Il linguaggio cattolico sull’omosessualità

“Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza: così vi ha scritto anche il nostro carissimo fratello Paolo, secondo la sapienza che gli è stata data, come in tutte le lettere, nelle quali egli parla di queste cose. In esse vi sono alcuni punti difficili da comprendere, che gli ignoranti e gli incerti travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina. Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen.” 2Pt 3:14-18

Vocabolario cattolico

Quanti di voi sono “gay o lesbiche” o quanti di voi hanno figli “gay e lesbiche”?

Spero di ridurre questo numero a zero entro la fine di questa relazione.

Alcuni di noi hanno involontariamente promosso l’omosessualità per anni semplicemente parlando in “lingua gay”, usando il linguaggio della cultura popolare, piuttosto che la verità della Chiesa cattolica. Quello che diciamo e come lo diciamo cambia gli atteggiamenti, le convinzioni ed i comportamenti. Un linguaggio corretto può cambiare la vita. Benjamin Lee Whorf (1897-1941), un linguista americano, afferma che: “il linguaggio influenza il nostro modo di pensare e determina ciò di cui possiamo pensare.”

Usare parole con una interpretazione e significato condivisi facilita la discussione e l’unità tra le persone. Per esporre la sua filosofia, Platone raccontavano delle storie. Nei suoi racconti, il suo personaggio principale, Socrate, sembrava sempre confrontarsi con qualcuno con un’opinione diversa da discutere. Socrate era certamente pronto ad impegnarsi con chiunque in un vivace dibattito, ma prima cominciava dicendo: “Definiamo i nostri termini”, in modo che entrambi potessero parlare delle stesse cose. Altrimenti nulla avrebbe avuto senso, nessuna discussione razionale sarebbe stata possibile, a meno che due persone non avessero concordato l’interpretazione delle parole usate per discutere gli argomenti. Qualcuno una volta disse: “Chi controlla il linguaggio controlla il dibattito.”

Per quanto riguarda il tema dell’omosessualità, la Chiesa a livello della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), che parla per il Santo Padre nel magistero infallibile, ha indicato anche questo. Nella lettera pastorale del 1986 ai vescovi della Chiesa “Sulla cura pastorale delle persone omosessuali” la CDF ha scritto al paragrafo 14 che i vescovi devono diffidare della “calcolata ambiguità” con cui alcuni programmi cercano di fuorviare i pastori e i fedeli.

Una “calcolata ambiguità” è una formulazione attentamente pianificata, infedele al magistero e che propone altre opzioni come fossero la verità quando in realtà non lo sono. Questa calcolata ambiguità presenta i sentimenti come costituissero la coscienza, il magistero della Chiesa come fosse un’opinione e la negazione della verità pur continuando a dichiarare di essere cattolica. Una tecnica di questa calcolata ambiguità consiste nell’usare citazioni fuori contesto. Un buon esempio è l’uso del documento, emanato dalla Conferenza Episcopale Statunitense, “Always Our Children.” Coloro che sono in disaccordo con l’insegnamento della Chiesa usano citazioni estrapolate da questo documento per “insegnare” quando nel preambolo di questo si afferma chiaramente che non costituisce un insegnamento sull’omosessualità. Essi inoltre non riescono a fare riferimento al vero insegnamento contenuto nelle effettive dichiarazioni dottrinali del Magistero. Un secondo esempio di calcolata ambiguità è un ricorso all’opinione e alla teoria scientifica per spacciare affermazioni non dimostrate come fatti comprovati. Due teorie scientifiche sull’origine dell’attrazione per lo stesso sesso che non sono mai state dimostrate sono quella dei geni e quella degli ormoni. La disciplina principale a cui si è fatto ricorso è stata la psicologia, ma solo da quando gli omosessualisti [intendiamo con questo termine gli omosessuali praticanti o promotori – OPP] sono riusciti a fare pressione sull’organo di governo del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali per far rimuovere l’omosessualità. Negli ultimi 50 anni, tuttavia, la psicologia è diventata una metodologia non sempre in grado di aiutare le persone. Linda Nicolosi, nel suo articolo del 1998, “Valueless Psychology”, pubblicato nel bollettino dell’Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità (NARTH – National Association for Research and Therapy of Homosexuality), afferma che la psicologia moderna ha abbandonato il metodo dello sviluppo della personalità.

“… la psicologia una volta era chiaramente intesa come l’applicazione pratica di una filosofia. Questa filosofia si basava sulla morale e i principi religiosi, sottolineando il bisogno dell’uomo di essere in sintonia con la sua natura spirituale.” Ma alla fine del XIX secolo, in opposizione, sorse la più recente tradizione scientifica razionalista. La psicologia ha cercato di rompere tutti i legami con le sue radici filosofiche e di essere la scienza della natura umana obiettiva, empirica e “indipendente dalla morale”. Pensavamo di aver trovato una psicologia filosoficamente neutrale, invece, dice Leahey, gli avevamo semplicemente sostituito “i valori dello scientismo”. Poi, nel 1960, in reazione contro lo scientismo e la sua enfasi sul razionalismo, è venuto alla ribalta il Movimento del Potenziale Umano, predicando l’apertura emotiva e “l’essere fedeli a se stessi.” Questo movimento ha insegnato che ogni uomo ha un progetto per un “sé autentico” preesistente, che ha l’obbligo di scoprire. La crescita è stata considerata non più come un prodotto dell’intelligenza e della soluzione di problemi (seguendo la tradizione razionalista), o lo sviluppo della personalità (seguendo la precedente tradizione basata sulla religione), ma piuttosto come un prodotto dello sviluppo emotivo.”

Il Movimento del Potenziale Umano ha portato la psicologia ad assumere un nuovo concetto di autorità morale: guardarsi dentro per trovare il senso morale e fare soprattutto affidamento sul criterio dei sentimenti personali. Fondandosi sullo studio del singolo, questa psicologia deve concludere, dice Leahey, “che le regole secondo cui si deve vivere la vita provengono da dentro ciascuno di noi, piuttosto che dall’esterno e che queste nuove regole possono essere scoperte … analizzando i sentimenti che veramente sperimentiamo … La psicologia dice che l’introspezione è il giudice supremo del bene e del male” (1991). Psicologia umanistica predica la filosofia della piena accettazione della persona, come essa è, senza aspettative. Secondo la filosofia centrata sul cliente dello psicologo Carl Rogers, i terapisti oggi dovrebbero rimanere neutrali, non direttivi, ed evitare di contaminare la terapia attraverso un sistema di valori. Leahey afferma che la psicologia, mentre finge di essere una scienza “indipendente dalla morale”, tenta di creare la propria idea di società giusta.

Consapevole delle insidie di una psicologia politicizzata, la Congregazione per la Dottrina della Fede guida correttamente i propri vescovi: “In particolare i Vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa.” (HP n. 17)

Così la Chiesa usa la scienza per spiegare l’annuncio di Cristo, non per cambiare il suo insegnamento così da conformarsi all’opinione popolare o alle teorie proposte dalla scienza per cercare di spiegare i desideri degli omosessualisti o di chiunque altro in materia o ancora per dire che ciò che è moralmente sbagliato può essere moralmente giusto. La Chiesa ha vissuto una rinascita del modernismo, la teoria secondo cui dovrebbe conformare il suo insegnamento ed il suo modo di esprimersi all’epoca “moderna” in cui vive. Questo non potrà mai farlo mantenendosi fedele al Suo sposo, Gesù Cristo.

Nella sua lettera ai Romani 12:2, San Paolo è molto chiaro: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.” Nella sua seconda lettera a Timoteo 4:1ss, Paolo mette in guardia Timoteo sui futuri attacchi alla verità. Egli dice: “Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole.” Nonostante questi avvertimenti, sembra che noi cattolici a volte siamo come i Galati insensati, facilmente abbindolati o convinti da ogni sorta di capriccio. Gal. 1:6-7 : “Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo”. Nella seconda lettera ai Corinzi 11:3-4, Paolo dice: “Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. Infatti, se il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, o se ricevete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo.” Noi cattolici siamo qui perché crediamo in Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Vogliamo conoscere il Suo insegnamento più d’ogni cosa ed unirci a Lui per poterlo vivere. Vogliamo la libertà dalla servitù delle pulsioni omosessuali sia per noi stessi che per coloro che amiamo o di cui abbiamo la cura spirituale. Per coloro che si sono affrancati dalla pratica del comportamento omosessuale e dall’adozione di un’identità omosessuale la base comune è stata la verità costante ed incrollabile della Chiesa e la costanza dei loro genitori nell’affermare la verità, non rifiutandoli ne come figli ne come persone ma neanche cedendo alle richieste irragionevoli di accettare la propaganda degli omosessualisti. Smettiamo di parlare il linguaggio della strada e di quest’epoca ed impariamo la lingua di Dio e della Santa Chiesa in modo tale da incominciare ad aiutarci reciprocamente a trasformarci nell’immagine di Gesù Cristo. D’ora in poi usiamo un linguaggio cattolico per definire i termini, per insegnare agli altri e per discutere i problemi.

