Il vescovo Reig Pla presenta “Amare nella differenza”, la “questione omosessuale”

Il vescovo Reig Pla presenta “Amare nella differenza”, la “questione omosessuale”La presente pubblicazione, Amare nella differenza, è il risultato di un Simposio su La questione omosessuale organizzato a Roma, a settembre del 2008, dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia. Questo simposio, a cui ho avuto la felice opportunità di partecipare insieme ad alcuni dei miei collaboratori in questo campo, è stato realizzato accogliendo una esplicita richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Ora, nel presentare l’edizione spagnola, sento una gran gioia, poiché constato che la provvidenza di Dio si realizza nella storia. Il problema che ci impegna è globale, ma, di sicuro non vi è dubbio che la Spagna e l’America Latina, in particolare, abbiano bisogno di una grande luce per affrontare questo delicato tema. Fino a qualche anno fa, erano soprattutto alcuni adulti che soffrivano dolorosamente per le ferite in questa materia; oggi molti giovani, adolescenti e compresi bambini tra i cinque e i dodici anni sono vittime dello sconcerto diffuso – in modo pianificato e sistematico – nelle famiglie, nelle scuole, nei mezzi di comunicazione e, in generale, in tutto l’ambito pubblico; lo strumento per la suddetta distruzione è chiamato “ideologia di genere”. Quindi, offrire l’opportunità di leggere in spagnolo gli atti di questo simposio sarà di grande aiuto a tutti gli ispanofoni del mondo che desiderano aiutare o essere aiutati in questa materia. In ogni caso, su questo tema, come su molti altri, non dobbiamo essere ingenui, ci troviamo di fronte alla “ambizione distruttiva del piano di Dio”, “una mossa del padre della menzogna che pretende confondere e ingannare i figli di Dio”. Amando tutti, compresi quelli che ci considerano nemici, dobbiamo ricordare sempre che “La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” (Ef 6,12); da ciò l’importanza della preghiera e del primato della grazia.

 L’amore del Cristo infatti ci possiede (2 Cor 5,14)

In questo momento considero mio dovere principale come vescovo della Chiesa Cattolica, ricordare alcuni fondamenti generali e specifici riguardanti questo tema. Non partiamo da zero nello studiare e approfondire tale questione. Le Scritture, la Tradizione e il Magistero ci forniscono i mezzi per poter avanzare con sicurezza. Il rispetto di Dio e l’intangibile dignità dei suoi figli esigono mostrare la verità, nella carità, in tutto il suo splendore, senza ambiguità né restrizioni, senza occultare nulla. Con l’animo da buon samaritano, con l’olio della misericordia, tanto i pastori quanto i fedeli, desideriamo accogliere tutti nel rifugio della Chiesa, perché nessuno si senta escluso, poiché Gesù stesso “ha preso le nostre infermità” (Mt 8,17) e ha affermato: “io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17). Perciò, assistiti dalla grazia di Dio, e sempre con lo spirito di misericordia, ogni figlio fedele della Chiesa come “vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. È vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio”; “L’amore del Cristo infatti ci possiede” (2 Cor 5,14) nel dare una risposta buona e vera a tutti coloro che soffrono.

Fondamenti generali

Senza gli appropriati fondamenti generali e specifici riguardanti questo tema – che uniscono amore e verità – l’approfondimento in ciò che si riferisce all’attrazione affettivo-sessuale verso lo stesso sesso (A.S.S.) dai diversi campi della conoscenza (antropologia, filosofia, teologia, sociologia, diritto, politica, medicina, psicologia, psichiatria, spiritualità, etc.) è destinato a fallire, rischiando di provocare, inoltre, gravi errori dottrinali e pastorali con dolorose e deleterie conseguenze nelle persone concrete. Riguardo ai fondamenti generali bisogna sottolineare almeno tre di essi. Primo: mettere in evidenza l’unità sostanziale corpo-spirito. Non siamo solo corpo o solo spirito. Siamo uno spirito incarnato; il corpo non è una protesi della persona, è sacramento della persona, lo spirito è reso visibile dal corpo. Secondo: la differenza sessuale non è un accidente, è costitutiva della persona. Siamo persona-uomo o persona-donna per volontà di Dio, e da questa differenza siamo chiamati all’amore. Il nostro corpo ha una dimensione nuziale, è creato per il dono, per amare, e nell’ambito del matrimonio si manifesta l’amore nell’abbraccio coniugale aperto alla possibilità del dono di una nuova vita. Terzo: come conseguenza del peccato originale, tutti siamo vittime della concupiscenza, ovvero, di un’inclinazione verso il male che permane negli esseri umani anche dopo il battesimo; perciò, è necessaria la redenzione del cuore, la grazia di Gesù Cristo che ci rende capaci di amare e perdonare. Oltre all’unità nell’essere (persona), abbiamo bisogno dell’unità nell’operare (integrazione dei dinamismi fisici, psichici e spirituali).

