Courage e la Croce: Il problema dell’attrazione per lo stesso sesso

di p. Paul Check

L’Anno Paolino ha dato alla Chiesa l’opportunità di meditare sulla vita e l’opera di uno dei suoi più grandi santi. I frutti del lavoro apostolico di san Paolo sono abbastanza evidenti. Ma cosa ha reso questo uomo un così utile strumento nelle mani di Dio? Qual è stato il motivo della sua santità? In risposta, vorrei proporre un episodio riportato dallo stesso san Paolo verso la fine della sua seconda lettera ai Corinzi. Riferisce di essere stato disturbato da una “spina” e che ha pregato il Signore tre volte perché l’allontanasse. Non sappiamo che cosa fosse questa spina ed in vero non importa. Tuttavia, dall’urgenza della sua preghiera, possiamo supporre che la cosa fosse decisamente fastidiosa per Paolo. Forse credeva che avrebbe potuto essere un apostolo più efficace senza di essa.

“Le vostre vie non sono le mie vie” ha detto il Signore al profeta Isaia (55,8). Ora, Gesù specifica ulteriormente queste parole dell’antica alleanza a Paolo: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza.” (2 Cor 12,9). Io credo che il segreto della santità di san Paolo si trovi qui, in questa frase. Nel bel mezzo della sua sofferenza, san Paolo scopre ancor più la sapienza e la provvidenza di Dio. Dopo aver accolto l’ammonimento di Cristo, san Paolo scrive parole avvincenti di forza e di consolazione: “Quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10). Non c’era altra via alla santità secondo l’apostolo e non ce ne é altra per nessuno di noi.

Il Cardinale Newman ha detto che ci sarà sempre molto di più da imparare sulla Croce di Cristo portandola dietro di Lui, piuttosto che da brillanti considerazioni su di essa. La sposa di Gesù, la Chiesa, lo sa bene nel suo essere e attraverso l’esperienza vissuta dei suoi membri. Come la Croce ha unito il cielo e la terra, così Essa unisce i cuori umani al Sacro Cuore trafitto e ferito. La Chiesa offre, con l’amore di una madre, la grazia, la misericordia e la pace del suo Salvatore crocifisso e risorto ad un mondo decaduto e tormentato, per mezzo dei suoi sacramenti, del suo insegnamento e dei suoi apostolati. Uno di questi è l’apostolato Courage.

Courage è stato fondato a New York trenta anni fa circa per aiutare uomini e donne afflitti dalla spina dell’attrazione per lo stesso sesso (ASS). “EnCourage” è un ministero rivolto alle loro famiglie. Oggi questi ministeri sono internazionali e sono approvati dalla Santa Sede. I membri di Courage si sforzano di raggiungere non solo la castità esterna secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica, ma anche la castità interiore, o “la castità del cuore”, come il suo fondatore, Padre John Harvey, OSFS, dice spesso. La preghiera, la Messa e la confessione, l’amicizia cristiana ed il servizio agli altri sono i mezzi per raggiungere l’obiettivo. Inoltre, la paternità spirituale del sacerdote cappellano del locale gruppo di Courage può contribuire a risolvere una “ferita paterna”, in particolare nel cuore di un uomo. L’apostolato mira a promuovere amicizie caste tra i suoi membri. Courage vuole soprattutto aiutare gli uomini e le donne con ASS a diventare santi, aiutandoli a trovare la grazia di Dio nella ed attraverso la loro debolezza umana.

Naturalmente, gran parte del mondo non considera la condizione dell’omosessualità come una debolezza, per non parlare di una croce o una via alla santità. Emozioni e confusione rendono un dialogo su questo argomento difficile, anche doloroso. Dobbiamo anche dire che il giudizio aspro e la severità non sono il tono proprio del Vangelo. L’atteggiamento di tutti i discepoli del Maestro, quando si avvicina a questa domanda si trova nell’esempio di san Paolo in 2 Corinzi 12. L’umiltà, uno spirito docile, e la volontà di confidare nella provvidenza di Dio, disporre il cuore a trovare la forza nella debolezza ed accogliere caritatevolmente coloro che sono oppressi dalla debolezza. Nel tentativo di seguire l’esempio del Signore, Courage desidera sempre pensare in termini di singole persone e dei loro bisogni, a differenza dell’idea di omosessualità come questione culturale. San Paolo chiamerebbe questo rivestirsi del “pensiero di Cristo” (I Corinzi 2,16).

Il problema dell’attrazione per lo stesso sesso è spesso estenuante per coloro che lottano con esso e non è facilmente sconfitto. La vergogna, la solitudine e un senso di disperazione sono i nemici. Con generosa carità, il Catechismo della Chiesa cattolica riconosce che coloro che hanno tendenze omosessuali sono molti, e che questa inclinazione “costituisce per la maggior parte di loro una prova” (n. 2358). Spesso le persone con ASS lottano anche con la dipendenza sessuale, l’abuso di droga o alcol, la depressione, l’ansia o altre malattie mentali. Questo è vero anche nei luoghi in cui la promiscuità sessuale è largamente tollerata. Uomini e donne con ASS – forse fino al 40% di loro – potrebbero molto probabilmente essere stati vittime di abusi sessuali da bambini. (È bene tenerlo a mente se un giovane afferma di essere “gay”.) In molti casi, diranno che fin quanto possono ricordare “si sono sempre sentiti diversi” o che “non lo hanno scelto loro”. Ma san Paolo offre una via d’uscita: “noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio” (Rm 8,28). Tutto… ogni spina.