La politicizzazione della società contemporanea c’influenza quanto al modo di pensare e condiziona i nostri atteggiamenti, convinzioni e comportamenti. Ciò che sentiamo in televisione, ciò che leggiamo sui giornali e ciò che sentiamo dal pulpito da inconsciamente forma ai nostri pensieri e alle nostre parole. Pensieri e discorsi rafforzano e cambiano la nostra religione, anche quando questo non è ciò che Dio ha rivelato. Lasciate che, usando il gergo preso da dichiarazioni fatte tanto all’interno della chiesa che al difuori, vi dia un esempio di quale sia il pensiero degli omosessualisti, pensiero oggigiorno comune alla maggior parte di noi negli Stati Uniti. Attenzione alle calcolate ambiguità che inducono in errore le persone (HP n. 14). Ecco un esempio di parlare gay come viene utilizzato ogni giorno da molti americani e che presenta una falsa concezione del problema dell’omosessualità.

Le persone gay e lesbiche sono create da Dio e sono Suoi figli proprio come ogni altro. Come figli di Dio, essi sono chiamati ad amare ed esprimere questo amore come tutti gli esseri umani. Le persone gay e lesbiche non scelgono il loro orientamento sessuale. La loro identità sessuale come gay e lesbiche è un dono di Dio. Gli esperti concordano sul fatto che ci sono fattori genetici, ormonali e psicologici che formano il dono che noi chiamiamo gay e lesbiche. Le persone gay e lesbiche hanno subito un grave danno dalla Chiesa che li definisce intrinsecamente malvagi e persone disordinate. Si sentono offesi, non graditi ed emarginati da una Chiesa patriarcale che li ha respinti a causa dell’orientamento sessuale dato loro da Dio. La Chiesa deve iniziare un dialogo con le persone gay e lesbiche per accettare e celebrare la loro sessualità, sviluppare un atteggiamento cristiano di tolleranza e di inclusione, riconoscendo le naturali diversità nel popolo di Dio. Sacerdoti e vescovi gay debbono dichiararsi a sostegno dei cattolici gay perché possano esprimere il loro amore sessualmente, seguendo la loro coscienza, come tutti i cristiani sono chiamati a fare. L’amore di coppie gay e lesbiche impegnate in relazioni stabili dovrebbe essere benedetto dalla Chiesa e questi dovrebbero essere riconosciuti come buoni membri che partecipano alla Chiesa cattolica condividendo i molti loro doni gay e lesbici con il popolo di Dio. La Chiesa deve fare tutto il possibile per eliminare l’omofobia e ogni forma di discriminazione contro gay e lesbiche e accettare e celebrare la diversità nella Chiesa, in modo che gay e lesbiche siano finalmente liberi dall’oppressione e possano godere la liberazione della sessualità che Cristo reca al mondo.

Questa retorica ti suona familiare? Ti dà fastidio e ti fa arrabbiare sentirla dai cattolici e in TV? Spero proprio di sì. Ecco un esempio di idee simili espresse con un linguaggio cattolico, purtroppo raramente usato dagli stessi cattolici:

La sessualità è innanzitutto il sesso proprio di una persona e tutto ciò che è conforme a quel genere come componenti biologici, sociali, spirituali ed emotivi necessari per il dono di sé, la procreazione e l’unione dell’uomo e della donna. (SUVS n. 13) Ogni processo di maturazione della persona nella sessualità è diverso. (SUVS n. 65.1) Alcune persone provano un’attrazione sessuale non scelta, esclusiva o predominante verso membri del medesimo sesso (CCC 2357) Le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) o inclinazione omosessuale non possono essere identificate con un riferimento riduttivo alle loro attrazioni sessuali . La loro identità fondamentale è quella di essere una creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna. (HP n. 16) Ogni persona è chiamata ad accettare la sua identità sessuale come maschio o femmina, differenti e complementari, e di vivere castamente sviluppando il dono della sessualità maschile o femminile e l’integrazione della sessualità nel suo essere corporeo e spirituale, attraverso il lavoro lungo e impegnativo del dominio di sé (CCC 2333, 2337, 2339). Le persone con ASS sono chiamate alla castità, come lo sono tutte le persone, ed a raggiungere la perfezione cristiana attraverso i sacramenti e la Chiesa. Mentre l’omosessualità in sé è intrinsecamente disordinata, la persona umana non viene mai chiamato disordinata. Il rifiuto dell’omosessualità non è il rifiuto della persona, né è omofobia, ma piuttosto una reazione naturale a ciò che non è creato da Dio nella natura. Mentre la Chiesa riconosce le origini psicologiche dell’ASS, cause ormonali e genetiche rimangono affermazioni non comprovate (CCC 2357). Diversità e tolleranza non comprendono i comportamenti a cui nessuno ha un plausibile diritto così come per l’omosessualità (AC n. 7). La discriminazione verso gli omosessualisti non è sempre ingiusta. La Chiesa mostra la vera compassione di Cristo, quando sta dalla parte e soffre con coloro che sperimentano l’ASS, insegnando loro la castità e sostenendoli con buoni consigli, l’amore e l’inclusione conformemente alla loro chiamata battesimale, proteggendoli dai danni di coloro che cercano di portarli fuori strada a vivere assecondando le pulsioni sessuali. La Chiesa ha bisogno di buoni modelli di castità per condurre persone con ASS alla castità, in particolare contro coloro che rifiutano la predicazione della verità fatta dalla Chiesa. “Particolare attenzione dovranno quindi avere i Vescovi nella scelta dei ministri incaricati di questo delicato compito, in modo che essi, per la loro fedeltà al Magistero e per il loro elevato grado di maturità spirituale e psicologica, possano essere di reale aiuto alle persone omosessuali, per il conseguimento del loro bene integrale. Tali ministri respingeranno le opinioni teologiche che sono contrarie all’insegnamento della Chiesa e che quindi non possono servire da direttive in campo pastorale. Inoltre sarà conveniente promuovere appropriati programmi di catechesi, fondati sulla verità riguardante la sessualità umana, nella sua relazione con la vita della famiglia, così come è insegnata dalla Chiesa. Tali programmi forniscono infatti un ottimo contesto, all’interno del quale può essere trattata anche la questione dell’omosessualità. Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui si trovano persone omosessuali, nell’affrontare un problema che le tocca così profondamente. Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l’apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti.”. (HP n. 17)