Fondamenti specifici

Riguardo ai fondamenti più specifici, dobbiamo far presente, almeno, quindici affermazioni del Magistero de la Chiesa che, ineludibilmente devono guidare gli studi di approfondimento su tutto ciò che si riferisce all’attrazione sessuale verso lo stesso sesso.

1. Uomini e donne con attrazione sessuale verso lo stesso sesso “devono essere accolti con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358)

2. La particolare inclinazione della persona omosessuale, “benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali – Homosexualitatis problema, 1 ottobre 1986, n. 3)

3. Gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni,la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357)

4. Il significato morale del corpo e dei suoi comportamenti. “Una dottrina che dissoci l’atto morale dalle dimensioni corporee del suo esercizio è contraria agli insegnamenti della Sacra Scrittura e della Tradizione: tale dottrina fa rivivere, sotto forme nuove, alcuni vecchi errori sempre combattuti dalla Chiesa, in quanto riducono la persona umana a una libertà spirituale, puramente formale. Questa riduzione misconosce il significato morale del corpo e dei comportamenti che ad esso si riferiscono (cf. 1 Cor 6,19)”. “Infatti, corpo e anima sono indissociabili: nella persona, nell’agente volontario e nell’atto deliberato, essi stanno o si perdono insieme”. (EnciclicaVeritatis Splendor, 49.)

5. Sull’imputabilità. “L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1860)

6. C’è speranza, è possibile superarle difficoltà personali. “Certo, nell’azione pastorale, questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Dichiarazione Persona humana, su alcune questioni di etica sessuale, 29 dicembre 1975, n. 8)

7. I vescovi e le forme specializzate di cura pastorale con la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche. “I vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali – Homosexualitatis problema, 1 ottobre 1986, n. 17)

8. Importanza della individuazione anticipata. “I genitori, da parte loro, quando avvertissero nei figli, in età infantile o adolescenziale, l’apparire di tale tendenza o dei relativi comportamenti, si facciano aiutare da persone esperte e qualificate per portare tutto l’aiuto possibile”. (PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Documento Sessualità umana: verità e significato, Orientamenti educativi in famiglia, 8 dicembre 1995, n. 104)

9. Appropriata terapia. “Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”; “Sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana” (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2358-2359). “Molti casi, specialmente quando la pratica di atti omosessuali non si è strutturata, possono giovarsi positivamente di un’appropriata terapia”. (PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA Documento Sessualità umana: verità e significato, Orientamenti educativi in famiglia, 8 dicembre 1995, n. 104)

10. Su la non discriminazione. “La «tendenza sessuale» non costituisce una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non discriminazione. Diversamente da queste, la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo e richiama una preoccupazione morale”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, 23 luglio 1992, n10)

11. Sulle cosiddette “unioni di fatto” tra persone dello stesso sesso o sull’equiparazione legale con il matrimonio. “In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza”. “Nelle unioni omosessuali sono del tutto assenti quegli elementi biologici e antropologici del matrimonio e della famiglia che potrebbero fondare ragionevolmente il riconoscimento legale di tali unioni. Esse non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana. L’eventuale ricorso ai mezzi messi a loro disposizione dalle recenti scoperte nel campo della fecondazione artificiale, oltre ad implicare gravi mancanze di rispetto alla dignità umana, non muterebbe affatto questa loro inadeguatezza. Nelle unioni omosessuali è anche del tutto assente la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse infatti sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei sessi nel matrimonio e rimangono aperte alla trasmissione della vita”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 5, 7)

12. Sulla possibilità di adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. “Come dimostra l’esperienza, l’assenza della bipolarità sessuale crea ostacoli allo sviluppo normale dei bambini eventualmente inseriti all’interno di queste unioni. Ad essi manca l’esperienza della maternità o della paternità. Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale e si porrebbe in aperta contraddizione con il principio, riconosciuto anche dalla Convenzione internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini, secondo il quale l’interesse superiore da tutelare in ogni caso è quello del bambino, la parte più debole e indifesa”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 7)

13. Sul comportamento dei politici cattolici dinnanzi a legislazioni favorevoli alle unioni tra persone dello stesso sesso. “Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10)

14. Circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali. “La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate”. “Sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale”. (Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, 4 novembre 2005, n. 2-3) “L’ordinazione al diaconato o al presbiterato di uomini omosessuali o con tendenza omosessuale è assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa. Una persona omosessuale o con tendenza omosessuale non è, per tanto, idonea a ricevere il sacramento dell’Ordine sacro”. (Parere della CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO sull’ordinazione delle persone omosessuali, Prot. N. 886/02/0, 16 maggio 2002)

15. Sui gruppi di pressioni interni ed esterni alla Chiesa. “Oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un’ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo. I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente opposte all’insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi. Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione. È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l’omosessualità è almeno una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la pratica dell’omosessualità stia minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio, che vi è implicato. La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda del momento. Essa si preoccupa sinceramente anche dei molti che non si sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e di quelli che potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole propaganda. Essa è consapevole che l’opinione, secondo la quale l’attività omosessuale sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l’espressione sessuale dell’amore coniugale, ha un’incidenza diretta sulla concezione che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e li mette seriamente in pericolo”. (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali – Homosexualitatis problema, 1 ottobre 1986, nn. 8-9)

 Stabiliti alcuni dei principi generali, e particolari in questo caso che, come ho già spiegato, non devono essere elusi, voglio affrontare ora tre temi che mi sembrano importanti: la questione della terminologia; l’importanza della “appropriata terapia”; la cosiddetta “ideologia di genere” e le teorie “Queer” e “Cyborg”.

La terminologia

La parola “omosessualità” è già di per se contraddittoria nella sua etimologia. Il prefisso “omo” proviene dal greco antico “omos” (stesso), e “sessualità” dal latino “sexus-secare” (separazione). In altre parole, il concetto di sessualità parla di separazione, di differenza, non è conciliabile con ciò che si vuole esprimere attraverso il vocabolo “omosessualità”. Non vi è dubbio che i termini omosessuale, eterosessuale, bisessuale, transessuale, ecc., costituiscano un artificio della lingua, una costruzione politica, ideologica, che ha due obbiettivi, che certamente sono stati raggiunti: a) far credere alla popolazione e alla comunità scientifica che l’essere uomo non implica, come intrinseco a tale condizione, l’essere chiamato alla “complementarietà affettiva e sessuale” con la donna, e viceversa. L’idea che trasmettono questi termini è che l’attrazione sessuale verso l’altro sesso sia un “accidente” affettivo-sessuale che può accadere o no, a seconda dei casi; e certamente, tanto “naturale” quanto qualsiasi altra opzione; e b) l’altro obbiettivo è tentare di dare identità ontologica (con tutte le implicazioni antropologiche, filosofiche, sociali, giuridiche, mediche, incluse quelle teologico-spirituali che da esso deriverebbero) alle diverse esperienze personali (sentimenti, attrazioni sessuali di diversa indole, ecc.). Le evidenze scientifiche (genoma XY o XX) e antropologiche dimostrano che, rispetto al sesso, possiamo soltanto delineare come esistenti due identità: persona-uomo e persona-donna. Non esiste l’identità omosessuale, ne esiste qualsiasi altra identità delle cosiddette LGBTQIA o altre. In ogni caso, e sempre nel rispetto delle persone, si potranno dare un ampia gamma di esperienze personali, ma nient’altro. Siamo d’innanzi a un tranello del linguaggio che dobbiamo smascherare, poiché dall’ingegneria semantica sta avvenendo la decostruzione della persona e della civiltà. Sfortunatamente, la maggior parte delle strutture di potere nel mondo si sono messe al servizio di questo processo di demolizione che, in fondo, non è nuovo (cf. Rom 1,20-32). La prima decisione, di fronte a queste evidenze, deve essere smettere di utilizzare questi termini per quanto difficile ci risulti; esistono molteplici opzioni a seconda dei casi, naturalmente tutte esse devono essere scrupolosamente rispettose delle persone, ad esempio: invece del concetto “omosessuale” possiamo utilizzare l’espressione “persona (uomo o donna) con attrazione per lo stesso sesso (A.S.S.)” che non qualifica nessuno ma che descrive un’esperienza personale; invece del termine “transessuale”, possiamo utilizzare l’espressione “persona (uomo o donna) con riassegnazione legale del sesso”; invece di “atti omosessuali” l’espressione classica di “atti contro-natura”, ecc. Ovviamente bisogna evitare di aggiungere al concetto di uomo o al concetto di donna la qualifica “eterosessuale”, risulta ridondante e ingannevole, come abbiamo detto. Le battaglie della lingua si combattono su tutti i fronti decisivi per la continuità della nostra civiltà: la persona, l’inizio e la fine di una vita, il matrimonio, la famiglia e l’educazione. Bisogna stare allerta in tutti questi campi nei confronti della massiva manipolazione alla quale siamo sottomessi dalle lobbies e dalla maggior parte delle strutture di potere.

