Omelia della domenica della Divina Misericordia

di p. Paul Check

Alcuni versetti della Sacra Scrittura sono misteriosi, persino paradossale, e quindi possono essere difficili da assimilare. La preghiera, la venerazione ed il pensiero della Chiesa, contribuiranno a illuminarci. Per esempio, quando Gesù grida dalla Croce, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46), che cosa significa? Il padre lo ha abbandonato? Come può Gesù, che è Dio, perdere la visione di Dio? Possiamo arrivare a comprendere che questo grido rivela la piena solidarietà del nostro Salvatore con la condizione di un mondo decaduto – l’uomo senza Dio – ma non è meno misteriosa nonostante questo tentativo di coglierne il significato.

E questo versetto dalla lettera di San Paolo ai Colossesi potrebbe esserne un altro esempio, in cui scrive: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.” (Col 1:24) Perché San Paolo sembra suggerire che qualcosa “manchi” nella passione e nelle sofferenze di Cristo… e che solo lui può “completarla”? L’Apostolo non vuole dire che Gesù abbia lasciato incompiuta qualcosa, o che noi non siamo stati pienamente redenti, o che un essere umano possa aggiungere qualcosa al lavoro perfetto del Dio-Uomo.

Ciò che egli propone, in linguaggio poetico, è questo: Gesù Cristo ha vinto il peccato e la morte con la sua stessa Croce e Risurrezione… ma nel fare ciò, Egli non ha posto fine alla sofferenza di questa vita, come noi potremmo concepirla in base alla nostra esperienza umana. Al contrario, Cristo ha trasformato la sofferenza, le ha dato uno scopo, l’ha resa nobile… ed Egli ha lasciato alla sua Chiesa il compito di continuare la Sua opera di redenzione nel mondo, e in questo senso, perfezionarla, o portarla a compimento.

Vediamo se riesco a spiegarlo in un altro modo. Cristo ha istituito la Sua Santa Chiesa per portare la grazia e la misericordia, la verità e la pace di Dio a coloro che– come voi e me – altrimenti non avrebbero il vantaggio di godere della Sua presenza fisica e di sentire il suono della Sua voce, come coloro che lo hanno conosciuto e incontrato 2.000 anni fa. Nel Vangelo di oggi, Gesù afferma semplicemente che non siamo svantaggiati, quando dice: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.” (Gv 20,29) Queste parole erano destinate a noi, e intendono descriverci.

Ora, nelle questioni relative alla fede (il Credo che reciteremo fra poco), alla necessità ed al carattere essenziale dei Sacramenti (inclusa l’Eucaristia) e alla vita morale (i comandamenti che Gesù ci ha detto essere necessari per la gioia in questa vita e nella vita che viene)… in queste cose, la Chiesa parla con la voce e l’autorità di Cristo, come Egli ci ha detto in diverse occasioni (cf Mt 16,18; Lc 10:16; Gv 15,5), incluse le sue parole agli Apostoli nel Vangelo di oggi: “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.” (Gv 20,21)

Il Catechismo lo esprime in questo modo: “Da sempre la Chiesa ha tratto l’obbligo e la forza del suo slancio missionario dall’amore di Dio per tutti gli uomini… La salvezza si trova nella verità… la Chiesa, alla quale questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro.” (851)

Noi chiamiamo la Chiesa il “Corpo mistico di Cristo” e “la Sposa di Cristo”, ed entrambe sono buone espressioni per farci capire che la Chiesa – nella pienezza del termine – è un essere vivente al quale veniamo uniti in virtù del nostro Battesimo. Il Battesimo ci incorpora nel corpo di Cristo (e questo è un motivo per cui il battesimo dei neonati non dovrebbero mai essere ritardato a favore di una riunione della famiglia, etc… non vogliamo privare il bambino della grazia di diventare un cristiano più di quanto sia assolutamente necessario… e in molti casi, nella mia esperienza, i ritardi – spesso mesi, talvolta anni – derivano da ragioni che non tengono conto del benessere spirituale dell’anima del bambino; una buona norma è circa due settimane dopo la nascita del bambino).

Così, seguendo il modello del Maestro, la Chiesa, come Suo corpo o sposa, deve sia trasmettere che vivere la pienezza del Vangelo… deve insegnare la verità e la verità di Cristo, così come Gesù stesso ha indicato la via stretta (cf Mt 7,13) verso il cielo con le Sue parole e il suo esempio. La presenza dello Spirito Santo nella Chiesa, come promesso dal Signore (Gv 14,16, 17, 26; Gv 16,13), rende possibile la sua fedeltà a Cristo in questioni connesse con il Credo, i Sacramenti e i Comandamenti… e la grazia dello Spirito Santo permette ad ognuno di noi di lottare per e vivere una vita santa.

