modo, tentare di ridefinire l’essenza e lo scopo della vita sessuale, il matrimonio e la famiglia è un offesa sia contro la natura umana che Dio. Potremmo anche ricordare che questa legge ha un ruolo educativo. Forma la personalità e la cultura. Ho il sospetto che una revisione delle leggi sul matrimonio di questo paese produrrà molte più richieste per la mia opera con Courage da parte di genitori preoccupati per il benessere e il futuro dei loro figli.

Quando Simeone tiene il bambino Gesù in braccio alla presentazione, ha detto alla nostra Madre Santissima qualcosa che immagino lei abbia meditato nel suo cuore lungo tutta la strada per il Calvario: che questo bambino era destinato ad essere un segno di contraddizione, un segno che sarebbe stato contrastato, cosa che naturalmente, Nostro Signore è stato. (Cf Lc 2,34) Questo spiega perché Egli è stato inchiodato sulla Croce. Se Cristo sposo era un segno di contraddizione, allora possiamo anche aspettarci che questo sia vero della sua sposa, la Chiesa e di tutti i suoi membri fedeli… segni per opporsi e contraddire quegli aspetti di un mondo decaduto che non sono buoni, veri e belli.

La domanda più importante nella storia umana è giunta da un giovane uomo sincero che chiese a Gesù: “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?” (Mc 10,17) Penso che abbiamo sentito la risposta nel Vangelo di oggi con la voce di Dio Padre che ha detto di Gesù: “Questi è il Figlio mio, l’eletto. Ascoltatelo!” (Lc 9,35). Nel successivo capitolo di san Luca, Gesù ci dice esattamente come trovare la sua voce. Nel parlare a e su gli Apostoli, i primi vescovi della Chiesa, Egli dice: “Chi ascolta voi ascolta me” (Lc 10,16). Ciò significa che: ascoltare la voce della Chiesa è ascoltare la voce di Gesù, il Figlio diletto e prescelto del Padre. Miei cari fratelli e sorelle in Cristo, la dottrina e gli insegnamenti morali della Chiesa cattolica, perle di gran valore, delimitano con sicurezza il sentiero stretto e impegnativo per la nostra salvezza, aderendovi fedelmente ci assicuriamo di relazionarci l’un l’altro con rispetto, riverenza e compassione.

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