È fondamentale utilizzare il linguaggio della Chiesa cattolica romana, parlando di Cristo e della sessualità, invece della lingua dell’“identità gay” o degli omosessualisti, se si vuole veramente aiutare uomini e donne ad avere una visione cattolica di ciò che significa essere umani. L’obiettivo di ogni cristiano è di essere trasformato in immagine di Gesù Cristo dallo Spirito Santo (CCC 1695), una conversione interiore dal male e dal peccato (CCC 1428), accettando la propria identità sessuale come maschio o femmina differente e complementare, governando le passioni mediante il dominio di se (CCC 2339), vivendo castamente ad imitazione di Gesù (CCC 2359). La proposta della Chiesa richiama la persona alla vita interiore in Cristo lontano da una riduttiva identificazione con un’identità gay o lesbica (HP n. 16), lontano dal tentativo di cambiare la Chiesa e la società perché accettino l’omosessualità come stile di vita alternativo (HP n. 3), lontano dalla ricerca di uno status speciale e di diritti in quanto gay o lesbiche (AC n. 13) e lontano dal cercare le colpe al di fuori di sé stesse. Spesso questo linguaggio è ignorato (HP n. 9) o decontestualizzato dalle persone formate all’identità gay in quanto il loro insegnamento si concentra al difuori di sé stesse: piuttosto che il rifiuto dello stile di vita che hanno scelto, un’asserita intolleranza della società, un’asserita mancanza di compassione e comprensione della Chiesa, la denuncia del rifiuto da parte della famiglia. Una risposta compassionevole, veramente cattolica, affronta l’ingiusta discriminazione, ma richiama la persona con attrazione per lo stesso sesso (ASS) a Cristo mediante la conversione interiore, l’istruzione e la formazione di un atteggiamento, comprensione e comportamento che non promuove l’omosessualità come un’opzione di vita (HP n. 3). “Dichiararsi” come “gay” o “lesbica” descrive una persona in modo riduttivo con riferimento alla sola sfera sessuale. Molti di coloro che lo fanno rifiutano anche l’insegnamento della Chiesa (AC n. 14). Un cattolico che dice: “Io sono una persona ed ho una certa attrazione per lo stesso sesso” indicherà sia la conoscenza di sé nella capacità di identificare una propria identità sessuale che la concezione di sé. L’opzione per l’identità sessuale è maschio o femmina e la concezione di sé per alcuni include l’ammissione delle attrazioni per lo stesso sesso. Il ministero pastorale per i cattolici con attrazione per lo stesso sesso (ASS), come per tutti gli altri cattolici, deve prevedere l’accoglienza fruttuosa alla chiamata di Gesù alla conversione (CCC 1428) e alla castità (CCC 2337). Questo di solito non è esattamente il programma o il desiderio di chi s’identifica come gay o lesbica. A causa dell’accoglienza negativa riservata dagli omosessualisti agli insegnamenti della Chiesa, alcuni membri del clero evitano di predicare la verità. Se noi clero parliamo di “persone con attrazione per lo stesso sesso” della “vocazione alla castità” della “chiamata” di Cristo alla “conversione e trasformazione”, “di accettare la propria identità come maschio o femmina differente e complementare”, allora siamo in grado di formare e informare le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) e le loro famiglie all’accettazione, alla verità ed all’amore. Uno dei maggiori ostacoli alla pace ed alla castità è il ritardo nell’accettazione dell’identità sessuale e la complementarità di maschio e femmina, dovuto all’acquisizione di una riduttiva identità come “gay”, “lesbica”, “omosessuale”. Questa identità “gay” è stato promossa nel corso degli ultimi 20 anni da parte di persone che hanno vissuto secondo il pensiero ed i comportamenti omosessuali. Il concetto d’identità “gay” è stata fatto proprio anche dal clero e dai laici cattolici come fosse una vera identità, in alcuni o tutti i seguenti modi: un’identificazione del sé, un dono dato da Dio, ordinato secondo natura, da accettare e vivere se si vuole trovare la pace, da diffondere per educare le altre persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) così che possano vivere pienamente la propria “vita gay” e cambino le leggi della società così che non sia più possibile criticare l’omosessualità, atti omogenitali compresi. Per le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS), l’apprendistato del dominio di sé – scegliere liberamente il bene della castità e i mezzi sicuri per il conseguimento di tale fine – richiede un’antropologia cattolica che accetti l’identità sessuale come maschio ordinato alla femmina e viceversa, nella differenza e nella complementarietà, pur riconoscendo che l’attrazione per lo stesso sesso (ASS) e le pulsioni possano inibire il pieno esercizio della natura sessuale. Alcune persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) giungono in Chiesa combattute, percepiscono dentro di se l’attrazione per lo stesso sesso (ASS), ma nelle loro anime sanno che questa non viene da Cristo. I comportamenti che si accompagnano a queste pulsioni possono includere il loro esercizio come forma di sollievo dallo stress causato dalle stesse. L’obiettivo di chi sperimenta questo conflitto è quello di cercare la pace per mezzo del dominio di sé. Alcune persone che si rivolgono alla Chiesa hanno alleviato la tensione del conflitto accettando un’identità “gay”. Anche se questo può, almeno temporaneamente, alleviare la tensione generata dal bisogno di un’identità, a sua volta questa identità genera altri conflitti: comportamento immorale, sentimenti di vittimizzazione da parte della Chiesa, la cui mancata accettazione provoca loro dolore, e a volte il rifiuto pubblico e politicizzato dell’insegnamento in materia di morale sessuale.

Nel suo sforzo per promuovere la verità e la pace di Cristo per l’umanità, la Chiesa si trova in conflitto con alcune persone che, identificate da certi comportamenti, possono essere descritte più accuratamente come omosessualisti. Gli omosessualisti sono costituiti da due gruppi di persone. Il primo gruppo è costituito di persone che praticano rapporti omosessuali con altri in risposta ad impulsi che promettono falsamente intimità, sollievo della tensione nelle aree della mascolinità o femminilità, la sicurezza di un amicizia duratura con un’altra persona dello stesso sesso, diritti civili per “gay” e “lesbiche” , il matrimonio e cerimonie di fidanzamento in Chiesa; usano il loro vocabolario particolare per promuovere questi comportamenti ed il loro programma, pretendono di parlare per tutte le persone che identificano come gay e lesbiche. Il secondo gruppo consiste di persone che non provano attrazione per lo stesso sesso (ASS), ma che affermano, contro la Chiesa, che quest’attrazione è normale ed incoraggiano le persone che la sperimentano a vivere la propria vita sessuale. Confuterò questo linguaggio usando il vocabolario cattolico classico rispetto a quello utilizzato dagli omosessualisti, dentro e fuori dalla Chiesa, per informavi sul progetto di Dio per la sessualità e lo sviluppo umano ed aiutarvi a tal fine.

Esempi di linguaggio

Religione: Viene descritta come un sistema di atteggiamenti, convinzioni e comportamenti in base ai quali ciascuno conduce la propria vita. Ogni religione ha una fonte e centro della fede, di ciò che è giusto e sbagliato e di come una persona regola il suo comportamento. Nella Chiesa cattolica, rivendichiamo una gerarchia delle verità che dipende dalla fede in Gesù Cristo come fonte e centro della verità. Per i luterani, per esempio, il principio da cui dipende la loro fede è la dottrina della giustificazione per mezzo della fede. Tutto ciò che Cristo ha detto è visto alla luce di questa affermazione. Per gli omosessualisti presenti nella Chiesa, l’accettazione come normale dell’omosessualità e della liceità degli atti omogenitali è il principio fondante della fede. Spesso è il fattore decisivo se si vuole rimanere o abbandonare la Chiesa, perché è stato erroneamente accettato come il nucleo della propria identità falsamente prospettata come immutabile, data da Dio e quindi da celebrarsi ed esprimersi. Nella religione degli omosessualisti, la persona umana deve giungere ad accettare la propria identità sessuale come gay, esprimerla sotto il profilo genitale per essere felice e completa. Per la Chiesa cattolica, il comportamento omosessuale rimane un offesa alla castità, nella migliore delle ipotesi un’inclinazione al peccato ed un peccato grave, se espresso. Ci troviamo quindi difronte ad uno scontro tra religioni, tra convinzioni fondamentali, una cristiana e l’altra no. Si tratta di una battaglia per le anime dei cattolici con attrazione per lo stesso sesso (ASS) cui viene insegnata una religione che non è la loro da alcuni che non credono in Dio, e da altri che lo fanno, ma il cui centro di verità è la propria esperienza ed opinione piuttosto che ciò che è stato rivelato ed è necessario per essere accettato nella fede. Questo sé come centro della verità è stato promosso nella nostra cultura americana per quasi 40 anni, come ha detto sopra Linda Nicolosi. Costituisce la sorgente di tutto il culto degli omosessualisti come lo è l’Eucaristia per noi cattolici che viviamo la fede. La fede è quel luogo dove incontriamo Dio per mezzo della Sua rivelazione e ci affidiamo a Lui, cioè Gli accordiamo un potere su di noi. Si situa tra la scienza, ciò che può essere conosciuto, documentato, provato e ripetuto attraverso la sperimentazione, e l’opinione, la memoria individuale della nostra esperienza personale basata esclusivamente su noi stessi. Nella religione cattolica, la persona umana deve accettare la propria identità di cristiano, vivere castamente secondo il suo stato di vita e continuare a cambiare e crescere ad immagine di Gesù sia come ricompensa che via alla vita eterna.

Sessualità: La Chiesa cattolica insegna che “la sessualità esercita un’influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell’unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l’affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l’attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri.” (CCC 2332) Insegna che lo scopo dell’espressione sessuale è la creazione di nuova vita e l’unione dell’uomo e della donna (CCC 2331). La sessualità deve essere coltivata in castità secondo il proprio stato di vita, sia la castità coniugale che la continenza. Questa è l’eterosessualità, il rapporto naturale di un sesso con l’altro nel progetto che Dio ha creato per l’umanità al fine della procreazione e dell’unione. Gli omosessualisti sostengono che la sessualità creata includa anche l’omosessualità. Le cose non stanno così: “La sessualità è ordinata all’amore coniugale dell’uomo e della donna. Nel matrimonio l’intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento.” (CCC 2360) “La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]” (CCC 2361) La sessualità è costituita dall’atteggiamento, la credenza ed il comportamento appropriati al proprio genere particolare e necessita di una guida ulteriore, rispetto all’esperienza individuale, perché si possa cogliere la verità divina sul maschile ed il femminile. La Chiesa è questa guida, assistita dallo Spirito Santo, che annuncia il Cristo vivente nella Scrittura e nella Tradizione.

Castità: “La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità, nella quale si manifesta l’appartenenza dell’uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna. La virtù della castità, quindi, comporta l’integrità della persona e l’integralità del dono.” (CCC 2337)

“La persona casta conserva l’integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei. Tale integrità assicura l’unità della persona e si oppone a ogni comportamento che la ferirebbe. Non tollera né doppiezza di vita, né doppiezza di linguaggio. [cfr. Matteo 5:37.]” (CCC 2338).

