Meditazione su “Ho sete”

di p. Paul Check

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “Ho sete”. (Gv 19,28)

Questa non è la prima volta che abbiamo sentito parlare della sete di Gesù. Ricordate il suo incontro con la Samaritana al pozzo, in un passo precedente del Vangelo di san Giovanni. Gesù le disse: “Dammi da bere” (Gv 4,7) e svela il mistero contenuto nelle sue parole, dicendo: “Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu avresti chiesto a Lui ed Egli ti avrebbe dato acqua viva.” (Gv 4,10)

Due esempi della sete di Cristo: nel primo è stanco per le sue fatiche, seduto ad un pozzo (cf. Gv 4,6) e ora, affranto per la Sua sofferenza sulla Croce… e in entrambi i casi, ha sete nello stesso senso: non per mancanza, ma per sovrabbondanza… un desiderio ardente di ricevere l’amore dei cuori umani e di riempirli mediante la carità divina.

Possiamo e dovremmo certamente capire che entrambi questi casi rivelano un vero bisogno del corpo… nel primo, dovuto alla stanchezza fisica del viaggio e dell’insegnamento… nel secondo, alla perdita di sangue. Infatti, è stato detto che la sete derivante dalla crocifissione è il dolore più intenso nella forma più atroce di morte.

Ma sappiamo anche che il Signore utilizza sempre ciò che è naturale per elevare il nostro sguardo al soprannaturale… dal sensibile o visibile a ciò che è nascosto e misterioso. In nessuna parte del Vangelo Gesù si lamenta del malessere fisico, e così le sue parole insistenti “Ho sete” trasmettono un invito spirituale, sublime, al quale dobbiamo rispondere… anzi, per il quale siamo creati. Con rispetto, possiamo dire che non è tanto la bocca del Signore ad essere asciutta, ma il Suo cuore.

In ebraico, la stessa parola significa sia “sete” che “anima”, così come il Salvatore del mondo anela ardentemente all’anima-acqua, all’amore, del Suo popolo… l’anima umana è creata per avere sete di Dio… anche Dio desidera profondamente l’amore dell’uomo.

Nei Salmi troviamo questi versi:

“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.” (Sal 42:1-2)

“O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, ha sete di te l’anima mia ; desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz’acqua.” (Sal 63:1)

“A te protendo le mie mani, sono davanti a te come terra assetata.” (Sal 143:6)

Nella pienezza della sua umanità, Gesù ha pregato con queste parole. Nella perfezione della Sua natura umana, Egli ci mostra chiaramente, inequivocabilmente, la ragione delle nostre vite: ricevere l’amore di Dio, e offrirGli il nostro amore, adesso e nell’eternità.

Ma nei Salmi ritroviamo anche questo: “quando avevo sete mi hanno dato aceto” (Sal 69:22) e così avvenne sul Calvario, come riportato da san Giovanni: “Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca… Gesù… preso l’aceto…” (Gv 19:29,30) L’aceto simboleggia il rifiuto dell’uomo verso Dio, il sapore amaro del peccato, che il Figlio di Dio ha dolorosamente accettato. Questa è la prova che il Signore non ci respinge neanche quando noi lo respingiamo.

Al pozzo in Samaria, Gesù disse: “ …ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.” (Gv 4,14)

… e poi nel tempio, come riportato sempre da san Giovanni: “Gesù, ritto in piedi, gridò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva’ ” (Gv 7,37)

Per sentire l’effetto delle parole di Gesù “Ho sete”, dobbiamo stare ai piedi della croce con la Madonna, san Giovanni Evangelista e S. Maria Maddalena. Queste tre figure restano al Calvario quando tutti sono fuggiti. Che cosa li teneva lì? La purezza del cuore. Solo nella misura in cui desideriamo e lavoriamo per raggiungere la purezza del cuore – amare il Signore nostro Dio con tutto il cuore, la mente, l’anima e la forza… e non avere dèi stranieri prima di Lui – solo allora sentiremo la voce di Gesù assetato del nostro amore.

Certamente, nel momento in cui parlava, Gesù aveva previsto tutte le scuse che gli sarebbero state opposte nel corso del tempo… tutta la nostra negligenza e la nostra malizia. Questa conoscenza deve aver acuito il Suo grido… il dolore di un amore non corrisposto. Sappiamo che, contro la volontà di Dio ed il nostro stesso bene, cerchiamo altrove soddisfazione ed affetto.

Ci manca una fiducia semplice in Dio… siamo troppo autosufficienti, troppo impressionati dei nostri stessi risultati… la nostra non è la “sete di giustizia” alla quale Gesù esorta nelle Beatitudini (Mt 5:6). Facciamo bene a richiamare alla mente le parole del profeta Geremia: “il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua.” (Ger 2,13)

Se vogliamo saziare la sete di Gesù sulla croce, dobbiamo pregare di avere un cuore puro per poter ascoltarLo e rispondere… per mettere da parte il peccato, per lottare contro l’egoismo e l’orgoglio.

Dio ha sete che noi possiamo avere sete di Lui. Se le ultime parole: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” rivelano la sofferenza dell’uomo senza Dio, queste parole – “Ho sete”- rivelano la sofferenza di Dio senza l’uomo. Ha sete per il nostro bene.

Madre Teresa: “Egli anela a te… Figli miei, dopo aver sperimentato la sete, l’amore di Gesù per voi, non avrete mai bisogno, non avrete più sete di queste cose che possono solo allontanarvi da Gesù, la vera Fonte vivente. Solo la sete di Gesù, sentendola, ascoltandola, rispondendovi con tutto il cuore, terrà vivo il vostro amore. Più vi avvicinate a Gesù e meglio conoscerete la Sua sete.”

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