Intervista di p. Paul Check al National Catholic Register – luglio 2014

Attrazione per lo stesso sesso e Chiesa Cattolica

Padre Paul Check, direttore esecutivo di Courage International, affronta l’argomento in una prospettiva cristiana, secondo l’autentica identità umana.

NCR

Un’intervista di THOMAS L. McDONALD 2014/07/17

©2014 National Catholic Register

L’attrazione per lo stesso sesso è diventato un argomento ineludibile nella società moderna – dagli sforzi politici e culturali per integrarla alle lotte per il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso e l’impiego nella Chiesa. Gli insegnamenti estremamente chiari, umani e razionali della Chiesa sulla sessualità umana non sono mai stati più necessari e mai più fraintesi e male interpretati. In particolare, la croce portata da coloro che hanno attrazione per lo stesso sesso e che vogliono vivere come fedeli cattolici è diventata più pesante da quando il soggetto impera nella cultura dominante.

Dal 2008, padre Paul Check è il direttore esecutivo di Courage International, un apostolato che offre sostegno alle persone che hanno attrazione per lo stesso sesso, ma vogliono vivere una vita casta secondo la dottrina cattolica. Prima di allora, era il cappellano Courage per la diocesi di Bridgeport, Connecticut.

Padre Check è entrato in seminario dopo nove anni trascorsi nei Marines ed è stato ordinato nel 1997. Ha un baccalaureato in sacra teologia presso l’Università Gregoriana e la licenza in sacra teologia (teologia morale) presso l’Università della Santa Croce di Roma; insegna teologia morale a seminaristi, diaconi, religiosi e religiose.
Ha parlato con il corrispondente del Register, Thomas L. McDonald, mentre si prepara alla Conferenza Courage 2014, che si terrà da giovedì a domenica a Villanova, Pa.

Lei ha lavorato con Courage a vario titolo per più di un decennio. Come è cambiato il vostro ministero in questo periodo?

Al difuori dell’Apostolato, e naturalmente nella cultura di massa, vi è stata una maggiore accettazione della vita omosessuale rispetto a quando ho iniziato. Alcuni segni sono evidenti nella legislazione civile e nei pronunciamenti della magistratura. La differenza appare chiaramente tra i più giovani, nella misura in cui credono di essere “gay o lesbica” o nella facile accettazione di quelle cosiddette identità sessuali.

I sondaggi tendono ad indicare che oggi anche i cattolici praticanti sono più tolleranti e considerano l’omosessualità come una variante normale della condizione umana. È più difficile per le persone dimostrare col loro modo di vivere e con quello che dicono che abbracciano l’insegnamento della Chiesa sulla questione dell’omosessualità, così come la legge morale naturale tradizionale. È più difficile dire, anche con un discorso garbato – tra amici, in una riunione di famiglia e anche in alcuni ambienti ecclesiastici – che si pensa che la vita omosessuale sia immorale e contraria alla Sacra Scrittura ed alla realizzazione umana.

All’interno dell’apostolato, siamo cresciuti notevolmente, e credo che sia una testimonianza della veridicità degli insegnamenti della Chiesa. Molte persone hanno vissuto in un modo per poi scoprire attraverso l’esperienza che la promessa [di felicità] non è stata soddisfatta, e hanno avuto un cambiamento di atteggiamento. Si sono rivolti alla Chiesa per trovare conferma di quello che avevano vissuto interiormente.

Un’altra novità è che ci sono membri di Courage che sono disposti a dare la loro testimonianza in pubblico. Molti membri sentono che è giunto il momento di dare testimonianza, con non poco costo o sacrificio, diventando pubblici. C’è una generosità e un coraggio in ciò che è ammirevole ed edificante. Abbiamo più membri che sentono come l’amore di Cristo li stia invitando in questa direzione. Sono i nostri migliori ambasciatori e gli insegnanti più persuasivi perché hanno dalla loro la credibilità del vissuto.

Il Sinodo sulla Famiglia si riunisce il prossimo autunno, l’attrazione per lo stesso sesso è uno degli argomenti affrontati nei documenti di lavoro sinodali. Come può la Chiesa fare un lavoro migliore nel ministero alle persone con attrazione per lo stesso sesso?

Buona parte del mio lavoro è quello di fare conferenze per i miei fratelli sacerdoti e ad altri gruppi che hanno [come parte dei loro ministeri] in qualche forma cura d’anime. Il mio obiettivo nel fare quelle conferenze è limitato e si riduce a due punti.

