Testimonianza di Pietro

Mi chiamo Pietro e vorrei condividere con voi la mia storia. Ma prima di farlo, vorrei parlarvi di alcune cose che mi sono successe recentemente.

Negli ultimi anni, ho fatto alcune amicizie splendide. Una di queste in realtà l’avevo sin dalle superiori, ma solo negli ultimi anni ho potuto approfondirla per bene. Lo consideravo il mio migliore amico. Andavamo sempre a fare trekking insieme.

Sei mesi fa gli è stata diagnosticata la leucemia. La malattia era già in stato piuttosto avanzato e negli ultimi mesi, ho avuto la fortuna di stargli accanto regolarmente mentre la sua salute peggiorava. Ancora prima che lo sapessi, venne ricoverato in ospedale e sottoposto a un trattamento di morfina. Durante le ultime settimane, abbiamo potuto fare tutte le cose che realmente contano per due persone che si considerano migliori amici.

Dopo che lui è tornato al cielo, ho deciso di andarmene per conto mio a fare trekking sulle montagne, per una settimana. Non l’avevo mai fatto prima, ma sentivo che dovevo passare un po’ di tempo da solo con il Signore.

Ho scalato una montagna stepposa e con molte cascate. Avevo paura dei possibili pericoli che mi aspettavano. Mi avrebbe aggredito un orso oppure avrebbe potuto inseguirmi un animale selvatico? Sarei inciampato e mi sarei fatto male senza potere più scendere dalla montagna? Mi sono pure ricordato della storia di una pecora dilaniata a morte da un lupo a non più di 10 chilometri.

Cominciai a pregare. Iniziai con il rosario. Probabilmente avrò continuato per quindici decine. Poi cominciai a lodare Dio e a cantare fino a quando non mi veniva più in mente nessuna canzone. Una volta terminato, mi guardavo intorno mentre ascoltavo la pace che c’era in me. L’unico suono che c’era era il fruscio del vento. Delle nuvole piovasche si erano assestate alla sommità della montagna ed io mi rendevo conto che stavo andando incontro al cattivo tempo. Ero già quasi in cima. Ancora un po’ preoccupato, pregai e sentii che Dio che mi diceva di non preoccuparmi, ma di andare avanti. Così continuai a salire.

Cominciò una pioggerella mentre la temperatura scendeva intorno ai 4 gradi. Il vento aumentava e potevo a stento vedere quello che mi stava di fronte. Riuscivo a vedere un tumulo di pietre che indicava la via del sentiero e che mi guidava verso la sommità della montagna. Di tanto in tanto, spuntavano altri segnali che mi indicavano altre direzioni, ma io sapevo dentro di me che avevo scelto il sentiero giusto, così mantenni la rotta su quello che mi portava in cima.

Dopo un’altra mezz’ora, finalmente raggiunsi la cima. C’era molto vento. Mi accorsi che c’era un enorme pietra lì, così mi ci rannicchiai per proteggermi dal vento e dalla pioggia. Adesso che ero protetto dal vento, c’era un silenzio totale. Mi sedetti lì ringraziando Dio per avere mantenuto la Sua promessa di tenermi al sicuro.

Mi cambiai i vestiti bagnati ed iniziai a pranzare con Dio. A farmi compagnia c’erano una lepre, uno scoiattolo ed un uccellino. Sembravano contenti di stare lì mentre io ricordavo i bei tempi trascorsi con il mio migliore amico.

E così ancora una volta, pongo voi e me al riparo della Pietra, il Signore Gesù.

Pregate con me adesso.

Vieni Signore Gesù. Riempi i cuori dei tuoi fedeli. Instaura in loro il fuoco del tuo amore. Effondi il tuo spirito e noi saremo creati e tu rinnoverai la faccia della terra.

Dunque, sono qui per condividere con voi il mio viaggio di entrata ed uscita dall’omosessualità. Tenete presente che la mia è solo “una” delle tante storie. Adesso ho decine di amici che hanno seguito percorsi diversi ma sono spesso giunti alle stesse conclusioni alle quali sono arrivato io.