La questione della “appropriata terapia”

Sino ad oggi due sono state le risposte più comuni che, da istanze intra ecclesiali, si sono date a queste attrazioni sessuali. Prima: ciò che stabilisce il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2358-2359), come abbiamo ricordato precedentemente: “Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”. “Sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”. Seconda: nei casi di dissenso dottrinale si invitava la persona coinvolta ad “accettarsi” e ad abbandonarsi alle sue pulsioni, sollecitandolo a tentare di essere il meno promiscuo possibile. La prima delle risposte è l’unica pienamente conforme con la dignità della persona e il Magistero della Chiesa, è inevitabile, fondamentale, conditio sine qua non per progredire verso la verità e il bene; ma, sfortunatamente il vero significato della castità è stato, in certe occasioni, mutilato.

Come detto precedentemente, la particolare inclinazione della persona omosessuale è “oggettivamente disordinata”; per questo non basta  non usare della genitalità, è moralmente obbligatorio disporre tutti i mezzi legittimi per correggere tale inclinazione “oggettivamente disordinata”, d’altro canto faremmo passare per buona una gravissima vulnerabilità che per il bene della persona e di chi gli è vicino dobbiamo combattere. La castità, intesa come dominio di se stessi è virtù per imparare ad amare, attraversa tutte le dimensioni della persona (comprese l’inclinazione erotica, l’immaginazione, ecc.) perché la sessualità è costitutiva della persona. Se non fosse possibile reindirizzare la tendenza “oggettivamente disordinata” della A.S.S., la persona vedrebbe seriamente ostacolata la propria vocazione all’amore. Infatti non è difficile trovare persone sposate e sacerdoti con A.S.S., i quali ad un certo punto della propria vita sono stati invitati a scegliere, vivendo in una castità compresa erroneamente; nel tempo molti hanno iniziato a vivere una “doppia vita” con conseguenze distruttive per loro stessi e per chi gli è vicino. In particolare nel caso dei sacerdoti e religiosi questa cattiva prassi è stata una delle cause che ha provocato una delle maggiori crisi della Chiesa negli ultimi anni. Pertanto, per poter portare avanti, in modo completo, senza riduzionismi, ciò che è proposto dalla Chiesa nel Catechismo è necessario offrire e accettare una “appropriata terapia”. Quando parliamo di “appropriata terapia” ci riferiamo alla “terapia integrale” secondo l’ “antropologia adeguata” insegnata dal beato Giovanni Paolo II e che affronta tutti i dinamismi della persona (fisici, psichici e spirituali). Alla Chiesa, nella sua missione pastorale, competono specificatamente solo gli aspetti morali e spirituali nella sua azione, ovvero: accoglienza, accompagnamento e “terapia spirituale” in tutti i suoi aspetti (sacramenti, direzione spirituale, orientamento, ecc.). Gli altri aspetti sono competenza di medici, psicologi, e psichiatri a seconda della volontà degli interessati e il bene oggettivo della persona. Ma attenzione, questo non significa che la Chiesa non comprenda gli aspetti che riguardano il corpo e la psiche. Al contrario, da sempre la Chiesa ha favorito, nel limite delle sue possibilità che specialisti qualificati in ogni materia clinica si prendano cura di tutti coloro che lo richiedano liberamente, specialmente i più poveri e bisognosi; è ciò che viene fatto, ad esempio, negli ospedali cattolici di tutto il mondo o nei già citati Centri diocesani di orientamento familiare. Anche nelle loro università e negli altri istituti accademici, la Chiesa stimola gli scienziati ad investigare in tutti campi della scienza, compresi quelli della psichiatria e psicologia. Per questo, alle persone attratte dallo stesso sesso che liberamente lo sollecitino, la Chiesa offre nelle parrocchie assistenza spirituale da parte di sacerdoti e catechisti, ecc., e nei centri di orientamento familiare (COF) “terapia integrale”, ovvero una “terapia del cuore” che comprende l’assistenza spirituale e l’orientamento, e si procede a discrezione degli specialisti e con il consenso informato dei diretti interessati (se sono minori con il consenso dei loro genitori o tutori), a una terapia psicologica o/e psichiatrica. Questi “itinerari di libertà e speranza” permettono la maturazione affettivo-sessuale, nella mascolinità e femminilità, degli uomini e delle donne che li percorrono. L’esperienza dimostra che, senza dubbio, è possibile la speranza.

