Come sconfiggere le quattro forme d’odio

 

“Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo” Ef 4,15

Fai attenzione

sconfiggere le quattro forme d'odioChi vuole avviare una discussione sull’omosessualità – sia egli membro o meno di Courage – dev’essere preparato. I toni possono subito inasprirsi, perfino tra soggetti che vanno sempre d’accordo fra loro – a meno che non si stabilisca l’obbligo di mantenere il rispetto reciproco, anche se non si condividono le opinioni dell’altro.

Quest’articolo intende mettere in luce alcuni aspetti personali da considerare mentre si è impegnati in una discussione sull’omosessualità. Tenendoli ben presente, sarà più facile accostarsi agli altri da una prospettiva di amore.

Trappole esplosive

L’argomento è così “esplosivo” perché sono in gioco principi morali che ci riguardano tutti nel profondo, ed è molto facile cadere in una trappola insidiosa, quella dettata dalla convinzione secondo cui:

 “se credi in qualcosa che io ritengo immorale, vuol dire che TU sei immorale”.

 In tal modo, la conversazione degenera subito in una raffica di insulti e provocazioni.

 Abbiamo sentito tutti le polemiche e le accuse “urlate” riportate dai media. L’odio che abbiamo assorbito è incredibile, ce ne rendiamo conto solo quando lo esterniamo: a quel punto, anziché esprimere diversi punti di vista, non facciamo altro che lanciarci insulti e offese, senza rispetto per l’altro. Non è sorprendente, allora, se la gente evita di parlare di omosessualità.

 Ma la questione è troppo importante perché possa essere trascurata. C’è un modo molto semplice per avviare un dialogo, senza offendere nessuno e lasciando all’altro la possibilità di ascoltare e imparare.

 Inizia col dire: “Facciamoci una promessa. A prescindere da quello che ci diremo, impegniamoci ad avere sempre rispetto l’uno per l’altro, anche se la pensiamo in modo diametralmente opposto”.

I vantaggi di questo patto

 1. Se sei una persona con tendenza omosessuale (non importa se intendi rivelarla o meno), potrai sentirti al sicuro in queste situazioni.

 2. Se sei un insegnante, un moderatore o un genitore, questo patto stabilisce le regole di base per trarre beneficio dal dibattito ed evitare scontri verbali troppo accesi.

 3. Se sei un religioso e ti trovi in un contesto dove i pareri sono discordi, questo patto ti sarà particolarmente necessario, dato che quando esprimerai le tue opinioni diverrai sicuramente impopolare.

 4. Se hai le idee confuse sull’argomento, avrai la possibilità di imparare cose che magari neanche conoscevi.

Quattro forme d’odio

 Se partecipi a una discussione più organizzata sull’omosessualità e vuoi approfondire questo tema, spesso frainteso, potrai arricchire il patto di reciproco rispetto iniziando ad esaminare le quattro forme d’odio che sicuramente emergeranno. Sarai preparato a gestirle in modo efficace e a mantenere la discussione su binari positivi.

1. Odio verso le persone con orientamento omosessuale

 Il maltrattamento riservato a una persona per la sua inclinazione sessuale assume molte forme, che vanno dal rifiuto sociale alle provocazioni, dagli insulti agli attacchi fisici veri e propri. Questa è discriminazione, un comportamento profondamente immorale. È il motivo per cui chi combatte contro i propri sentimenti omosessuali o vive l’omosessualità spesso si nasconde. Forse pensi che l’omosessualità sia una malattia: opinione da rispettare, ma che non deve servirti come scusa per umiliare una persona; anzi, è un motivo in più per essere positivo e accogliente. Da cattolico, potrai essere profondamente convinto che gli atti omosessuali siano immorali, ma questa convinzione non dev’essere un pretesto per svalutare la persona con cui non ti trovi d’accordo. Qualsiasi individuo omosessuale che incontrerai nella vita dovrà capire che lo rispetti e che ti preoccupi per lui. Puoi e devi ribadire la saggezza della dottrina della Chiesa sugli atti omosessuali, ma se vedi che un tuo amico viene denigrato come persona, devi prenderne le difese.