Crescendo, come forse alcuni di voi, ho trovato relazionarsi con gli altri un’esperienza impegnativa. Mi sono sentito, la maggior parte del tempo, come se fossi perso nello spazio. Ho incontrato delle difficoltà ad iniziare e conservare un amicizia.

Guardandomi indietro, mi rendo conto solo ora che la mia difficoltà in parte, derivava da certi bisogni insoddisfatti.

Ricordate quando eravate bambini? A un certo punto voi maschietti cominciavate a volervi sentire come uno dei ragazzi, mentre voi femminucce volevate essere come una delle ragazze. Questo è il bisogno di affetto dei propri pari. È un bisogno essenziale e dura per tutta la vita. E ancora prima di allora, voi ragazzi volevate essere amati dal vostro papà, mentre le ragazze volevano sentirsi amate dalla mamma.

Veniamo accettati da queste persone ed otteniamo così lo spazio per essere noi stessi. In altre parole, otteniamo un amore incondizionato. Se mentre siamo piccoli, questo bisogno è soddisfatto succede qualcosa. Se invece questo bisogno rimane insoddisfatto, possiamo incontrare alcuni problemi.

In quelle prime fasi, il mio bisogno di amore incondizionato rimase in gran parte insoddisfatto. Non mi sentivo assolutamente come uno dei ragazzi grandi, né sentivo di essere amato totalmente da mio padre. Penso che gran parte dei miei problemi siano cominciati da lì.

Da quando io ne ho memoria, ho provato attrazione per persone del mio stesso sesso e dieci anni fa, vi avrei detto che ero gay. Sostenevo il mondo gay e ne facevo parte attivamente. Frequentavo locali gay, parate gay, conferenze gay, escursioni di trekking gay, ristoranti e viaggi gay.

È un po’ difficile stare qui di fronte a voi e parlare di tutti gli ostacoli, il peccato e le scelte che ho fatto. Ma la grazia di Dio mi ha tirato fuori da quelli che ora considero tempi bui e credo che la Sua grazia sia qui in questo momento.

E da quanto tempo? …. Beh mia mamma diceva che sono arrivato nella sala d’attesa con un mese d’anticipo. Beh almeno sono atterrato sui miei piedi!

Questo non me lo ricordo, grazie a Dio! Ma seriamente, sin dai miei primi ricordi, ho sempre avvertito la presenza di Dio. Di fatto Lui c’è sempre stato. L’ho sempre saputo nel profondo della mia esistenza quotidiana e quando mi sono ritrovato alla presenza dell’Eucaristia.

Man mano che crescevo ero come ogni altro bambino. Avevo interessi e cose che mi piaceva fare. E alcune volte avevo desiderio di stare di più con mio padre. Questo è normale. Così mi sono staccato un po’ di più da mia mamma per andare verso di lui. Cercavo la sua guida e la sua approvazione. Ma lui non me la diede. Questo mi fece male ed io mi sentii tradito. Cominciai a perdere l’affetto e il rispetto che nutrivo per lui.

Come tutti, anche mio padre aveva i suoi problemi. Era dipendente dal lavoro. Lavorava troppo. E lo era anche dall’alcol. Beveva troppo. All’apparenza, lui era una persona felice, che si dedicava al lavoro. A casa invece era spesso severo, minaccioso ed arrogante. In qualche modo sapevo che questo lo rendeva disperato e solo e a volte provavo tristezza per lui.

In tutto questo, non era mai in sintonia emotiva con me e con il resto della famiglia. A un certo punto, ero io ad essere il sostengo emotivo della famiglia, soprattutto per mia madre. Questo mi mise in una strana posizione. In un periodo così importante come la mia infanzia, mi sentivo obbligato a fare quello che normalmente fanno gli adulti. Dovevo dare un sostegno a mia madre, al posto di mio padre.

Dunque, avevo bisogno dell’amore di mio padre, ma era difficile che l’ottenessi dal momento in cui dovetti assumere prematuramente così tante responsabilità. Questo mi fece soffrire. Mi fece soffrire molto. Mi sentii intrappolato da tutto questo dolore. E cominciai ad essere triste e arrabbiato per questa situazione che sembrava non avere una via d’uscita. Questi sentimenti forti che provavo non sembravano però di aiuto. Mi sentivo sempre peggio, per tutto.