Torniamo al versetto paradossale di San Paolo: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa.” Per aiutarci a comprendere meglio le parole di san Paolo di ispirazione divina, faccio nuovamente riferimento al Catechismo: “sotto l’influsso dello Spirito di Cristo, la Chiesa deve procedere per la stessa strada seguita da Cristo, la strada cioè della povertà, dell’obbedienza, del servizio e del sacrificio di se stesso, fino alla morte, da cui uscì vincitore con la sua risurrezione”. (852)

Essere fedeli a Cristo lo Sposo significa che la Sua Sposa, la Chiesa deve ri-presentare il Mistero Pasquale – la vita di salvezza, passione, morte e resurrezione di Nostro Signore – al mondo in due modi: 1. Vivendo questi misteri attraverso il calendario liturgico ogni anno (dall’Avvento alla festa di Cristo Re); con la sua vita sacramentale; e attraverso la sua predicazione della pienezza del Vangelo; 2. Nel suo stesso essere… la Chiesa come Corpo mistico e sposa di Cristo, deve ri-vivere nel proprio essere gli eventi della vita di Gesù … deve percorrere la via del Calvario e soffrire per Lui e con Lui, e per amore Suo.

A differenza del suo Maestro che era perfetto, la Chiesa deve essere sempre purificata, perché singolarmente i suoi membri sono sempre vulnerabili alla debolezza umana: egoismo, abbandono, malizia. Ancora una volta, permettetemi di citare il Catechismo:

Ma anche in questo nostro tempo sa bene la Chiesa «quanto distanti siano tra loro il messaggio ch’essa reca e l’umana debolezza di coloro cui è affidato il Vangelo». Solo applicandosi incessantemente «alla penitenza e al rinnovamento» e «camminando per l’angusta via della croce», il popolo di Dio può estendere il regno di Cristo. Infatti, «come Cristo ha compiuto la sua opera di redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza». (853)

Queste parole non scusano l’infedeltà di alcuni, incluso il grave tradimento di coloro ai quali è stato affidato il benessere spirituale degli innocenti e dei deboli. Gesù ha chiaramente mostrato la sua veemenza verso lo scandalo e il danno dei “piccoli”… che sarebbe “meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare” (Lc 17,2) piuttosto che ferire o ingannare alcuno. Questa ragionevole avvertenza è valida per tutti i cristiani, che possiamo fare attenzione a non contraddire mai con la parola e con l’esempio uno degli elementi del Vangelo… soprattutto, ai giorni nostri, gli insegnamenti morali della Chiesa riguardanti la virtù e la bellezza della castità, derisi da molti, compresi alcuni all’interno della Chiesa.

La Chiesa sta soffrendo adesso, e va detto che gran parte di questa sofferenza è derivata dalle mani di pastori che, ancora una volta, per negligenza o malizia, hanno fallito nel salvaguardare le anime preziose che sono sotto la loro cura. Preghiamo per la giustizia e la purificazione.

Ma non perdiamo la fede. Sappiamo che la fede della Chiesa è vera: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.” (Gv 20,29) La storia del Vangelo che conosciamo e in cui abbiamo fiducia non è stata purificata della debolezza umana, inclusa la debolezza degli Apostoli. Sappiamo che san Paolo aveva ragione: possiamo espiare il peccato, nostro e degli altri, portando la croce volontariamente e allegramente nella nostra normale e quotidiana vita cristiana… ri-presentando la Passione di Cristo, rafforzati dalla grazia dello Spirito Santo. Solo la croce di Cristo ci salverà.

Gesù disse ai Suoi discepoli che sarebbero stati perseguitati, come Lui era stato perseguitato. (Cf Mt 5:10-12, 10:22; Gv 15:18-21; Gv 16,33) Egli disse anche: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.” (Mt 5,44) E nel Giardino del Getsemani, Egli chiamò Giuda, “Amico” (Mt 26:50)… e parlava seriamente.

Oggi è la festa della Divina Misericordia. Vi raccomando di ricevere presto il sacramento della Penitenza per ottenere le speciali grazie che il Cuore misericordioso di Cristo ha in serbo per voi. Nel brano del Vangelo di oggi, per tre volte il Signore ha detto, “La pace sia con voi.” E così il Maestro vuole che tutti noi custodiamo, ora e sempre, la pace che il mondo non può dare o togliere. (Cf Gv 14,27)

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