2. Odio verso la Chiesa e la sua dottrina

 Questa forma d’odio si manifesta così spesso, al punto che molti sacerdoti e religiosi quasi la giustificano, ritenendo che la Chiesa condanni ed escluda i soggetti di tendenza omosessuale. I giovani, in particolare, iniziano a credere che la Chiesa sia crudele, il che è particolarmente preoccupante perché finiscono per non fidarsi più della sua morale anche per altre questioni. Prima di tutto, la dottrina e la politica cattolica non condannano né escludono nessuno per la sua omosessualità. In secondo luogo, la Chiesa non fa distinzioni sui peccati sessuali: dice infatti che l’adulterio, la poligamia e ogni altra forma di attività sessuale condotta al di fuori del matrimonio fra un uomo e una donna è errata e dannosa. La Chiesa ha il compito di fungere da faro e portarci lontano dalle acque pericolose. La sua missione principale è accompagnarci verso la salvezza: infatti, guidando le persone alla castità, salva innumerevoli vite che altrimenti cadrebbero vittime dell’AIDS. La percentuale di fallimento dei preservativi (sia fra i “gay” che fra gli eterosessuali) nella prevenzione dell’AIDS è elevatissima. Di fronte a questi e tanti altri mali, la Chiesa non può tacere. È la carità a richiederlo.

3. Odio verso i propri sentimenti omosessuali

 Durante l’adolescenza, quando in una persona avvengono profondi cambiamenti, è possibile provare sentimenti omosessuali. Questo non viene mai ammesso, perché tanti rifiutano l’etichetta di “gay” o “lesbica”. Alcuni, quindi, entrano in una forma di panico silenzioso riguardo alla propria identità sessuale. Per assicurarsi di essere eterosessuali, respingono anche quelle forme assolutamente salutari di affetto verso amici dello stesso sesso; si tirano indietro, rifuggono i momenti d’intimità e confidenza con buoni amici e, così facendo, si privano di una dimensione importante dello sviluppo emotivo. A causa di questa paura, soprattutto i maschi rischiano di intrappolarsi in una forma rigida ed esagerata di mascolinità. L’odio verso il proprio bisogno di relazione maschile e femminile è un killer silenzioso che impedisce lo sviluppo di una sana identità sessuale. Tale paura dell’omosessualità si cela dietro il bisogno di alcuni giovani di distanziarsi dalle persone che si sono dichiarate apertamente “gay” o “lesbiche” e trattarle male. Quest’atteggiamento spietato può estendersi anche a soggetti non affatto omosessuali ma solo socialmente insicuri, che magari non rientrano nei canoni stereotipati di maschio o femmina.

4. Odio verso chi vuole liberarsi dall’omosessualità

 Alcuni hanno sentimenti omosessuali persistenti che vorrebbero tanto superare. Anche queste persone, così come i terapeuti e i sacerdoti che li assistono, subiscono continui maltrattamenti: disturbi e interruzioni durante gli incontri, accuse di fondamentalismo da parte dei media, minacce di morte al telefono. Ciononostante, alcuni riescono a uscire dall’omosessualità. É un lavoro difficile, le cui possibilità di successo sono maggiori se si è giovani, e anche in questo caso può richiedere diversi anni. Con una forte motivazione, un ottimo consulente e un solido sostegno (e spesso con tanta preghiera di guarigione), la probabilità di riuscita è di circa il 33%*. La gente ha tutto il diritto di cercare di recuperare la propria eterosessualità, se è questo ciò che vuole. Eppure anche tale desiderio attira un’enorme ostilità. I media, i consulenti scolastici, e perfino qualche sacerdote preferiscono non raccontare le storie di chi ce l’ha fatta e non indicare nessun nome a chi lo chiede. L’ostilità verso l’esistenza di persone che intraprendono questo cammino è la quarta forma d’odio da superare in ogni discussione.

(*33% per gli adulti, dato documentato da uno studio del 1997 della National Association for Research of Homosexuality).

 

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