“La castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice. [Cf Sir 1,22] « La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna. Ma l’uomo ottiene tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù delle passioni, tende al suo fine con scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti» [Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 17]” (CCC 2339).

“Colui che vuole restare fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera. «La continenza in verità ci raccoglie e ci riconduce a quell’unità, che abbiamo perduto disperdendoci nel molteplice» [Sant’Agostino, Confessiones, 10, 29, 40: CCL 27, 176 (PL 32, 796)]” (CCC 2340)

“Il dominio di sé è un’opera di lungo respiro. Non lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte. Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita.[Cf Tt 2,1-6.] Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l’infanzia e l’adolescenza.” (CCC 2342)

“La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato. L’uomo virtuoso e casto «si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita» [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 34].” (CCC 2343)

“La castità rappresenta un impegno eminentemente personale; implica anche uno sforzo culturale, poiché «il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società [sono] tra loro interdipendenti». [Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 25] La castità suppone il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello di ricevere un’informazione ed un’educazione che rispettino le dimensioni morali e spirituali della vita umana.” (CCC 2344)

“Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è rivestito di Cristo, [Cf Gal 3,27] modello di ogni castità. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità.” (CCC 2348)

“La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi. [Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 11] Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza: «Ci sono tre forme della virtù di castità: quella degli sposi, quella della vedovanza, infine quella della verginità. Non lodiamo l’una escludendo le altre. […] Sotto questo aspetto, la disciplina della Chiesa è ricca». [Sant’Ambrogio, De viduis 23: Sancti Ambrosii Episcopi Mediolanensis opera, v. 141 (Milano-Roma 1989) p. 266 (PL 16, 241-242)] (CCC 2349)

Peccato: Gli omosessualisti, usando citazioni decontestualizzate, arrivano a sostenere che la Chiesa non insegnerebbe che l’omosessualità è peccato. Quando la Chiesa cattolica parla del peccato, lo fa con accezioni differenti. San Paolo utilizza la parola peccato per descrivere un potere che è più forte di lui in Romani 7:14 ss, dicendo che non fa quello che vuole fare ma ciò che lui non vuole fare e viceversa, che è il potere del peccato che sta operando in lui. Solitamente questa forza del peccato che è male, disordinata e non fa parte della creazione di Dio è descritta in tre modi. Il primo è l’iniquità, che è una distorsione, una specie di deformazione, come un albero nel deserto deformato e piegato dal forte vento e dal sole, con poca acqua, incapace di raggiungere la sua pienezza, come farebbe in una zona fertile. Le nostre passioni per ciò che è sbagliato e che ci spingono verso il peccato possono essere chiamate iniquità. Non incorriamo in alcuna colpa percependole. Così si può dire che i sentimenti omosessuali non sono peccato, nel senso che uno non incorre in alcuna colpa, semplicemente sentendo attrazioni per lo stesso sesso (ASS). Ma è necessario essere cauti e dare il giusto peso al potere che, in una particolare area, l’iniquità ha di tentare fortemente una persona ad abbandonare Dio e cedere a comportamenti inappropriati. Il senso classico del peccato usato nell’Antico Testamento è quello di mancare l’obiettivo, come una freccia che non colpisca il centro del bersaglio, come qualcuno che cerchi di seguire la legge di Dio ma non vi riesca per fragilità. In questo caso s’incorre nella colpa per non aver seguito le vie del Signore. Un terza forma di peccato, più potente e colpevole, è chiamata trasgressione ed è quando si sa che cosa è giusto e si disobbedisce comunque, per qualsiasi ragione. Perché vi sia peccato mortale, la materia deve essere grave, bisogno sapere (perché ce lo dice la Chiesa cattolica) che è mortale, e nonostante questo si deve scegliere di commetterlo. Gli omosessualisti dicono che gli atti omosessuali non sono peccati, ma normali e buoni. I peccati contro la castità sono: “… la masturbazione, la fornicazione, la pornografia e le pratiche omosessuali.” (CCC 2396) Nel Catechismo sono previsti anche lussuria, prostituzione e adulterio come “offese contro la castità”. La lussuria è un desiderio disordinato di piacere sessuale. Si tratta di un aumento della frequenza, della durata e dell’intensità di pensieri sessuali, eccitazione, ricordi, fantasie. Non è peccato quando queste esperienze si presentano senza essere state sollecitate. Diventano peccato quando ci s’intrattiene oltre l’esperienza iniziale. Una delle cause della lussuria è l’influenza sociale della sessualità, che non è sempre sana. La masturbazione è l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. Si tratta di una gravissima offesa contro la castità. Le sue conseguenze sono l’alienazione della persona dalla realtà della sessualità a favore di un nuovo mondo di atteggiamenti, convinzioni e comportamenti basati su di una vita di fantasia generata da questi stessi atti. L’adulterio è il sesso tra due persone delle quali almeno una è sposata. La fornicazione è un rapporto sessuale tra un uomo ed una donna non sposati. La sodomia o pratiche omosessuali sarebbe il termine corretto ad indicare i rapporti sessuali tra due persone dello stesso sesso.

Salvezza e redenzione: Queste due rivelazioni fondanti dell’opera di Gesù Cristo per il mondo intero fanno parte di quel vocabolario della Chiesa cattolica relativo all’omosessualità che non ci capita spesso di ascoltare anche in chiesa. Gesù Cristo, l’unico figlio di Dio, unico salvatore di tutto il mondo per tutti i tempi, ha dato la sua vita per redimere tutti gli uomini che si sono venduti al peccato per ignoranza, per debolezza o per qualsiasi altra ragione. Gesù ci salva dalla morte eterna del corpo con la promessa della risurrezione. Gesù ci salva dalla morte del nostro spirito perdonando i nostri peccati, rivelando ciò che il peccato e la morte sono e cosa sia la vita, e come la fede in Lui e la partecipazione alla sua vita per mezzo della Chiesa ci salvi. Redimere significa riacquistare una cosa per mezzo di un’altra. Gesù riacquista la nostra vita, rinunciando alla propria. Per coloro che si sono venduti all’omosessualità per mezzo di comportamenti o identificandocisi, Gesù è la risposta. Perdona i peccati del comportamento. Offre la vera identità della persona umana che è altro da una “identità gay.” Offre la possibilità di controllare i desideri omosessuali e la continua maturazione e sviluppo della nostra personalità e della nostra sessualità. Gesù salva e redime. La salvezza e la redenzione fanno riferimento al tema del cambiamento. I nostri atteggiamenti, convinzioni e comportamenti sono costantemente in formazione. Se facciamo nuove esperienze di bontà e di santità ogni giorno, ci mettiamo dietro le spalle le iniquità, le trasgressioni ed i peccati della nostra vita passata, questi avranno meno potere su di noi. Per tutti coloro che provano attrazione per lo stesso sesso (ASS), l’esperienza di essere accettati in chiesa per se stessi, come persone umane, con l’opportunità di partecipare al ministero per mezzo del sacramento della Penitenza, per le mancanze non solo verso la castità ma in tutti gli aspetti della vita, e per mezzo della preghiera e dell’Eucaristia di legarsi più profondamente a Cristo ed alla Chiesa, sovrapporrà nuove idee ed esperienze di sviluppo personale e sessuale a quelle precedenti, ai ricordi che non vanno mai via, ma sono sepolti sotto le nuove esperienze di bontà e hanno meno potere di manifestarsi.

Omosessualità: La Chiesa cattolica parla di omosessualità in molti sensi. Nel Catechismo (CCC 2357) dice che “l’omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrazione sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso” e prosegue dicendo che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”. [CDF, Persona humana, 8] Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Essi non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati. In AC n. 7 si parla di omosessualità “come comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto.” Gli omosessualisti non usano il termine omosessualità. Alla fine degli anni 1960 hanno coniato il termine “gay” in parte per rimuovere lo stigma scientifico e negativo che caratterizza l’omosessualità, cosa che sono riusciti a fare – aggiungo – con grande successo. Alcuni omosessualisti dicono che tutte le relazioni di una persona con attrazione per lo stesso sesso (ASS) sono relazioni omosessuali, anche se non c’è un coinvolgimento sessuale, perché l’omosessualità è parte della loro essenza più intima e conseguentemente tutti i rapporti di qualsiasi genere, genitali o no, per i “gay” sono relazioni omosessuali e sono buoni. Questo naturalmente è una sciocchezza. Alcune persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) sono così immerse nella e sopraffatte dalla loro sessualità da non relazionarsi con altri al di fuori di un contesto “gay”: amici, bar, siti web, eventi, feste, ecc. Questo non deve accadere e richiede certamente un cambiamento nella vita dei cristiani.

