Omelia per la domenica della Divina Misericordia (2011)

p. Paul Check

Giovanni-Paolo-II2Qual è la misura della grandezza in un uomo? Propongo questa domanda a voi, cari, in occasione della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, secondo tutti i punti di vista, una delle figure più importanti e influenti del XX secolo. Sono noti alcuni dei suoi successi: molti pensano che sia stato la figura chiave nella caduta del comunismo in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica, ha viaggiato molto e senza sosta in tutto il mondo per evangelizzare; ci ha dato il primo catechismo universale in quasi 500 anni, molti sacerdoti e religiosi attribuiscono la loro vocazione direttamente a lui … Questo è stato certamente vero per molti degli uomini con i quali ho studiato in seminario. Il suo impatto grazie a uno dei tre pontificati più lunghi della storia della Chiesa è stato e rimane enorme.

Ma la mia domanda è rivolta meno alle sue realizzazioni quanto al personaggio, verso ciò che ha reso Giovanni Paolo II un efficace strumento nelle mani della provvidenza. Per suggerire una risposta alla domanda del perché lui era un grande personaggio, mi riferisco a quella che penso sia stata la più grande enciclica di Papa Giovanni Paolo II (ne ha date alla Chiesa 14): Veritatis Splendor, lo splendore della verità. In questa enciclica, il Papa ha trattato della natura e portata della libertà umana, e ha ricordato alla Chiesa e al mondo che solo la verità può preservare la libertà … in caso contrario, il dono della nostra libertà è sfigurato e forse anche perso a causa dell’egoismo e dell’abuso di potere. Sappiamo che viviamo in quella che il più stretto collaboratore e successore di Giovanni Paolo II, Papa Benedetto, ha chiamato la “dittatura del relativismo”, che Giovanni Paolo II ha descritto come “sfiducia nella sapienza di Dio” (VS 84). Il problema della relativismo morale non è nuovo nella storia umana: Gesù stesso lo affrontò durante la sua passione. “Per questo io sono nato”, il Signore disse a Ponzio Pilato, “e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Il procuratore romano rispose con disinteresse quanto con malizia: “Che cos’è la verità?” (Gv 18:38).

In precedenza nel vangelo, Gesù ci aveva rassicurato: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). In altre parole, la verità su Dio e l’uomo può essere conosciuta in modo sicuro attraverso la fede e la ragione, e accogliere la verità favorisce il dono che noi tutti apprezziamo: la libertà di agire giustamente, di trasformare se stessi per mezzo di azioni morali e così crescere nella virtù, di rispondere all’amore con l’amore.

Nella enciclica Veritatis splendor, Papa Giovanni Paolo II ha scritto: “Cristo crocifisso rivela il senso autentico della libertà, lo vive in pienezza nel dono totale di sé e chiama i discepoli a prendere parte alla sua stessa libertà” (VS 85). Con il precetto e l’esempio, Gesù Cristo ci ha insegnato una semplice, anche se non meno profonda verità della nostra umanità: poiché siamo “fortunatamente incompleti”, secondo le parole di un saggio, siamo in grado di trovare uno scopo e la gioia in questa vita solo attraverso l’autodonazione. La ricetta del Vangelo per trovare la nostra strada in questo mondo è davvero molto semplice: scopriamo la nostra dignità di figli di Dio attraverso la rivelazione di Dio in Gesù Cristo, la grazia del mistero pasquale ci rende possibile vivere come figli e figlie fedeli del nostro Padre celeste, e la Croce di Cristo ispira il cuore umano a vette di generosità e di autodonazione sempre maggiori. Gesù Cristo ha vissuto una vita umana intensamente felice, perché ha fatto un’offerta completa e generosa della Sua vita a Suo Padre.

Non c’era egoismo in lui.

Ma noi sentiamo di noi stessi in modo diverso. Con grande umiltà, san Paolo scrive: “Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Rm 7:19). In altre parole, il peccato è il nemico della libertà, perché è l’opposto della verità. Gesù non ha chiamato Satana “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44)? La più grande menzogna del diavolo è stata quella ai nostri progenitori: “Sarete come Dio” (Gen 3,5), cioè l’uomo, senza riguardo per il suo Creatore, sarebbe stato [avrebbe tentare di essere] “principio assoluto di se stesso” (VS 86). Qui è l’origine di ogni peccato: mi faccio misura del bene e del male. Questo è il relativismo morale, verso cui tutti siamo vulnerabili in qualche forma … questa sfiducia nella bontà e sapienza di Dio. La sfiducia porta alla ribellione. Il “peccato che abita in me”, come scrive san Paolo (Rm 7:20), si rivela in egocentrismo e mancanza di rispetto per l’altro, un’apatia morale e spirituale nella ricerca della verità, una mancanza di volontà di fare sacrifici e di dare me stesso. Questi sono i nemici della libertà e quindi, i nemici della felicità umana.

