Come sfuggire alla trappola del “coming out”

“La carità non sia ipocrita”, Romani 12,9

Un momento di sfida

Cosa dire se un amico o un familiare, qualcuno a te caro, decidesse di rivelarti il proprio orientamento sessuale? E se a fare coming out fosse un’altra persona, ad esempio un collega o un compagno di studi?

E come reagiresti se un altro, dopo che gli hai confidato di avere attrazione per lo stesso sesso, ti dicesse che anche tu dovresti “uscire allo scoperto”? Penseresti di fare come dice lui?

Quando Ellen, personaggio di telecommedie trasmesse dalla ABC, rivelò nel 1997 la sua inclinazione sessuale, gli americani ricevettero precise istruzioni sul comportamento da adottare: “rilassati, festeggia e soprattutto accetta”.

Ma le persone di fede potrebbero reagire ben diversamente se qualcuno a loro caro dichiarasse di essere omosessuale: “Rilassarmi?”….ma se le migliori ricerche dimostrano che metà dei “gay” attivi si prendono il virus dell’AIDS… Fare festa? Ma se le gioie della procreazione vengono messe da parte… Accettare? Ma se la tradizione cattolica dice che l’attività omogenitale è immorale…

Una trappola

Il coming out non è un semplice momento di apertura, come viene strombazzato dalla comunità gay, ma una trappola pericolosa che mette a rischio il rapporto tra la persona che si dichiara omosessuale e l’altra che riceve la notizia, in quanto:

1) la persona che si dichiara omosessuale si chiude in una vita talvolta condizionata da forme di dipendenza, spesso fatali, e comunque molto complicata;

2) le persone che ricevono la notizia sono di solito chiamate a scegliere fra il loro amico e i propri valori.

L’obiettivo di quest’articolo è aiutarti a uscire da questo schema ed offrire una risposta che sia al tempo stesso affettuosa e fedele, leale e saggia. Teniamo presente che in questa società sempre più secolare e anticristiana, è molto probabile che incontreremo, prima o poi nella vita, qualcuno che vorrà rivelarci la propria inclinazione sessuale. Quest’opuscolo intende aiutarti a rispondere con amore a chi ti rivelerà il proprio orientamento sessuale o ti chiederà di dichiararlo, e a presentare in modo sincero la saggezza della tradizione cristiana.

Letteratura sul coming out

Su quest’argomento è stato scritto molto. Il movimento pro-gay, infatti, prepara minuziosamente i giovani a questo passo, ritenuto un momento cruciale. Si tratta di un rito di passaggio ad un movimento grande, pieno di entusiasmo, in apparenza attraente; è così che si entra a far parte della comunità gay.

Chi si reca nella più grande libreria per gay e lesbiche di Boston può notare che la sezione più importante è dedicata a libri sul coming out: testimonianze, istruzioni, storia e forme dissidenti di teologia, tutte volte a dare insegnamenti e incoraggiamenti alle persone (specie ai giovani) con attrazione per lo stesso sesso. Il messaggio è: credi nella bontà e soprattutto nella permanenza di questi sentimenti e dichiarati “gay” o “lesbica” alle persone che contano nella tua vita.

Due opzioni opposte e negative

Tutti gli autori sull’argomento inducono la persona che si dichiara omosessuale a considerare solo due reazioni: il rifiuto o l’accettazione totale. Il soggetto, caricato e infervorato, vede solo bianco e nero, ed è molto difficile farlo ragionare. Riportiamo due casi che mostrano le reazioni avute, sia nell’immediato che nel lungo termine, da due giovani non omosessuali (divenuti poi membri attivi della Chiesa) in seguito al coming out di un amico.

Incontri che cambiano i valori

+++ Una ragazza, fresca di laurea conseguita presso una prestigiosa università cattolica, lavorava nella sua parrocchia come assistente per i giovani e non era disposta a presentare loro la dottrina della Chiesa sull’omosessualità e la chiamata alla castità. Pur essendo molto abile e premurosa nel suo lavoro, era bloccata dal senso di lealtà verso un amico universitario “gay”, al quale era stata vicino dopo che si era dichiarato omosessuale davanti agli studenti del campus.

+++ Un importante direttore di pastorale giovanile era molto interessato alle testimonianze di soggetti che, dopo un passato da attivi omosessuali, erano riusciti a ricuperare la propria eterosessualità al termine di un percorso di guarigione. Pur ritenendo autentiche tali testimonianze, preferiva non raccontarle ad altri colleghi sacerdoti, temendo di offendere un caro amico che anni prima gli aveva rivelato la proprio tendenza.

Queste due persone non hanno voluto diffondere un messaggio di verità e di bene ai giovani di cui erano responsabili solo per la paura di offendere i propri amici.

Il secondo fine del coming out

Il coming out è molto più che un passaggio al movimento omosessuale. Vi è infatti un secondo fine, ben esemplificato dai due assistenti giovanili suddetti: quello di cercare di convertire amici e familiari alla causa dei valori “gay”. Spesso il prezzo da pagare per il rifiuto di tali valori è la rottura dell’amicizia o dei rapporti famigliari – uno scotto molto alto, definito “ricatto emotivo” da diverse persone trovatesi di fronte a tale terribile alternativa di scelta.