Così, per proteggere o difendere me stesso, cominciai a costruire muri e ad evadere da questo posto reale e penoso nella mia vita. Iniziai a guardare tanta tv. Stavo lontano da mio padre. Non volevo essere come lui. Non volevo conoscerlo. Sentivo anche una distanza sempre maggiore tra me e gli altri ragazzi del quartiere e della scuola. Non riuscivo ad identificarmi con loro. Anche se volevo fare amicizia, avevo paura di loro, di quello che avrebbero potuto farmi. Spesso, avevo l’impressione di essere piuttosto goffo quando stavo con loro, e quindi per starmene al sicuro, li evitavo.

Cominciai ad evitare anche i miei sentimenti. Era troppo per me sopportarli. Negavo rapidamente sia la rabbia che la paura. Piuttosto preferivo rifugiarmi nelle distrazioni della televisione e in altri passatempi simili.

La televisione era la fuga perfetta per me. Offuscava il frastuono e le delusioni. Mi faceva sentire sicuro e “felice”. Mi dava qualcosa per cui ridere. Costruiva un grande muro.

La TV finì per sostituire mio padre, e lo fece anche bene. Non mi rimproverava mai, non mi denigrava e mi presentava adulti decisamente più simpatici, con i quali passare del tempo, sebbene solo nella mia immaginazione. La mia abitudine di fare zapping divenne una sorta di ricerca quotidiana del papà buono, così come di una esperienza di amicizia. I personaggi non erano reali, ma sembrava che questo non mi interessasse granché.

Fino ad allora, non sperimentai sensazioni di carattere sessuale, ma più un desiderio di stare alla presenza affettuosa di altri uomini e ragazzi che mi accettassero così come ero. Li guardavo tutti ad una certa distanza e non mi avvicinavo mai così tanto da avere un contatto reale con loro.

Durante le scuole medie, quando arrivò la pubertà, la mia ricerca assunse una nuova forma. Venni travolto dagli impulsi sessuali, ai quali iniziai ad associare le immagini sulle quali mi ero concentrato. Non capivo cosa stesse succedendo ed ero impaurito, ma anche strabiliato. Cominciai a masturbarmi.

Per quanto riguarda la conoscenza della sessualità all’epoca, avevo una sorta di vita protetta e non sapevo nulla sugli impulsi sessuali che stavo cominciando a sperimentare. Ciò che sapevo nel mio piccolo mondo isolato era che avevo trovato un modo nuovo di dare sollievo alla mia sofferenza.

Provavo attrazione sessuale anche per le ragazze? No. Per qualche ragione, sembrava che non ci fosse posto in me per questo. Parlavo tanto con le ragazze della scuola e del quartiere. Erano delle chiacchierate piuttosto frenetiche che le tenevano vicine durante la conversazione, ma anche ad una certa distanza. Ora capisco che anche quel parlare con loro era una forma di auto-protezione.

Durante la scuola superiore, cominciai a parlare con qualche psicologo. Ero triste e mi sentivo confuso. Avevo paura di non sapere fare amicizie. Lo psicologo mi aiutò ad esternare i miei sentimenti. Fu bello poterlo fare alla presenza di un adulto e non essere criticato. Tuttavia, non riuscimmo mai a centrare il problema. Mi sembrava di non ricevere mai un sostegno che mi portasse a conoscenza di tutta la verità della questione. Erano conversazioni che sembravano rimanere sulla superficie.

Durante l’università, dissi espressamente ad uno psicologo che mi masturbavo e che venivo attratto dagli uomini. Lui tirò fuori una definizione per quello che stavo vivendo. Mi disse “Pietro, hai mai pensato che potresti essere gay?”. Durante le sedute successive, mi fece capire in modo sottile che forse avrei potuto trovare un maggiore appagamento nel sesso con gli uomini.

Adesso credo che lui lo facesse in buona fede, ma mi stava comunque offrendo una forma di compassione distorta per aiutarmi con la mia sofferenza. Ma sapete una cosa? Lui non mi capì veramente.