Per quanto riguarda gli aspetti giuridici – nell’ambito civile – della “terapia spirituale”, l’assistenza dei sacerdoti e catechisti alle persone con A.S.S. e l’accompagnamento dei consulenti non genera alcun problema, poiché protetti dal diritto alla libertà religiosa e di coscienza. Riguardo a medici, psichiatri, psicologi, ecc. che assistono le persone con A.S.S., la protezione morale del loro lavoro la offre – come per gli altri casi – la verità oggettiva spiegata dal Magistero della Chiesa; ma dispongono, secondo le norme civili, di protezione legale per fare il proprio lavoro in questo ambito? Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare un po’ di storia: le enormi pressioni della lobby gay, estranee ad ogni considerazione scientifica, ottennero che nel 1973 l’Associazione Americana di Psichiatria (APA) sopprimesse l’ “attrazione sessuale per lo stesso sesso” (A.S.S.) dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). Due anni dopo, l’Associazione Americana di Psicologia approvò anch’essa la soppressione. Successivamente, nel 1990, di nuovo la pressione della lobby gay e di molte altre istituzioni, propiziò che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dipendente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), escludesse l’A.S.S. dalla sua Classificazione Internazionale delle malattie (ICD). Detto questo, tutt’ora i professionisti della psichiatria e psicologia possono offrire legalmente il proprio aiuto alle persone con A.S.S. che liberamente lo richiedono con la copertura medico-legale che offre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella sua Classificazione Internazionale ICD-10 e in particolare nella sua sezione F66.1; in essa si descrive l’ “orientamento sessuale egodistonico” e si contempla la possibilità di “cercare un trattamento”. Occorre infine segnalare come, anche se con imprecisioni rilevanti e errori, alcuni documenti, poco diffusi, dell’ambito della lobby gay cominciano a riconoscere che è possibile un cambiamento e il diritto individuale di cambiare.

“L’ideologia di genere” e le teorie “Queer” e “Cyborg”

Come abbiamo già ricordato, il problema dell’attrazione sessuale verso lo stesso sesso non è nuovo. Invece, l’azione pianificata e sistematica per promuovere tutto ciò è più recente, anche se affonda le proprie radici in errori millenari. Si tratta della distruzione dell’antropologia cristiana, affinché da li tutto sia possibile. L’armatura argomentativa che sostiene questo processo di distruzione è chiamata “ideologia di genere”. Papa Benedetto XVI la descrive in questo modo: “Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim […] ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia […] giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo”.

Non è tutto, “l’ideologia di genere” si evolve con rapidità nel suo processo verso la totale decostruzione della persona, quindi esige la trasgressione permanente. In questo itinerario verso il nulla, si proclama che l’identità è variabile (a seconda del tempo, dello spazio, delle circostanze, ecc.): siamo dinnanzi alla “teoria queer” che pretende decostruire qualsiasi ordine “eteronormativo” e pertanto anche le “classiche” categorie LGBT. Si tratta di distruggere tutto. Si afferma che i modi o pratiche sessuali non possono essere sottomesse ad alcuna normativa. Inoltre, le pratiche sessuali trasgressive devono essere utilizzate come armi di potere politico. Più in là: la teoria “Cyborg” (organismo cibernetico, ibrido di macchina e organismo) propugna l’emancipazione del corpo, eliminare la natura, un postumanismo; nell’ambito della sessualità provocherebbe, minimo, una tragica spersonalizzazione e l’avvento di nuove, insospettabili e distruttive addizioni.

Conclusione

Dobbiamo ringraziare tutti coloro che sono coinvolti in questa edizione in lingua spagnola per il loro amore per chi soffre e il loro lavoro: la Congregazione per la Dottrina della Fede, il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia, gli autori e traduttori degli articoli e la casa editrice Biblioteca de Autores Cristianos (BAC) che si occupa della sua edizione e pubblicazione. A tutti: grazie infinite! Non siamo soli, è Cristo stesso che guida la sua Chiesa e difende i suoi figli, specialmente i più vulnerabili, i più deboli, coloro che più soffrono. Rivolgiamo a lui il nostro sguardo e chiediamo alla Santissima Vergine Maria e al suo sposo san Giuseppe che intercedano per il mondo e affidiamo loro i frutti che possano derivare dalla pubblicazione di questa edizione in spagnolo, affinché tutti ricevano da Gesù Cristo il dono di poter essere e amare secondo la sua volontà.

Juan Antonio Reig Pla, vescovo di Alcalà de Henares (Madrid)

Traduzione dallo spagnolo a cura di Courageitalia.it  (C) tutti i diritti riservati
Testo originale www.forumlibertas.com

This entry was posted in Senza categoria. Bookmark the permalink.

Comments are closed.