Omelia per la domenica di Pasqua 2011

di p. Paul Check

Luca_signorelli,_cappella_di_san_brizio,_resurrezione_dei_corpi_04[Dalla seconda lettura di oggi]: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù … non … quelle della terra” (Col 3:1,2).

 Uno dei miei più cari amici è morto poco più di due settimane fa, dopo una lunga e dura lotta con il cancro. Aveva 80 anni ed aveva vissuto una vita buona e intensa, come il mondo misura queste cose: successo nel lavoro, molti amici e conoscenti, influente in molte istituzioni ed iniziative, ben istruito e conoscitore del mondo, ricercato per il suo parere e così via … un’eredità da ammirare. L’ho conosciuto solo in tempi più recenti, l’ho incontrato proprio qui al convento dove un tempo frequentava la messa domenicale – da allora sono passati 12 anni – il cancro era già all’opera e la battaglia era incominciata.

Il mio amico era sempre stato un cattolico praticante. Ma nell’ultima parte della sua vita, forse anche a causa del cancro, ma non solo, la sua visione del mondo e più precisamente la concezione dello scopo della sua vita è cambiata, o meglio, è diventata più chiara, più ricca. Non stimava meno i suoi successi e le associazioni. Al contrario, egli ne era più grato perché ora vedeva queste cose in una luce diversa … la luce che l’eternità riflette sul qui e ora, sul presente che all’improvviso sembra così solido e reale, eppure allo stesso tempo scorre così veloce attraverso le nostre mani.

La fede cattolica non sminuisce la bontà di questo mondo. Nostro Signore è nato in una famiglia umana e vissuto gran parte della sua vita in circostanze nascoste e ordinarie; Egli guarì gli ammalati e pianse per la morte del suo amico Lazzaro, Egli compì il suo primo miracolo a un matrimonio, tra le altre cose, salva una famiglia dall’imbarazzo e dona l’approvazione divina alla festa umana. San Paolo, che ho citato poco fa, ha detto a uno dei suoi figli spirituali, san Timoteo, di smettere di bere solo acqua e di prendere un po’ di vino per la sua salute (1Tm 5,23). Anche se qualcuno può pensare o dire il contrario per fraintendimento o ignoranza, la Chiesa cattolica non ritiene che il sesso sia il parco giochi del diavolo.

Piuttosto, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura di oggi, san Paolo ricorda che per coloro che sono battezzati, la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ha cambiato ogni cosa, perché ora la morte è stata trasformata in vita. Egli scrive: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù … non quelle della terra.” In effetti, Paolo sta dicendo: i beni del mondo, anche se non sempre sono conseguiti facilmente, sono comunque facilmente apprezzati, dato che è nella nostra natura ricercarli: l’amicizia umana e l’amore; cibo e bevande … il piacere dei sensi, sotto qualsiasi forma, realizzazione personale e reputazione … non dobbiamo sforzarci a sviluppare un desiderio di queste cose, perché tale desiderio è naturale, cioè proprio della nostra umanità.

Eppure san Paolo ci ricorda che ci sono cose che non sono della natura, non di questo mondo, ma della sovra-natura, della grazia, che non sono riconoscibili ai sensi, ma che non sono meno reali, cose di cui siamo stati resi capaci in virtù del battesimo – la porta per la vita eterna – cose che dobbiamo cercare con molta fatica e perseveranza, per non perdere o rinunciare a loro … soprattutto perché la forza di attrazione del mondo è forte, immediata, senza fine. Quanto può essere facile rifiutare tali cose, sottovalutarle, anche deriderle … e seguire l’esempio, come scrive san Paolo altrove, di quelli la cui “sorte finale sarà la perdizione, [perché]  il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra” (Fil 3,19). Come è facile guardarsi intorno per essere rassicurati che il mondo ha ragione e la Chiesa torto, cercare di adattare Gesù Cristo al mio modo di pensare invece di permettere che Lui trasformi la mia mente ed il mio cuore … considerare la morte come definitiva, o almeno vivere in questo modo. Questo, miei cari, significa vivere senza speranza, se non nell’istante, nel presente. Questa è una tragedia.

“La nostra cittadinanza infatti è nei cieli” dice san Paolo “e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose”(Fil 3:20,21). Questo è il significato della domenica di Pasqua, perché è il significato della Risurrezione: il dogma centrale della nostra fede cattolica. La nostra cittadinanza è nei cieli.

Con la predicazione e l’esempio del suo maestro e buon pastore, Gesù Cristo, la fede cattolica illumina i figli di Dio (e Gesù non ci dice che se non diventiamo Suoi figli in spirito e verità, non entreremo nel regno dei cieli? [. cf Mt 18,3 e Gv 4,23]), con un messaggio semplice ma decisivo: la religione non è semplicemente una medicina per ciò che ci affligge, non è in primo luogo un rimedio per il male, non è qualcosa a cui ci appelliamo solo quando tutto il resto ha fallito … no.

Gesù ha detto: “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10) … ed Egli vuole che questa vita abbondante inizi ora attraverso la fede, la speranza e la carità. Così per Gesù, e quindi per i cristiani, se siamo veramente fedeli a Cristo, la nostra religione arricchisce, nobilita e dà senso alla vita, dà la speranza che la morte non è la fine, che i sensi non ci dicono tutto quello che c’è da conoscere della condizione umana … e che siamo in grado di trovare la pace e lo scopo in mezzo alle prove e i dolori che inevitabilmente ogni persona affronta … tale gioia, e non solo una fugace soddisfazione o piacere, può essere nostra quando abbracciamo i beni di questo mondo secondo la corretta misura, quando sono ordinati al vero e durevole bene del Paradiso, dell’eternità, della Risurrezione.

Al centro della nostra speranza e della promessa certa che il Vangelo offre all’anima fedele c’è il Cristo risorto, l’unico che mi può dire chi sono, perché sono qui, come posso trovare la gioia e che cosa accadrà quando morirò. Solo Gesù Cristo è la nostra vita.

Torno al mio amico solo per un momento. Che cosa è cambiato o è diventato più chiaro per lui con il passare del tempo, quando seppe che il cancro si sarebbe inevitabilmente diffuso e avrebbe reclamato la sua vita? Semplicemente questo: ha cominciato a pensare a se stesso sempre di più non come ad un abitante in questo mondo, ma come ad un cittadino del Cielo … e questo è il modo in cui ha vissuto: per Gesù Cristo. Questa convinzione insostituibile, questa saggezza, ha portato ad un maggiore dominio di sé, generosità e autodonazione, così è cresciuto nella carità e nella santità. Per lui, la risurrezione della carne non era qualcosa di nebuloso o vago nella sua mente e nel cuore, da commemorare una volta l’anno la domenica di Pasqua, ma una speranza sicura e certa che ha modellato la sua vita. “Vi ho detto queste cose”, ha detto Nostro Signore, “perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). Il mio amico conosceva questa gioia, la gioia pasquale e l’ha condiviso con me e con molti altri.

Oggi, il Cristo risorto ci invita a mettere da parte l’ambizione mondana, per evitare di investire aspettative indebite nel qui e ora, invece di conoscere e vedere noi stessi come Lui ci conosce e ci ama, e vivere sempre come cittadini del cielo.

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