Da un lato, ero emozionato al solo pensiero di potere entrare in contatto con altri e che sarebbe stata una esperienza pienamente appagante e non dolorosa, ma in fondo, sentivo che quello che lui mi stava dicendo non sembrava essere la cosa giusta per me. Tuttavia, pensai di essere solo naif e di non sapere nulla di queste cose.

Lo psicologo mi suggerì di cercare l’aiuto di un gruppo di sostegno gay presente in zona. Lo feci, e proprio nel momento in cui entrai nella stanza, rimasi travolto dalla vicinanza e dalle sensazioni che stavo provando all’improvviso grazie ad altri uomini.

Presto, incontrai una persona lì con la quale ebbi la mia prima esperienza sessuale. Non passò molto tempo che cominciai ad avere esperienze sessuali con altri ragazzi. Uno dopo l’altro. Con alcuni la relazione durò sei o più mesi, con altri solo un paio di settimane. Sembrava esserci una scorta infinita di partner sessuali.

In mezzo a tutto questo eccitamento sessuale, avevo ancora un dolore dentro. Ma mi sentivo obbligato a continuare con il sesso gay perché mi aiutava a dimenticare le mie sofferenze. Per cinque anni, tentai di trovare l’amore di cui avevo bisogno tra le braccia di qualche ragazzo e a volte sentivo di averlo trovato. Mi sentivo anche accettato e come uno del gruppo.

Avevo paura di prendere l’AIDS? Si, l’avevo. Ma ero così concentrato sul piacere sessuale e sulla possibilità di sviluppare le amicizie vere che sembrava promettere, che a quel tempo non mi preoccupava più di tanto pensare ai rischi delle malattie sessualmente trasmissibili.

Tuttavia, ci fu un incontro che mi obbligò a riflettere su quello che stavo facendo. Dopo avere invitato nel mio appartamento uno sconosciuto incontrato per strada, che mi aveva fatto capire che avrebbe voluto fare sesso, mentre lo facevamo, gli chiesi il suo nome. E lui disse “Niente nomi. Solo sesso. Adesso continua”.

A quel punto capii che c’era qualcosa di molto sbagliato nella direzione che stava prendendo la mia vita. Non c’era più niente che mi lasciasse immaginare che questi incontri mi avrebbero condotto a uno stile di vita appagante. Cominciai a rivolgermi a Dio per cercare delle risposte.

Adesso forse questo vi stupirà, ma durante tutto questo, io avevo sempre creduto in Dio. Andavo a messa e pregavo molto, ma mi ritrovavo spesso a piangere senza una ragione apparente.

E poi successe. Iniziai a invocare con forza Dio nel mezzo delle mie lacrime. Cominciai a chiedere disperatamente il suo aiuto.

Non molto tempo dopo, una donna di nome Mimi che avevo appena conosciuto a lavoro, si avvicinò a me mentre eravamo alla caffetteria e mi disse: “Pietro, pranziamo insieme?” Le dissi di sì. Ci stavamo preparando per andarcene quando lei si fermò e disse: “Pietro, la preghiera è una parte importante della mia vita. Sono cristiana e a volte ricevo parole di saggezza da qualcuno. Ne ho una per te. Posso condividerla con te? Le dissi: “Certo, facciamoci una passeggiata”.

Non avevo idea di quello che stava per succedere. Mentre attraversavamo il parcheggio, lei continuava. “Se mi sbaglio Pietro, ti chiedo scusa. Ma…lotti contro sentimenti omosessuali?” Feci una cosa che non avevo mai fatto di fronte a qualcuno eccetto uno psicologo da cui andavo anni prima. Scoppiai in lacrime. “Sì”, risposi. “E sto soffrendo tantissimo”.

Fece seguito una strana esperienza. Sentivo un profondo dispiacere, versai qualche lacrima mentre lei mi abbracciava, e tuttavia sentivo una gioia totale allo stesso tempo. Dio mi stava raggiungendo attraverso la nebbia, con le braccia di un’altra persona.