Identità sessuale: Gli omosessualisti affermano che l’identità sessuale è gay o etero, che è innata, normale, non può cambiare e deve essere espressa in modo genitale. La Chiesa cattolica insegna che l’identità sessuale è maschio o femmina, reciprocamente ordinati per i beni del matrimonio e della procreazione. La Chiesa insegna che ogni persona dovrebbe accettare la propria identità sessuale come maschio o femmina, coltivare la castità secondo il proprio stato di vita, sviluppare il dominio di sé sulle proprie passioni per vivere in accordo con la propria identità di figlio di Dio ed erede delle promesse della vita eterna. Non usare mai l’espressione gergale “gay” o “etero”.

ASS / gay e lesbica: Gli omosessualisti considerano tutti coloro che hanno avuto un qualche sentimento, pensiero o esperienza sessuale con una persona del proprio sesso come “gay” se maschio e come “lesbica” se femmina. Nel pensiero degli omosessualisti, questa tendenza è parte costitutiva dell’identità di una persona, immutabile, creata, buona, normale. Gli omosessualisti chiamano coloro che hanno una tendenza omosessuale “gay e lesbiche”, creando un nuovo tipo di persona. Gli omosessualisti definiscono e limitano le persone come “gay” o “lesbica” in base alla prevalenza dell’attrazione per lo stesso sesso. I sacerdoti insegnano che: “La Chiesa offre quel contesto del quale oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio quando rifiuta di considerare la persona puramente come un «eterosessuale» o un «omosessuale» e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale: essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna.” (HP n. 16). Nel linguaggio della Chiesa cattolica, inclinazione omosessuale è l’espressione usata più spesso nei documenti per fare riferimento a sentimenti sessuali per persone dello stesso sesso. Attrazioni per lo stesso sesso (ASS) è un’espressione che si è sviluppata di recente per descrivere più accuratamente i sentimenti sessuali che si distinguono dal nucleo centrale dell’identità della persona. Il nucleo centrale dell’identità di una persona è costituito da aspetti biologici, psicologici, spirituali, sociali, morali che si sviluppano ed hanno bisogno di nutrimento e non può essere riassunta ne definita in base ai sentimenti sessuali. Termini come “gay” o “lesbica” possono essere altrettanto discriminatori e marginalizzanti quanto la meschinità di termini come frocio, checca, finocchio tra gli altri. Il documento della Conferenza Episcopale Statunitense Always our children (n. 4) raccomanda, quando si parla in pubblico, di usare le parole omosessuale, gay e lesbica in modo onesto e corretto. L’unico modo onesto e corretto di utilizzare queste parole, gay e lesbica, è di evitarle a causa della loro calcolata ambiguità e della loro incoerente applicazione e significato.

Gli omosessualisti identificano tutte le persone con qualsiasi grado di esperienza di sentimenti o atti omogenitali come “gay” o “lesbiche”. La Chiesa rifiuta quest’affermazione: “Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo” (HP n. 9). Uomini e donne all’interno del movimento Courage rifiutano l’attività omogenitale e accolgono Cristo per vivere castamente. Gli omosessualisti affermano che l’attrazione per lo stesso sesso (ASS) è normale, permanente, che il cambiamento non è possibile e che a nessuno dovrebbe essere detto che può cambiare o che è necessario che si converta. La Chiesa chiama tutti alla castità nel loro stato di vita (CCC 2340, 2349), alla conversione (CCC 1848) ed afferma che la perfezione cristiana è possibile attraverso l’amicizia, la castità, i sacramenti (CCC 2359). Fa notare che, nonostante il rifiuto degli omosessualisti di astenersi dal praticare i loro desideri omosessuali, molte persone hanno approfondito la loro fede e non sono più dominate dall’attrazione per lo stesso sesso (ASS). (Mt 23:13 “chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.”).

Ignoranza invincibile soggettiva: La Chiesa cattolica ha la promessa di Gesù Cristo di non errare in materia di fede e di morale. Nonostante ciò, gli omosessualisti che hanno adottato profondamente l’identità gay hanno anche accettato l’eresia teologica del modernismo in cui si afferma che la Chiesa ha bisogno di cambiare ed aggiornarsi in base ai tempi. A volte la motivazione è da ricercarsi nell’orgoglio intellettuale che impedisce di sottomettersi alla Chiesa. Quando nessun argomento è in grado di convincere una persona della verità della Chiesa, si parla di ignoranza invincibile soggettiva, ignoranza significa mancanza di comprensione, invincibile significa che non può essere superata, soggettivo significa che è nella mente della persona. L’unico vantaggio di questo è una diminuzione di colpa nel peccato. Lo svantaggio è che la persona rimane nella condizione o stato di ignoranza e non sfrutta il potere della verità di Dio.

Vergogna e senso di colpa: Il senso di colpa è il sentimento che ci obbliga a sentirci in debito con qualcuno a causa di qualche malefatta. Le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) che compiono atti sessuali devono sentirsi in colpa, in queste occasioni, esattamente come chi pecca in altro modo, hanno violato l’alleanza con Dio, devono chiedere perdono a Lui ed alla Sua Chiesa ed avere un fermo proposito di correggersi. La vergogna è una specie di paura per cui qualcuno si sente meno di quanto dovrebbe agli occhi degli altri, a causa di qualcosa di male che ha fatto. Si dovrebbe provare vergogna quando si tradisce un patto. Non si dovrebbe provare vergogna, né essere biasimati per un qualsiasi ritardo nello sviluppo della sessualità, carattere o di altri tratti della personalità. Quindi una persona con attrazione per lo stesso sesso (ASS) che vive una vita casta non dovrebbe essere ne criticata ne emarginata da altri o considerata in alcun modo inferiore. I genitori con figli con attrazione per lo stesso sesso (ASS) ma che vivono castamente, hanno provato vergogna per le aspettative disattese, per l’innaturalità del disordine e per ciò che gli altri avrebbero potuto pensare di loro o dei loro figli. Se l’orgoglio in queste situazioni è certamente fuori luogo, c’è certamente bisogno di neutralità e comprensione. Spingere al matrimonio non è una soluzione, solo una paziente accettazione della realtà dello sviluppo sessuale personale, che può o non può cambiare, è una valida risposta alla propria o altrui esperienza di attrazione per lo stesso sesso (ASS). Neanche incitare all’adozione di una “identità gay” è una soluzione. Se una persona agisce le pulsioni, non dovrebbe essergli risparmiato il rimprovero per comportamenti a cui nessuno ha un qualsivoglia diritto, soprattutto quando è impenitente e si è auto-identificato come “gay”.

Orientamento sessuale è un espressione introdotta dagli omosessualisti per descrivere e definire qualcosa che va oltre i soli sentimenti sessuali. Mentre l’orientamento in senso stretto si riferisce ad una direzione, questa espressione è andata acquisendo gli attributi di creato, permanente, immutabile, buono, neutro, diritto di espressione ecc. La Chiesa cattolica usa il termine condizione omosessuale o inclinazione omosessuale nei documenti ufficiali per descrivere una condizione disordinata, un’inclinazione al male. È preferibile evitare questo termine popolare ed usare “attrazione sessuale” adottando così un linguaggio più propriamente cattolico per la salvezza delle anime.

Intrinsecamente disordinata è la qualità attribuita dalla Chiesa cattolica nei confronti dell’omosessualità in qualsiasi accezione la s’intenda. L’attrazione per persone dello stesso sesso è intrinsecamente disordinata. Intrinsecamente si riferisce a qualcosa di in sé e per sé, della sua natura. Disordinata significa che è fuori dell’ordine della creazione, non voluto da Dio per l’uomo. Poiché gli omosessualisti hanno acquisito una falsa identità “gay” o “lesbica” con i falsi attributi di creato, immutabile, ecc. ed hanno deciso che questo è ciò che essi “sono” invece di dire che “sentono” attrazione per lo stesso sesso, dicono che la Chiesa li chiama “persone disordinate”. Non lo fa. La Chiesa cattolica offre la sua verità riguardo all’identità umana. Nessuna persona è disordinata, ma lo sono piuttosto l’inclinazione o la condizione omosessuale di sentimenti, atti e simili. Si può “avere” un sentimento, pensiero, gesto, immagine di sé come parte di una condizione disordinata, ma la persona non e disordinata in sé e per sé (Basil Hume, Note on Church Teaching Concerning Homosexual People, 1995).

Oggettivamente disordinata: la Chiesa cattolica descrive gli atti omosessuali come oggettivamente disordinati. L’oggetto è quella cosa verso cui è diretta l’azione. Nel caso in cui l’oggetto siano gli atti omogenitali, questi non sono da considerarsi parte dell’ordine della creazione, mai ed in nessuno tempo. Quando qualcosa è soggettivamente disordinata la mancanza di ordine dipende dalla persona che compie l’atto. Ad esempio, rubare è sbagliato in generale. Rubare perché è l’unico modo per sfamare una famiglia affamata non sarebbe oggettivamente disordinato. Questo caso integrerebbe il significato del termine “oggettivamente immorale”, che p. Nugent ha cercato recentemente di usare al fine di evitare di assentire alle proposizioni della Chiesa. Se questo è linguaggio tecnico, finirebbe per implicare un certo grado di soggettività, cioè di “etica situazionale” nel caso dell’omosessualità. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha fermamente respinto la sua proposta di modifica che a volte consentirebbe alcuni atti omogenitali.