Il primo è che desidero condividere l’esperienza e la comprensione di questo problema che Courage ha maturato in oltre 30 anni, sia per quanto riguarda la riflessione sull’antropologia cristiana che per ciò che apprendiamo attraverso la cura pastorale: modi pratici, molto concreti per aiutare uomini e donne con attrazione dello stesso sesso a vivere castamente.

Il secondo obiettivo di tali incontri è di cercare di trasmettere un senso di fiducia che permetta di comprendere come ciò che la Chiesa insegna della virtù della castità è vero e conduce alla realizzazione personale, anche se è difficile da vivere e l’opinione pubblica è contraria. Una delle difficoltà che riscontriamo nel mondo ecclesiale è la questione se la castità sia o meno parte della Buona Novella. Desidero dare una risposta: “Sì! Ne è parte come lo sono la misericordia, la redenzione, la vita eterna, la fede, la speranza e la carità”.

Penso che molte persone, comprese le persone di Chiesa, intendano la castità prevalentemente in senso negativo: è una limitazione; è astinenza; è un modo di intendere ciò che non stai facendo. Naturalmente vi è anche quella componente, perché finché vi è una natura umana decaduta, ci sono cose che dobbiamo evitare. Ma gli elementi fondamentali della castità sono l’abnegazione e il dominio di sé che portano al dono di sé, e questo è ciò per cui la persona umana è fatta. Gaudium et Spes 24, dice che “l’uomo… non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.” Questo, naturalmente, è testimoniato dalla vita di Cristo nella Bibbia. Penso che ci sia una certa riluttanza a crederlo, proclamarlo e viverlo o ci sia una mancanza di fiducia che dovrebbe essere vissuto.

E poi, naturalmente, c’è tutta la questione della contraccezione, che ha reso tutto questo più difficile, perché tanti cattolici, tra cui, purtroppo, molti sacerdoti, si sono convinti che il sesso volutamente sterile promuova il bene umano. Ma non è così. Noi lo sappiamo attraverso la Rivelazione, la ragione e l’esperienza vissuta.

Una volta convinti che il sesso volutamente sterile all’interno del matrimonio è buono, allora il passo per l’unione tra persone dello stesso sesso è molto breve. Quello che fa la contraccezione è eliminare l’aspetto tipicamente maschile e femminile, la complementarità, del sesso. Una volta che si rinuncia a quel fondamento dal punto filosofico, si finisce dove siamo culturalmente. Alcune di queste idee si sono fatte strada nelle menti e nei cuori dei cattolici.

Se, per ipotesi, si potesse rivedere il Catechismo, sostituirebbe la frase “oggettivamente disordinata”, e se sì, con che cosa?

So che questa espressione può sembrare molto severa, e non solo per coloro che dissentono dalla dottrina della Chiesa o sono inclini al dissenso. Ci sono molte brave persone che dicono che questa frase è difficile. Certo, non è un giudizio morale ma antropologico, che significa che l’attrazione erotica per una persona dello stesso sesso non può mai essere soddisfatta in modo coerente con la natura. Questo è ciò che significa: che le persone sono in disarmonia con la loro natura.
Ma l’aspetto positivo di questa espressione è che è molto chiara, e se può suonare severa, la sua chiarezza ha condotto molte persone a una riflessione più profonda o più meditata su ciò che la Chiesa insegna e perché.
Finché stiamo attenti a fare la triplice distinzione proposta dal Catechismo [persona, inclinazione e attività], allora penso che possiamo usare quella frase. Ora, questo non vuol dire che deve essere utilizzata in ogni momento o dal pulpito la domenica, ma certamente ha il suo posto in un corso di antropologia cristiana o di etica.

Alcuni cattolici rifiutano l’appellativo “gay” a favore del più asettico “omosessuale”. C’è un problema di fondo con le persone che si identificano come “gay”?

Penso di sì, perché è una falsa identità. Penso che tenda a favorire la convinzione che tale identità sia neutra, buona o coerente con la natura umana. Penso che questo crei una difficoltà, perché le parole hanno un significato. Il linguaggio esprime una realtà.

La ragione per cui la Chiesa evita le espressioni “gay” o “lesbica” è molto semplice: tendono a ridurre la complessità e la ricchezza della persona umana ad un aspetto (che non sto assolutamente dicendo che non sia importante) della concezione di sé.

La questione è in realtà fondamentale: “Esiste qualcosa come un’identità gay?” E la Chiesa nella sua riflessione magisteriale a tal proposito, fondandosi sul diritto naturale, dice: “No”. Ci sono persone che provano un’attrazione erotica per lo stesso sesso, ma le categorie non sono né “gay” o “lesbica”, da un lato, né “etero” dall’altro.