Il coming out ha un duplice obiettivo:

1. identificazione socio-psicologica con la vita omosessuale, una sorta di auto-etichetta che in realtà blocca altre possibilità di crescita;

2. una sfida lanciata a chi mette in dubbio tale vita. La persona che lancia questa sfida assume un atteggiamento da vittima, mentre in realtà si pone decisamente all’offensiva. Il coming out è al tempo stesso un atto di debolezza e di aggressività.

Qual è quindi la risposta saggia che possiamo offrire?

Sempre e comunque, la nostra saggezza consiste nell’amare, ma questo richiede spesso grande coraggio. All’inizio, potremmo dire qualcosa del tipo:

“Ti ringrazio della sincerità. Di sicuro hai avuto molto coraggio a confidarmi queste cose. Sono contento della fiducia che hai su di me. Non voglio tagliare i ponti, ci tengo alla tua amicizia”.

La parte vulnerabile della rivelazione del tuo amico è autentica, quindi dovresti rispondergli ribadendo con forza e affetto che gli vuoi bene.

Oppure, se ti ha spinto a rivelare il tuo orientamento sessuale, potresti rispondergli così:

“Grazie per aver condiviso questi pensieri. Io preferisco non parlare con gli altri della mia vita privata. Voglio vivere in castità e non penso che rivelare la mia inclinazione sessuale possa aiutarmi in quest’intento”.

Si può fare qualcos’altro?

Certo. Anche tu hai un coming out da fare… come cattolico! Di sicuro, quando ti troverai a parlare nelle università e nelle scuole e ammetterai di credere alla dottrina morale della Chiesa sull’omosessualità, ti sentirai in posizione di debolezza. La citazione che segue, tratta da un articolo sulla propaganda dei valori gay, la dice lunga sui rischi dell’impresa:

“Potremo indebolire l’autorità morale delle chiese omofobiche se le facciamo apparire come ambienti isolati e antiquati, non al passo con i tempi e con le ultime scoperte della psicologia”. (“The Overhauling of Straight America” Erastes Pill & Marshall Kirk, Guide Magazine, 1987)

A distanza di diversi anni, quest’articolo si è rivelato profetico. Oggi, chi si schiera apertamente con la propria Chiesa, viene subito considerato “antiquato”, “non al passo coi tempi” e “omofobo”. Chi se la sentirebbe di sopportare tali provocazioni?

É un rischio, ma il tuo amico si è appena esposto rivelandoti qualcosa di molto personale. Anziché limitarti ad ascoltare senza fare nulla, dovresti anche tu accettare di correre lo stesso rischio. In questo modo faresti molto più bene ad entrambi, anche se potrebbero sorgere contrasti fra voi. Prega molto. Poi, scegliendo bene il luogo e l’ora, potresti dirgli:

“Saremo sempre amici, anche se ti dirò la verità? Rifiuterai la mia amicizia se la penso diversamente da te? Sappi che io confido in pieno nella saggezza della mia Chiesa. Possiamo parlare? Desidero essere aperto con te perché ci tengo a rimanere amici”.

Chiederai al tuo amico di mettere in dubbio una delle credenze più radicate nel movimento gay: che la Chiesa Cattolica sia omofoba. In proposito, potresti dire:

“La mia Chiesa è stata la prima ad aprire ospedali per le vittime di AIDS quando è scoppiata l’epidemia. Questa sarebbe omofobia?”

Probabile replica del tuo amico: “La Chiesa ha un solo modo per dimostrare amore verso di noi: dichiarare che l’omosessualità è una cosa buona e sana”. Al ché, potresti controbattere dicendo:

“É una cosa buona e sana se il 30 per cento dei ventenni omosessuali diventa sieropositivo prima di arrivare a 30 anni?* É amore incoraggiare un comportamento che può portare alla morte? Non è meglio per te se ti racconto di persone con tendenze omosessuali che hanno deciso di vivere in castità? Alcuni hanno perfino trovato una via per guarire dalle ferite responsabili della propria omosessualità. Con questa consapevolezza, almeno non avrai l’impressione di non avere scelta”.

(* Dato statistico tratto dalle pubblicazioni dell’American Psychiatric Association, menzionato dal Dr. Jeffrey Satinover in Homosexuality and the Politics of Truth, Baker Books, 1996).

I pro e i contro del dichiararsi cattolico

Se non esprimi con sincerità come la pensi, potresti venir meno ai tuoi valori, com’è accaduto ai due assistenti giovanili summenzionati. Finiresti per nascondere la verità sia al tuo amico che a te stesso.

Se esprimi con chiarezza le tue convinzioni, darai al tuo amico tante preziose informazioni non disponibili nella maggior parte degli ambienti gay. Magari potresti offrirgli un opuscolo di Courage. Non importa se non lo accetterà: questa manifestazione di affetto potrà introdurre una tensione salutare capace di rafforzare l’amicizia, rendendola più autentica. In caso di reazione adirata, lascia sempre la porta aperta e continua a pregare. Con Dio, tutto è possibile.

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