Omofobia: Una fobia è una paura irragionevole che limita la capacità di una persona di relazionarsi correttamente con gli altri o che la isola fortemente in situazioni sociali. Nel DSM della psichiatria, solo alcune fobie vengono prese in considerazione come oggetto di terapia. L’omofobia non è una di queste. Omofobia è una parola inventata dagli omosessualisti per definire come illecita qualsiasi opinione contraria all’omosessualità. Nella logica classica, questa tecnica è chiamata un abuso contro la persona, un errore logico utilizzato quando si ha difficoltà a dimostrare onestamente la propria opinione. Si tratta di uno strumento potente dal momento che attacca la paura umana basilare di fare del male a qualcun altro o essere visto come meno degno agli occhi degli altri. Il senso di sicurezza, per noi stessi e tra le persone che ci circondano, è un bisogno umano primario. Sicurezza include la libertà dalla paura di farsi del male o di essere leso, che qualcuno possa danneggiare la nostra idea di sé, che potremmo inavvertitamente o intenzionalmente ferire un altro, o causare a noi stessi un qualche danno con una parola o azione controproducente. Questa tecnica produce l’effetto di paralizzare e mettere a tacere le critiche, gli omosessualisti l’hanno usata molto bene con i vescovi, sacerdoti e la maggior parte degli americani in generale, dal momento che non vogliamo essere visti come predatori, paria, meschini, persone piene d’odio. La paura non serve, ciò che è necessario è la fiducia. Siamo chiamati a vivere la nuova alleanza ed invitare altri a viverla come Gesù ha comandato, non come loro vogliono viverla. Non abbiamo paura di essere chiamati intolleranti, omofobi, impietosi, discriminanti. Noi siamo cristiani. Siamo cattolici. La Chiesa cattolica insegna basandosi sulla scrittura che gli atti omogenitali sono peccaminosi e che la tendenza a questi è disordinata. È giusto temere le tendenze peccaminose e respingere i comportamenti e la loro promozione da parte di persone che insegnano il contrario. San Paolo ci dice di evitare discorsi sciocchi, allusivi e non lasciare che alcuna parola cattiva esca dalla nostra bocca. Bisogna evitare le occasioni prossime di peccato, anche se queste, a volte, sono persone.

Diritti Gay: Usando termini come persone gay e lesbiche, gli omosessualisti diffondono l’idea di un diverso tipo di soggetto giuridico fondato sull’omosessualità equiparandola alla razza, sesso, lingua, origine nazionale con diritti specifici, sostenendo che qualsiasi discriminazione in materia di pratiche sessuali o sentimenti è ingiusta. Si tratta di una tecnica che viene utilizzata per includere più persone nel numero di coloro che essi pretendono di rappresentare. La Chiesa cattolica insegna che “La «tendenza sessuale» non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo (cf. HP n. 3) e richiama una preoccupazione morale.” (AC n. 10) La Chiesa cattolica chiarisce che alcune persone provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso non per scelta propria. (CCC 2357-8) Questo rende la piena accettazione dell’identità sessuale più difficile, ma non impossibile perché niente è impossibile a Cristo. (Marco 9:23) Se è vero che non si sceglie l’attrazione per lo stesso sesso (ASS), si sceglie sempre di agire le pulsioni o di vivere la propria sessualità nella castità.

Discriminazione: la discriminazione è la capacità di scegliere ciò che è bene e di evitare ciò che è male. Il dizionario Webster definisce l’utilizzo classico della parola discriminazione come fare una distinzione <discriminare tra fonti storiche>, usare il buon senso per fare una differenza di trattamento o di favore su una base diversa dal merito individuale <discriminare a favore dei tuoi amici> <discriminare contro una certa nazionalità>. Negli anni del movimento dei diritti civili per la parità di trattamento in base alla razza, la parola discriminazione ha assunto un senso negativo venendo a significare sempre un trattamento ingiusto. Questo non è vero. Gli omosessualisti hanno adottato le tecniche del movimento per i diritti civili affermando che qualsiasi negazione del loro diritto di avere rapporti sessuali e che qualsiasi discriminazione nei loro confronti a causa della pratica o della promozione dell’omosessualità è una discriminazione ingiusta. La Chiesa cattolica dice che in taluni casi è giusta. “Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale (cf. n. 10). Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio” (AC n. 12)
“10. La «tendenza sessuale» non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo (HP n. 3) e richiama una preoccupazione morale.

“11. Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare. (AC n. 11) L’esempio dell’insegnamento dell’omosessualità nelle scuole e consultori in California.

“12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale (cf. n. 10). Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.

“13. Includere la «tendenza omosessuale» fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta «affirmative action» o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità (cf. n. 10) che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità. L’omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a un asserita discriminazione e così l’esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l’affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.

“14. La «tendenza sessuale» di una persona non è paragonabile alla razza, al sesso, all’età, ecc. anche per un’altra ragione che merita attenzione, oltre quella sopramenzionata. La tendenza sessuale di un individuo non è in genere nota ad altri a meno che egli identifichi pubblicamente se stesso come avente questa tendenza o almeno qualche comportamento esterno lo manifesti. Di regola, la maggioranza delle persone a tendenza omosessuale che cercano di condurre una vita casta non rende pubblica la sua tendenza sessuale. Di conseguenza il problema della discriminazione in termini di impiego, alloggio, ecc. normalmente non si pone.

“Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere «indifferente o addirittura buono» (cf. n. 3), e quindi degno di approvazione pubblica. È all’interno di questo gruppo di persone che si possono trovare più facilmente coloro che cercano dì «manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi Pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile» (cf. n. 9), coloro che usano la tattica di affermare con toni di protesta che «qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali… è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (cf. n. 9).

“Inoltre, vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.” (AC nn. 10-14 ss)

Gli omosessualisti affermano che ogni forma di discriminazione contro le persone che provano e praticano le pulsioni omogenitali sia ingiusta e che questa mancanza di accettazione da parte della società crei loro dei problemi. La Chiesa insegna che, mentre le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) devono essere accolte con rispetto, compassione e delicatezza, non ogni discriminazione è ingiusta, e che l’accettazione di alcune delle idee degli omosessualisti va contro la legge di Dio. (CCC 2358, AC nn. 4 e 11). La Chiesa afferma che il problema per le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) è l’interna passione disordinata che li spinge verso atti di grave depravazione e non il rifiuto della società (HP n. 3). Gli omosessualisti affermano che due persone dello stesso sesso possono formare una famiglia, sposarsi, avere figli e che gli dovrebbero essere garantiti benefici per promuovere questa unità. La Chiesa insegna che una famiglia inizia quando un uomo e una donna donandosi nel matrimonio sono aperti ai figli e che le famiglie hanno bisogno di protezione nei confronti dei gruppi di pressione che cercano di ridefinirne il concetto (Angelus 26 dicembre 1999).

Conversione: La Chiesa cattolica chiama tutti ad una continua conversione, una metanoia, guardare a Cristo voltando le spalle al male, al peccato, alla trasgressione, per uno sviluppo della vita interiore. Gli omosessualisti, in particolare quelli operanti nella Chiesa, negano che l’omosessualità richieda una conversione, ma che sia piuttosto la Chiesa cattolica a doversi convertire dalla discriminazione, dal pregiudizio e da un’errata interpretazione della Scrittura per quanto riguarda le questioni relative all’attrazione per lo stesso sesso (ASS). Gli omosessualisti insegnano che i desideri omosessuali sono creati e che le persone hanno diritto a rapporti omogenitali. La Chiesa cattolica chiama alla conversione proclamando la verità che nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto al comportamento omosessuale (AC 1992), e che gli atti omosessuali sono atti di grave depravazione (CCC 2357). Gli omosessualisti insegnano alle persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) a esprimerla sotto il profilo genitale, che non c’è speranza di sviluppo spirituale nella sessualità. La Chiesa insegna che: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.” (CCC 2359) Gli omosessualisti rifiutano ogni cambiamento per quanto riguarda se stessi. Insegnano invece che la Chiesa cambierà il suo insegnamento se gli omosessualisti s’impegnerano in un dialogo continuo. La Chiesa è cosciente di questi tentativi di pressione e insegna che: “la sua chiara posizione al riguardo, non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento.” (HP n. 9) Gli omosessualisti insegnano che l’omosessualità non può essere “curata”. La Chiesa cattolica insegna che l’omosessualità può essere sanata, che la sessualità ha una fine naturale di sviluppo e che coloro che hanno un appetito o una passione disordinata hanno bisogno di imparare a controllarla dapprima nel comportamento, poi nell’identità se le attrazioni si sviluppano verso il sesso opposto. La Chiesa cattolica non pretende che una persona cambi e arrivi all’attrazione eterosessuale al fine di raggiungere la santità, ma che cambi nei comportamenti e che le identità hanno bisogno e possono essere cambiate. Gli omosessualisti reinventano la verità e reinterpretano le scritture.