Gesù Cristo ci mostra una strada diversa … anzi, la strada più nobile: “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Modellare la propria vita su quella del Maestro è l’obiettivo e il desiderio dell’anima tesa alla santità. Ora, con la cerimonia di beatificazione di oggi, la nostra madre Chiesa ci ha assicurato la santità, la fedeltà, e la virtù eroica di Papa Giovanni Paolo II, e ci raccomanda formalmente la sua vita come modello. La Chiesa conferma che ha vissuto ciò che insegnava in Veritatis Splendor: “l’intero senso della libertà [si trova ne]: il dono di sé nel servizio a Dio e ai fratelli” (VS 87) “ben volentieri mi prodigherò, anzi consumerò me stesso per le vostre anime”, scrive san Paolo ai Corinzi (II Cor 12,15). Giovanni Paolo II ha incarnato queste parole … ma non senza costi.

Gesù ha sofferto a causa della infedeltà di coloro che Egli aveva chiamato a sé, di quelli che erano i beneficiari della generosità di Dio, il Suo popolo eletto. È stato tradito da uno dei Suoi più stretti collaboratori. Nel vangelo di Matteo, nostro Signore profetizzò: “… e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa” (Mt 10:36). Fu così che il Salvatore andò al Calvario per mano dei Suoi.

“Il martirio è un segno preclaro della santità della Chiesa” (VS 93) ha scritto Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor. In un mondo decaduto, che sempre più fa eco alla voce di Pilato: “Che cos’è la verità?”, il vangelo chiede “una coerente testimonianza che tutti i cristiani devono esser pronti a dare ogni giorno, anche a costo di sofferenze e di gravi sacrifici”(VS 93). In un certo senso, non siamo sorpresi dalla resistenza del mondo alla luce della verità, anche se Gesù ci ha detto: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). Ma potremmo essere sorpresi, e anche costernati, come lo è stato il Signore stesso (cfr. Lc 19:41,41), da una vergognosa mancanza di fedeltà a Cristo da parte di coloro che sono uniti a Lui nel battesimo e nella cresima, con i voti del santo matrimonio, dalle promesse degli ordini sacri e dai voti della vita religiosa.

Come il Maestro, Papa Giovanni Paolo II ha sofferto perché la cultura moderna, in gran parte, preferisce le tenebre alla luce (cfr. Gv 3,19). Ma ha sofferto soprattutto per l’infedeltà, per il tradimento, all’interno della famiglia di Dio … e penso in particolare ai sacerdoti e religiosi che con grave immoralità o dissenso dall’insegnamento della Chiesa, causano grave scandalo e così feriscono la carità nel Corpo mistico.

Quindi, per tornare alla domanda da cui siamo partiti: Penso che la grandezza del Beato Giovanni Paolo II stia nella sua fedeltà al Signore in quello che potremmo chiamare “un martirio per la verità”. In ciò, egli dà un esempio che ciascuno di noi, per amore di Gesù Cristo, deve seguire: essere testimoni della verità fino alla sofferenza personale e al sacrificio.

Secondo la provvidenza di Dio, la beatificazione di Papa Giovanni Paolo cade nella seconda domenica di Pasqua, che lui ha designato come domenica della Divina Misericordia. Il vangelo di oggi racconta l’istituzione del sacramento della penitenza, attraverso il quale abbiamo accesso all’oceano di misericordia, che si trova nel Sacro Cuore di Gesù, per l’uomo caduto. In Veritatis Splendor, il santo Padre ha scritto: “Venuto non per giudicare ma per salvare (cf Gv 3,17), Egli [Gesù] fu certo intransigente con il male, ma misericordioso verso le persone” (VS 95).

Cari fratelli e sorelle in Cristo, oggi rendiamo grazie per la vita del Beato Papa Giovanni Paolo II, e per le grazie che la Chiesa ha ricevuto per mezzo delle sue mani e del suo cuore. Esaminiamo le nostre coscienze alla luce del suo esempio, per verificare la nostra carità e fedeltà e disponibilità a soffrire per Colui che è Verità e che ci ha promesso il Suo perdono dove siamo venuti meno.

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