Lei mi prese la mano e pregò con me. Dopo mi disse di un gruppo della sua chiesa dove persone come me si aiutavano reciprocamente, trattando le problematiche relative all’omosessualità da un prospettiva cristiana. Iniziai a frequentare il gruppo e a partecipare agli incontri settimanali.

Per un anno e mezzo, andò tutto alla grande! Il gruppo mi aiutò a mettere insieme molti pezzi della mia vita. Cominciai a capire cosa stava succedendo dentro di me. Smisi di fare sesso con gli uomini e di masturbarmi e feci alcune esperienze di condivisione molto belle. Per la prima volta nella mia vita, sentivo di essere sulla strada giusta.

Frequentai il gruppo per un po’ e ottenni tanto da loro, tuttavia non erano cattolici ed io sapevo nel mio cuore che avevo bisogno di stare in compagnia di persone per cui l’eucaristia fosse al centro delle nostre amicizie. Stare con loro mi creava sempre più difficoltà, così alla fine mi allontanai.

Presto persi di vista la meta e cominciai ad avere di nuovo rapporti sessuali. Praticai molto meno di prima, ma divenni confuso e solo, esattamente come era accaduto in passato. Fui colto dalla disperazione e molte notti piangevo fino a quando non mi addormentavo. Aspettai. Passarono quattro anni.

Una sera in particolare, dopo avere invocato di nuovo Dio, sentii Gesù che mi parlava. Mi disse di tornare sulla retta via. Piansi, anzi no, gridai forte, “Come Signore?! Come faccio?! Perché mi hai lasciato solo di nuovo? Non posso farcela da solo Signore!” Con una voce premurosa e ferma sentivo nel mio cuore che Lui mi diceva che mi avrebbe aiutato.

Avete mai avuto quella profonda sensazione che Dio vi stia parlando? È un dono. Fateci caso.

Quella settimana, mi chiamò un amico. Non aveva idea della mia situazione. Era solo un conoscente della chiesa che voleva che mi rifacessi vivo. Proprio quel giorno, capitò che lui mi richiamò. Cominciò a parlarmi rapidamente del suo lavoro con gli adolescenti e mi chiese se ero disposto ad aiutarlo. Dissi, “No,… no Roberto, non posso.” Mi chiese “Perché no? Che succede?” Dissi “C’è qualcosa di grosso che devo risolvere e di cui non posso parlare”. Disse “Forse vale la pena di sfruttare questa occasione Pietro? Dai, dimmi di che si tratta”. Feci una pausa e poi iniziai a parlare della mia lotta. Avevo paura ma le parole uscirono da sole.

Quando terminai, mi disse “Sì, penso che tu debba risolvere questa cosa prima. Mi permetti di aiutarti?” Dissi “Va bene, ma cosa hai in mente?” Stette qualche secondo in silenzio e poi mi parlò di un gruppo internazionale cattolico che forniva aiuto sia a uomini che a donne, chiamato Courage. Dissi, “Davvero? Cattolico?”. “Si”, mi disse. “Infatti, proprio la prossima settimana c’è la conferenza annuale che si terrà da queste parti”. Non ci potevo credere. Sì! Dio veniva in mio soccorso di nuovo. Pregai, “Grazie Gesù! Grazie per la tua delicatezza e grazia e per persone come Roberto e Mimi!”.

Andai alla conferenza e sentii di nuovo l’abbraccio amorevole di Dio. Cominciai anche a frequentare gli incontri settimanali di Courage. Durante questo periodo iniziai ancora una volta ad imparare qualcosa. Imparai infatti una nuova parola, castità, e cominciai a viverla.

Dal momento in cui iniziai ad impegnarmi a vivere una vita casta, un nuovo mondo si aprì intorno a me. Cominciai ad instaurare amicizie sane con gli uomini e a sentire un senso più grande e più profondo di maturità ed amore.

Sentivo anche il sostegno morale degli altri che mi incitava a perseverare nel vivere castamente. Le cose cominciarono a funzionare. Iniziai a frequentare gli incontri di Courage. Uscivo anche con i membri del gruppo al di fuori degli incontri, facevamo escursioni insieme, andavamo a trovare persone bisognose, cenavamo o guardavamo film insieme, ecc.