Ministeri pastorali per “gay e lesbiche”: I gruppi di omosessualisti si sono infiltrati nella Chiesa sotto forma di ministeri pastorali per “gay e lesbiche.” Il termine si riferisce al ministero di portare Cristo nella sua pienezza agli altri. Tuttavia, altri gruppi diversi da Courage tengono riunioni in cui non si parla mai di castità. Questi gruppi che si riuniscono nelle chiese e nelle diocesi non menzionano mai la castità, ma incoraggiano i diritti civili, parlano di diritti per gli omosessualisti nella Chiesa. In altre parole, non c’è ministero, ma piuttosto un movimento politico, dal momento che la verità di Cristo non viene predicata. I “ministeri” degli omosessualisti offrono supporto a chi ha attrazione per lo stesso sesso (ASS) al fine di praticare e promuovere atti, sentimenti, pensieri, azioni politiche e diritti omosessuali, con l’illusione che la Chiesa cambi, che l’attrazione per lo stesso sesso (ASS) sia normale ed immutabile, che non ci sia bisogno di convertirsi; promuovono l’attivismo politico per i matrimoni e le famiglie alternative, l’accettazione dell’attività omogenitale, anche in alcuni ministeri della Chiesa. La Chiesa “incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere, nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l’attività omosessuale è immorale. Un atteggiamento veramente pastorale comprenderà la necessità di evitare alle persone omosessuali le occasioni prossime di peccato.
“Vanno incoraggiati quei programmi in cui questi pericoli sono evitati. Ma occorre chiarire bene che ogni allontanamento dall’insegnamento della Chiesa, o il silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale, non è forma né di autentica attenzione né di valida pastorale. Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di cui hanno bisogno e diritto” (HP n. 15).

Inclusione ed accoglienza: Gli omosessualisti usano queste parole come punto di partenza per cominciare l’attività politica nella Chiesa sotto l’apparenza di solidarietà. Gli omosessualisti chiedono che tutti siano benvenuti, accolti ed accettati nella Chiesa per quello che sono. Gli omosessualisti dicono che “gay” e “lesbiche” cattolici hanno ricevuto questa identità da Dio, che dovrebbero essere accolti nella Chiesa come sono qualunque relazione abbiano scelto, sia vivere in relazioni monogame sessualmente attive che essere chiamati una famiglia con i relativi benefici, che ogni discriminazione nei loro confronti è ingiusta e deve essere eliminata e che la Chiesa dovrebbe sostenerli nel vivere la propria omosessualità. Gli omosessualisti dicono che insegnando la dottrina della Chiesa cattolica si offendono, emarginano e allontanano le persone “gay”. Forse hanno ragione, nel senso che se rifiutano la verità della Chiesa, verranno solo se la chiesa adotta la loro religione, il che significa che non vogliono la religione di Cristo e la Sua Chiesa. Gli omosessualisti possono dire di avere la propria religione in cui l’omosessualità è il valore più importante ed elevato, e se questo valore su cui si fonda la loro fede non viene accettato, allora rifiutano la Chiesa. La Chiesa cattolica insegna che sono i benvenuti e sono chiamati alla conversione dal peccato per crescere ad immagine di Cristo (CCC 1797, 1848). La Chiesa chiama tutti alla conversione in Cristo. La coscienza deve essere retta per giungere alla consapevolezza del male nella propria vita, per provare senso di colpa e vergogna per aver offeso Cristo con le proprie azioni prima che si possa entrare nell’ottica di una conversione. La Chiesa insegna che l’obiettivo di ogni cristiano è di essere trasformati ad immagine di Gesù Cristo dallo Spirito Santo (CCC 1695), una vita di conversione interiore dal male e dal peccato (CCC 1428), accettando la propria identità sessuale come maschio o femmina differenti e complementari, comandando alle proprie passioni col dominio di sé (CCC 2339), vivendo castamente per imitare Gesù (CCC 2359). La proposta della Chiesa richiama le persone ad una vita interiore in Cristo lontano da un’identificazione riduzionista con una identità gay o lesbica (HP n. 16), dal cambiare la Chiesa e la società perché accettino l’omosessualità come uno stile di vita alternativo (HP n. 3), dalla ricerca di uno status speciale e di diritti in quanto gay o lesbiche (AC n. 13) e dal cercare qualcuno da incolpare al di fuori di sé.

Coscienza: Gli omosessualisti affermano di avere diritto all’attività omogenitale basandosi sull’autorità suprema della coscienza, perché nessuno può agire contro la sua coscienza. La Chiesa cattolica chiarisce che la legge di Dio è inscritta nel cuore di ciascuno che deve obbedirvi per compiere il bene ed evitare il male (CCC 1777). San Tommaso d’Aquino descrive la coscienza come mettere la conoscenza in azione. L’etimo significa “con conoscenza.” La conoscenza viene da Cristo. Se si “sente” che qualcosa non è in accordo con la propria fede sebbene informati altrimenti dalla Chiesa, allora non si agisce con la conoscenza, ma piuttosto con la propria opinione o sentimento. Per esempio, chi sono io, un uomo di 49 anni, sacerdote, teologo con la mia conoscenza ed esperienza limitata per essere in disaccordo con il pensiero di Cristo, espresso nella Chiesa per 2000 anni, basandomi sulle mie sensazioni, convinzioni ed esperienze di vita? La coscienza può sbagliare. La coscienza deve essere informata e il giudizio morale illuminato con un impegno permanente (CCC 1783-4). Il rifiuto della dottrina e dell’autorità della Chiesa, e la mancanza di conversione può essere fonte di errori di giudizio. (CCC 1792) Mons. David Foley, vescovo di Birmingham (Alabama), ha parlato recentemente della coscienza nel programma The Catechism Explained su EWTN. Mons. Foley ha detto che quando arriviamo davanti al tribunale di Dio, quando veniamo accusati dei nostri peccati, se rispondiamo che nessuno ce lo ha detto, questo non sarà una difesa adeguata, perché Gesù ci ha informato attraverso la Sua Chiesa cattolica. Il fatto che abbiamo scelto di ignorarlo in favore delle nostre convinzioni e sentimenti non costituisce una mancanza di conoscenza, ma un rifiuto dopo aver ascoltato la verità. Il rifiuto della verità è un rifiuto di coscienza.

Tolleranza: È un aspetto dell’amore per cui trattiamo gli altri con dignità e rispetto quando il loro punto di vista è diverso dal nostro o quando lo sviluppo della loro vita può non essere ancora giunto a maturazione. Tolleriamo le differenze degli altri nella crescita religiosa, spirituale e morale. Non riconosciamo a tutti lo stesso valore. Per esempio, anche nell’ecumenismo e nelle relazioni interreligiose, concediamo rispetto per le opinioni, convinzioni, esperienze e tradizioni di fede altrui, ma non diciamo che sono sullo stesso livello di quelle della Chiesa cattolica. Con comportamenti oggettivamente disordinati come l’omosessualità e l’aborto, non li tolleriamo allo stesso modo. Lavoriamo per l’eliminazione e lo sradicamento di tali comportamenti, richiamando gli altri alla conversione. Non concediamo accettazione o approvazione a comportamenti per i quali non si ha alcun diritto. Come cattolici allora accettiamo le persone per dove sono nel loro percorso, ma sempre con l’obiettivo di andare oltre il peccato e l’iniquità in materia di omosessualità. Per aver cura sinceramente delle persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS), si deve promuovere una società che disincentivi il vivere comportamenti omogenitali e disincentivi la promozione dell’omosessualità come normale. Nel frattempo, accogliamo con favore le persone verso una vita di conversione nella Chiesa cattolica.

