Omelia domenicale – Beato John Henry Newman

di p. Paul Check

Dal Vangelo di oggi: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.” Nel Nome del Padre…

Cor ad cor loquitur. “Il cuore parla al cuore.” Spero che identifichiate questo come il motto del Beato John Henry Newman, che ieri, 9 ottobre, per la prima volta è stato festeggiato nel calendario liturgico della Chiesa. Papa Benedetto XVI, in un momento particolare del suo pontificato, durante la sua recente visita apostolica in Inghilterra, ha beatificato il cardinale Newman, e così facendo, il Santo Padre ha richiamato la nostra attenzione sulla vita e l’opera di uno dei più famosi convertiti della storia della fede cattolica… un uomo la cui mente filosofica e teologica è probabilmente senza pari negli ultimi secoli… forse ad eccezione di Benedetto XVI.

Il motto di Newman – il cuore parla al cuore – non proviene dalla Sacra Scrittura, ma trasmette sinteticamente e con grande intuizione l’opera della redenzione. “Non vi chiamo più servi,” ha detto Nostro Signore poco prima della Sua Passione “perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.” (Gv 15,15). L’unione nello Spirito Santo del cuore del Padre con il cuore del Figlio – la comunione d’amore che inadeguatamente descriviamo come “la Santissima Trinità” – quest’unione produce una sovrabbondanza di grazia e di carità che solleva l’uomo dal peccato e dal dolore, e lo pone in compagnia di Dio, in dialogo con Dio, dobbiamo solo consentirvi…

Questo, cari, è lo spirito della Chiesa, Sposa di Cristo, e lo spirito della liturgia offerta adesso in questo santuario, dove il cuore del Figlio parla al cuore di Suo Padre nella ri-presentazione di quell’unico sacrificio del Calvario in questa Messa… e siamo invitati a far parte di questo mistero… ad ascoltare e nella misura del possibile, a comprendere… ancora meglio, a credere, e poi a ricevere e ad essere trasformati dall’amore divino… quando il cuore parla al cuore.

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E tuttavia, questa trasformazione non capita spesso… o almeno non nella misura che l’amore divino desidera. “Vi ho detto queste cose”, disse Gesù prima della sua morte, “perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Gv 15,11) “Chiedete”, ha continuato, “e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.” (Gv 16,24) Siamo in grado di sentire, o dovremmo sentire, l’insistenza in queste parole, quella particolare insistenza che solo l’amore ammette, quando un cuore parla ad un altro cuore. Sappiamo che non c’è mancanza nel cuore di Cristo… dove potrebbe essere la mancanza nel nostro?

Il cardinale Newman aveva un fede profonda nella Divina Provvidenza. Egli credeva che Dio agisse efficacemente in questo mondo e fosse veramente presente nella vita delle persone… o per citare il mio amico, p. Cipolla, che nulla è fuori dalla portata della grazia. Nulla. Se solo potessimo vedere – con una visione soprannaturale – la mano di Dio, la vicinanza di Dio, e quindi misurare l’importanza degli eventi secondo l’eternità…

C’è un gruppo di persone speciali – l’uomo nel Vangelo di questa mattina che pregò il Signore di guarire suo figlio è una di loro – c’è un gruppo speciale di persone che capiscono Dio perché hanno fiducia in lui. Lasciatemi rileggere questo passo: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”. (Gv 04:50) Carissimi, non posso dirvi quasi niente di più importante di questo se sinceramente siete desiderosi di conoscere la gioia di Cristo, di compiacere il nostro Padre celeste, di vivere una vita santa: i veri amici di Dio hanno fiducia in Dio, perché sanno che Egli è buono… perché i loro cuori sono vicini al Suo.

“Và, tuo figlio vive” ha detto Gesù a quell’uomo. (Gv 4:50) Ecco una promessa divina, nella quale quell’uomo ha avuto fiducia, dal momento che il suo cuore era vicino al Sacro Cuore… ed è stato quindi trasformato da esso.

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Recentemente ho avuto occasione di visitare la mostra sulla vita della Beata Teresa di Calcutta al Knight’s of Columbus Museum di New Haven. Ve la raccomando, e ancora di più vi raccomando l’esempio di fede di uno dei migliori amici di Dio del nostro tempo. Qualcosa in particolare mi ha colpito e non la dimenticherò. In un luogo, il display raccontava la conversazione tra Nostro Signore e Madre Teresa durante la quale le chiese di iniziare quella grande opera nel mondo che sarebbero diventate le Missionarie della Carità. In quel momento Gesù le disse: “La paura mi ferisce”. Non è piacevole pensare che potremmo ferire il cuore di Dio… ma quando non ci fidiamo di lui, egli lo sente.

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Forse a volte esitiamo perché sappiamo di aver tradito il buon Dio. “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”, disse Pietro gettandosi alle ginocchia del Maestro. (Lc 5,8) Vi ricordate come il cuore di Cristo ha risposto così gentilmente a colui che esitava: “Non temere” (Lc 5,10), e Pietro non se ne andò … e nemmeno Gesù. I nostri peccati non possono competere con la carità del Salvatore.

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Forse la sofferenza indebolisce la nostra fiducia. Comprensibile… ma non è la sofferenza un invito a portare il sacrificio del Signore immediatamente davanti ai nostri occhi: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27:46) Quella voce ha innalzato al cielo in un istante tutto il dolore e lo smarrimento dell’umanità, raccolti nel Cuore del Redentore… e quella voce fu gentilmente e teneramente ascoltata. Come possiamo dubitare di trovare un rifugio sicuro e tranquillo nel petto di colui che ha dato tutto per noi?

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Il Beato Newman offre un’altra spiegazione per la nostra incostanza. Guardando chiaramente nel groviglio del cuore umano, ha ammonito: “Lo scopo della maggior parte degli uomini ritenuti coscienziosi e religiosi, o che vengono chiamati ‘d’onore’, uomini retti, non è, secondo ciò che appare, quello di piacere a Dio, ma di piacere a sé stessi, senza dispiacere a Lui”. Newman pensava che i fedeli che sul serio tendono alla santità sono generalmente pochi nella storia della Chiesa. Anche le persone buone – Newman dice “coscienziose e religiose” – cambiano la fiducia in se stessi con la fiducia in Cristo quando si tratta di giusto ordine della vita, cercando di provvedere per la propria felicità separatamente dalla generosità di Dio. A questo grave errore, Cristo risponde: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo Regno.” (Lc 12,32) e ci ricorda due versetti dopo, “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.” (Lc 12:34)

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Cari fratelli e sorelle in Cristo, il vostro cuore ed il mio sono, con le parole di un uomo saggio, “beatamente incompleti.” Siamo fatti per la comunione, ma nessun bene creato, nessun amore umano – non importa quanto nobile e puro – è in grado di soddisfare il desiderio infinito del cuore umano… solo il cuore di Dio può farlo.

Cor ad cor loquitur. Il cuore parla al cuore. Il piano per la nostra redenzione è proprio questo, una comunicazione tra cuori: dal cuore del Padre, al cuore del Figlio, al cuore della Beata Vergine, ai nostri cuori… e indietro. Noi diciamo che la grazia costruisce sulla natura, quindi possiamo sempre rinnovare e approfondire la nostra fiducia nel Figlio rivolgendoci prima, in modo così umano, al Cuore Immacolato della Madre, nostra Madre Maria, il cui cuore batte in perfetta armonia con il buon Dio, dalla mangiatoia al Calvario, e ora nella gloria del Cielo.

Nel nome…

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