Il mio desiderio di fare sesso si placò. Iniziai anche ad avere sogni intensi dove Gesù mi guidava dicendomi di tornare a lottare. Mi disse di mettere la mia vita in ordine e di eliminare qualsiasi cosa che mi tentasse di tornare alle mie dipendenze.

Diedi via la mia TV e iniziai a frequentare la messa e la confessione regolarmente. Credo che Dio abbia apprezzato i miei impegni.

Non molto tempo dopo, mi ha mandato un eccellente psicologo cattolico. Nelle nostre sedute, ho identificato sempre meglio i miei bisogni e li ho portati a Dio uno dopo l’altro, e uno alla volta, essi vanno tutti trovando una risposta. Ho anche imparato a vivere la mia fede cattolica nelle diverse situazioni.

Come risultato, ho rinunciato ai miei vecchi rancori ed al mio atteggiamento difensivo nei confronti di mio padre. Lo posso amare adesso. Infatti, adesso andiamo davvero d’accordo. Non è più dipendente dall’alcol? Lo è, beve ancora, ma ho scoperto che il perdono è un dono incredibile e ho imparato come trarre frutto da esso regolarmente.

La sofferenza? È andata via. Sembra che sia scoppiata un giorno come un nuvola temporalesca dopo il tuono ed io ho iniziato a sentire una forza interiore sempre maggiore.

Sono ancora tentato? Si, a volte ma non più così frequentemente. Adesso ho una vita di preghiera più intensa, la presenza regolare di Cristo nell’Eucaristia, la Confessione e persone alle quali posso rivolgermi quando ho bisogno. Io stesso, sono una presenza per coloro che hanno bisogno. A prestare aiuto sono alcuni buoni amici con i quali sento veramente di essere uno di loro. Alcuni di loro li ho conosciuti ad un gruppo di giovani adulti.

Frequento anche le ragazze. Che bello adesso farlo senza sentire tutto quello stress e il bisogno di parlare all’infinito per mantenerle a distanza di sicurezza.

Quindi ho rapporti sessuali con le donne adesso? No. Infatti, ormai sento fortemente di volere prima sviluppare un’amicizia e aspettare il matrimonio per avere rapporti sessuali. Grazie a questo, sto trovando una maturità e una pienezza che non avevo mai avuto nella vita gay. Sto anche sperimentando il desiderio di essere sempre più vicino alle ragazze, cosa che è più in linea con le tendenze naturali maschili.

Sapete una cosa? È stato un viaggio lungo, ma francamente ne è valsa davvero la pena. La crescita, le cose nuove che ho imparato e anche le lotte nel corso degli anni in un certo qual senso sono state un dono. Tuttavia, gli ultimi anni di vita casta in Cristo sono stati veramente i migliori fino ad ora.

Mi è stata data l’opportunità di condividere la mia testimonianza con altri. Ho anche imparato la pienezza della fede cattolica e ho raggiunto una maggiore solidità nella mia relazione con Dio e con gli altri. Quello che mi aspetta non lo so. Seguirò uno alla volta i tumuli di pietra che indicano il sentiero e avrò fiducia nell’amore di Dio, perseverando nella Sua via.

Alcuni pensieri finali.

Avete il dono di fare sentire un ragazzo o una ragazza come gli altri tramite un’amicizia disinteressata? Se è così, fatelo. Anche se gli altri vi dicono che lui o lei è semplicemente gay. Non dovete essere d’accordo con quello che fanno queste persone. L’amore non sempre significa essere d’accordo con qualcuno. Tuttavia, siamo chiamati ad amare. Robert e Mimi non erano d’accordo che io continuassi con il mio stile di vita gay. Ma hanno pregato con me e mi hanno offerto la loro amicizia e la loro guida.

E se voi stessi vi sentite “gay” o siete tentati di provare il sesso fuori dal matrimonio, sforzatevi di vivere in castità, approfondite quanto più possibile quello che vi sta succedendo, cercate vere amicizie e cosa ancora più importante avvicinatevi a Dio. InvocateLo a gran voce e accettate la Sua guida. Lui non vi deluderà.

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