Emarginazione, oppressione, diversità, persecuzione, inclusione: Queste parole vengono spesso utilizzate dagli omosessualisti per descrivere i loro sentimenti ed esperienze al fine di giustificare gli atti omogenitali. Emarginazione significa stare da parte, nel margine per così dire, piuttosto che sulla parte principale della pagina. Non si è necessariamente messi lì da altri, ma si può scegliere di starvi compiendo azioni che gli altri non apprezzano ed hanno tutto il diritto di giudicare negativamente. Non dobbiamo giudicare positivamente i comportamenti e gli atteggiamenti degli omosessualisti semplicemente perché li sostengono facendosi scudo delle idee di tolleranza e diversità. La diversità si riferisce alla differenze create tra le persone come il sesso, la razza, la lingua, l’origine nazionale, ma non le pratiche omosessuali. Affermare che l’omosessualità è un modo diverso di essere significa riconoscere che Dio Creatore ha fatto le cose in questo modo; Non lo ha fatto. La base su cui misurare la diversità ci viene da Dio e dalla sua rivelazione. La diversità non include i comportamenti immorali. Abbiamo un diritto di rifiutare l’immoralità e di essere tuttavia diversi ed inclusivi. Inclusione non significa accettare ogni idea, convinzione e comportamento. Mentre diamo il benvenuto a tutti nella vita della Chiesa che è una vita di continua conversione dal peccato e dall’iniquità, abbiamo il diritto di escludere comportamenti che Dio ha rivelato non far parte della sua creazione. Solo perché qualcuno sostiene di essere stato offeso, non significa che egli sia stato offeso perché il suo punto di vista è stato respinto come immorale. La Chiesa non esclude nessuno. È un dato di fatto che quando qualcuno è scomunicato dalla Chiesa cattolica, è la persona stessa che si scomunica, anche se in rari casi, una comunicazione formale di scomunica è data dalla competente autorità ecclesiastica. Gli omosessualisti che sostengono di essere perseguitati non sono vittime quando il loro è un comportamento predatorio alla ricerca di un attività sessuale non casta con altri e conduce altri, a diversi stadi di sviluppo nella loro sessualità, ad una vita di immoralità sessuale. Tantomeno possono considerarsi vittime quando sono criticati per questo cattivo comportamento. Le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) sono veramente vittime quando sono etichettate dagli omosessualisti come “gay e lesbiche,” quando il comportamento degli omosessualisti pretende di rappresentare tutti coloro con attrazione per lo stesso sesso (ASS), quando le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) che mantengono la loro identità cristiana e rifiutano l’identità gay sono vilipese, emarginate o gli viene detto che non accettano il loro vero io. Le persone buone sono persone che discriminano, giudicano cosa è giusto e sbagliato non in base al parere degli altri ma in base alla rivelazione divina.

Matrimonio: La Chiesa cattolica indica il matrimonio come il sacramento, creato da Dio, di unione tra un uomo e una donna per la procreazione ed il sostegno reciproco. Gli omosessualisti sostengono che l’attività omogenitale è moralmente ammissibile tra due persone in un rapporto stabile e che dovrebbe essere permessa dalla Chiesa. Il Santo Padre ci ha messo più volte in guardia negli ultimi dieci anni nei confronti delle persone che cercano di ridefinire il matrimonio come una qualsiasi coppia che vive insieme praticando un qualsiasi tipo di comportamento sessuale e cercando di creare un unione di vita al di fuori del sacramento per dare un nuovo significato al termine “famiglia”.

“La famiglia è una comunità di amore e di vita, che si realizza quando un uomo e una donna si donano l’uno all’altra totalmente nel matrimonio, disposti ad accogliere il dono dei figli. Il fondamentale diritto alla vita inerisce all’uomo fin dal concepimento, e ciò appartiene all’essenza della legge naturale e alle tradizioni delle grandi religioni, come pure allo spirito dell’Articolo tre della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’unione tra madre e concepito e l’insostituibile funzione del padre richiedono che il figlio sia accolto in una famiglia che gli garantisca, per quanto possibile, la presenza di entrambi i genitori. Lo specifico contributo da loro offerto alla famiglia e, attraverso di essa, alla società, è degno della più alta considerazione. Oggi la famiglia necessita di una speciale tutela da parte dei pubblici poteri, che non di rado sono sottoposti alla pressione di gruppi interessati a far passare per diritto ciò che in realtà è frutto di mentalità individualistica e soggettivistica.”. (Angelus 26 dicembre 1999)

Compassione: La capacità di soffrire con un altro piuttosto che cercare di sminuire il suo dolore mediante razionalizzazioni o bugie perché non ci sentiamo a nostro agio con la sua sofferenza. La vera pace viene per mezzo di Cristo, non attraverso la negazione della verità. Gli omosessualisti trovano un certo sollievo nella loro lotta rivendicando un identità “gay” e diventando omosessualisti, la loro “pace” non è una pace spirituale, è piuttosto l’assenza della lotta contro il peccato. Si cullano in un falso senso di pace avendo deciso d’ignorare la lotta spirituale. Sono in “pace” con le loro emozioni, non con Dio. Tutto ciò che devono fare è voltare le spalle a Dio e credere di potersi reinventare la verità… dopo tutto è stato il primo e più duraturo peccato dell’umanità. La Chiesa cattolica è compassionevole quando ascolta i suoi figli, non maschera la loro ferita, ma cammina con loro confortando con comprensione e amore e correggendo quando necessario.

Amico / partner: Gli omosessualisti hanno adottato un nuovo termine per indicare l’amante che ora chiamano “partner”. Questo “partner” si può dire sia in una relazione che gli omosessualisti definiscono come “impegnata” per tentare di giustificarsi difronte a se stessi e agli altri, o per far sì che gli altri accettino l’attività omogenitale. L’unico rapporto in cui l’attività genitale è lecita per i cattolici ed i non cattolici è quello coniugale del matrimonio tra un uomo e una donna. Le persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) hanno bisogno d’amicizia. C.S. Lewis parla dell’amicizia come di quel tipo d’amore in cui due persone condividono una verità comune al difuori di sé, un amore che non è esclusivo in alcun modo, ma aperto ad altri che condividono quella stessa verità. Nella sua precisazione alla Lettera Homosexualitatis Problema del 1986, il cardinale d’Inghilterra Basil Hume ha osservato che solo perché due persone sono amici questo non deve necessariamente esprimersi sessualmente ed in via genitale. Una sintesi del suo articolo dovrebbe includere i seguenti punti:

1. Un’attrazione né omosessuale, né eterosessuale porta inevitabilmente all’attività sessuale.
2. L’attrazione omosessuale non è peccato. Gli atti omosessuali costituiscono peccato.
3. L’inclinazione verso gli atti omosessuali è disordinata (non è normale).
4. L’intera personalità ed il carattere delle persone con attrazione per lo stesso sesso (ASS) non sono disordinati.
5. L’amicizia è data da Dio; l’equazione coinvolgimento sessuale e amicizia è una distorsione. È un errore dire o pensare o presumere che, se due persone di sesso uguale o diverso intrattengono un’amicizia profonda e duratura allora ci deve essere un coinvolgimento sessuale.
6. L’amore tra due persone, sia dello stesso che di diverso sesso, deve essere rispettato. Amare significa avere accesso alla più grande esperienza umana quando pensiamo e agiamo come Dio vuole che facciamo.
7. La Chiesa non rifiuta le persone che non riescono a vivere ciò che insegna, ma nemmeno riconosce tra i diritti fondamentali un presunto diritto di fare ciò che è moralmente sbagliato.

Il CCC 2359 riassume il bisogno di amicizia dicendo “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.” L’amicizia disinteressata è quella aperta agli altri, non esclusiva e non caratterizzata da possessività, gelosia, intimità sessuale, dipendenza emotiva, ma sana, dove non si cerca di rivendicare la propria mascolinità o femminilità unendosi con una altra persona dello stesso sesso in uno di questi modi.

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Ora, quanti di voi sono cattolici gay o lesbiche? Quanti di voi hanno figli gay e lesbiche?

Il problema per la maggior parte di noi fedeli cattolici, clero e laici, è che la verità della Chiesa sulla sessualità e la crescita spirituale non è stata predicata da chi avrebbe dovuto farlo, soprattutto il clero, quello impegnato nei ministeri diocesani e nelle università cattoliche. Questa esposizione offre gli strumenti di un corretto linguaggio cattolico e di una vera compassione, per consentire alle persone che sperimentano attrazione per lo stesso sesso (ASS) di salvarsi dagli omosessualisti e giungere alla castità e alla sequela di Cristo in una Chiesa di membri imperfetti. Membri che soffrono nella verità affianco a loro nella lotta per la maturazione nella sessualità, offrendogli la possibilità di soffrire con il resto della Chiesa per le altre loro colpe. Usate il linguaggio e il pensiero della Chiesa, non quello degli omosessualisti. In questo modo possiamo dire la verità, offrire compassione, e iniziare a sanare questo aspetto del Corpo di Cristo, la Chiesa.

Riferimenti

CCC: Catechismo della Chiesa Cattolica.
SUVS: Pontificio Consiglio per la Famiglia Sessualità umana: verità e significato. Orientamenti educativi in famiglia (8 dicembre 1995).
AC: Congregazione per la Dottrina della Fede Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali (22 luglio 1992).
HP: Congregazione per la Dottrina della Fede Lettera Homosexualitatis problema a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali (1 ottobre 1986).

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