Le categorie adeguate sono maschio e femmina. Abbiamo perso quel senso del discorso e dobbiamo fare il possibile per recuperarlo.

La categoria migliore è quella di relazione. Ecco come parlava Gesù: in termini di relazioni. Egli è il Figlio dell’Uomo, Figlio di Dio, Figlio di Maria, il Maestro. Questi sono termini che indicano una relazione. Noi sappiamo, perché siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, che siamo fatti per essere in relazione.

Il modo più autentico per descrivere noi stessi è ciò che siamo in relazione a Dio – figli e figlie di Dio – e poi chi siamo nelle nostre relazioni umane. Questo è un modo migliore, più accurato e preciso d’intendere la persona.

Da un anno a questa parte sentiamo ripetere le parole di Papa Francesco – “Chi sono io per giudicare?” – estrapolate dal contesto e opposte a chiunque parli del tradizionale insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Questo ha avuto qualche effetto sul vostro ministero?

Sebbene non pretenda di essere un interprete autentico delle parole del Papa, penso che siano state fonte di una confusione non voluta. Penso che le persone facciano una terribile ingiustizia a Francesco – sia se capiscono che lui è il Vicario di Cristo sulla terra o meno – quando gli mettono le parole in bocca o attribuiscono alle sue parole un significato che egli evidentemente non intende. Noi lo possiamo prendere alla lettera quando dice: “Io sono un figlio fedele della Chiesa” o quando fa riferimento al Catechismo sul tema dell’omosessualità, come ha fatto in quella stessa intervista. Può darsi il caso che il Papa voglia riformulare alcune cose che ha detto – come oratore pubblico, io lo faccio spesso! – ma non c’è nulla nelle sue osservazioni, che rappresenti una difficoltà per il lavoro di Courage o di qualsiasi altro apostolato.

Non molto tempo fa, ha detto molto chiaramente che un bambino ha diritto ad un padre e una madre, stava parlando quindi molto chiaramente del tema delle adozioni da parte di coppie omosessuali.

Mi piace il modo in cui Papa Francesco parla dell’importanza di stabilire rapporti con le persone per poter parlare con loro delle domande più profonde. L’esempio che io uso è Giovanni 4: la storia della donna al pozzo. Gesù stabilisce un rapporto con la donna a tal punto che, quando la conversazione è finita, lei va in città e lo dice alla gente. Questo è importante per noi come cristiani e come ambasciatori del Vangelo: di stabilire un terreno favorevole al dialogo.

Gesù ci mostra, in Giovanni 4, che cos’è la carità vera, e Francesco sta sostenendo questo perché possiamo comprenderlo ed imitarlo – soprattutto nelle questioni controverse. È una valida soluzione per sperare realisticamente di condividere la buona novella.

Puoi dirci qualcosa della prossima conferenza? Quali sono i temi che si prevede di affrontare, e come si traducono in un ministero più efficace per le persone omosessuali?

La conferenza è una meravigliosa espressione delle virtù teologali di fede, speranza e carità. Questo è il mio settimo anno come direttore. Vedere come molte persone lottino per essere fedeli a Cristo ed al Vangelo è stata per me una fonte di gioia e di grazia e di rassicurazione. Queste persone si riuniscono in uno spirito di comunione in Cristo, al fine di condividere esperienze ed incoraggiarsi l’un l’altro in un contesto speciale.

La messa è il momento centrale di ogni giornata, e il sacramento della penitenza ed altre espressioni di preghiera e devozione sono disponibili. Ci sono molte conferenze su argomenti diversi legati alla vita spirituale, così come affrontare questioni più pratiche su argomenti come la dipendenza sessuale o liberarsi dalla stretta della pornografia.

Le persone che partecipano sono principalmente i nostri membri, sia dell’Apostolato Courage che EnCourage, dedicato ad amici e familiari. Ma partecipano anche molti sacerdoti, per conoscere meglio l’insegnamento della Chiesa ed una coerente risposta sulla sessualità.

Ci sono anche persone impegnate nei consultori, donne provenienti da ordini religiosi e ordini laici, ministeri per la famiglia e altri. È una raffigurazione della Chiesa e della sua universalità, e penso che sia una particolare espressione della fiducia che queste persone hanno che ciò che la Chiesa insegna sia vero e porti alla realizzazione personale.

Thomas L. McDonald è un catechista della diocesi di Trenton, New Jersey.

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