Continuiamo con un po’ di storia, una definizione dei termini e le origini della ASS, prima di passare agli aspetti morali. Il professore di lingua inglese R.V. Young, North Carolina State, sottolinea che solo dalla fine del XIX secolo la parola “omosessualità” è adottata come termine per descrivere la condizione permanente di un dato gruppo di persone, vale a dire, “gli omosessuali”. Nel linguaggio dei Greci e dei Romani e in quello della Sacra Scrittura, il vocabolario utilizzato discende invece dall’azione o dal comportamento. Young suggerisce che questa novità consente ai sostenitori della rivoluzione sessuale di controllare i termini del discorso sociale. Se è certamente vero che siamo trasformati dalle nostre azioni, dobbiamo anche convenire che l’identità di una persona non può essere ridotta al suo appetito sessuale.

La parola “omosessuale”, se usata come sostantivo è ambigua e quindi non funzionale alla discussione. Si riferisce a un’attrazione involontaria, ad un comportamento scelto o ad un insieme di convinzioni? Inoltre, le scienze psicologiche indicano che coloro che sono attratti da membri dello stesso sesso rappresentano una gamma molto differenziata quanto ad intensità dell’attrazione sessuale. L’apostolato Courage quindi, spinto dalla carità cristiana e dalla sana antropologia, utilizza l’espressione “uomini e donne, con attrazione per lo stesso sesso”.

Da dove viene l’espressione attrazione per lo stesso sesso? In primo luogo, nessuna prova scientifica stabilisce l’esistenza di un “gene gay”. Se ci fosse una spiegazione genetica, allora nel caso in cui un gemello identico avesse un’attrazione per lo stesso sesso, così sarebbe anche per l’altro. Si dà il caso che il verificarsi simultaneo di ASS nei gemelli di questo tipo (che hanno geni identici) è molto basso, forse del 10%. Oltre a ciò, i numerosi e ben documentati casi di cambiamento dell’attrazione sessuale tenderebbero anche a confutare l’esistenza di una causa genetica (e quindi immutabile) dell’ASS. Infine, come saggista e ricercatore Dale O’Leary ha osservato, l’attività dello stesso sesso è sempre sterile, e quindi non può essere considerata una variante neutra, nella popolazione umana.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma correttamente che l’ASS è «oggettivamente disordinata» (n. 2358). Queste parole possono allo stesso tempo turbare ed essere liberatorie. Turbano perché possono essere percepite come un giudizio morale della persona (cosa che non sono), in opposizione ad una valutazione della tendenza in relazione alla natura umana. Il desiderio di mentire è oggettivamente disordinato, come lo sono i desideri di rubare, imbrogliare e di fornicare. Quando queste tendenze sono agite, sono sempre contrarie al bene della persona in quanto riconoscibile per mezzo della “prima gratia”, la legge morale naturale che è inscritta nella mente e nel cuore di tutti (cfr Rm 2,15). Le parole del Catechismo sono liberatorie proprio per questo motivo. Qualcosa dentro la persona con ASS gli dice che questo desiderio non si accorda con la natura e la voce della Chiesa conferma il suo istinto.

Torniamo dunque alla questione dell’origine o della causa del problema. L’attrazione dello stesso sesso è un disturbo dello sviluppo che è sia curabile che prevenibile. Indica uno sviluppo incompleto della personalità dovuta verosimilmente alla concorrenza di fattori diversi: il carattere, l’ambiente, l’esperienza ed il libero arbitrio. In altre parole, siamo nati maschio o femmina, ma impariamo e cresciamo nella nostra mascolinità o femminilità attraverso la famiglia, gli amici, conoscenti ed altri aspetti della nostra storia personale e sociale. Ciò che conta in ogni caso è come la persona reagisce a questi fattori.

Alcune circostanze si ripetono quando si studiano i profili di molte persone con ASS: una famiglia divisa o litigiosa, l’allontanamento del bambino dal genitore dello stesso sesso (ad es. il ragazzo dal padre) o anche la percezione di uno straniamento, il fallimento di un bambino nell’integrazione con i coetanei dello stesso sesso (soprattutto per i ragazzi) e traumi sessuali. Ciò significa che l’ASS non è innanzitutto un problema sessuale ma piuttosto un sintomo od una componente di un problema precedente, cioè un deficit di identità di genere, riconducibile in gran parte a come ognuno reagisce alle situazioni di cui sopra. Qualcosa che avrebbe dovuto avvenire nello sviluppo del bambino non è accaduto. In particolare, il naturale desiderio di relazioni sane con persone dello stesso sesso è frustrato o insoddisfatto. Quando questo è unito ad altri fattori, in particolare un temperamento sensibile, il desiderio può diventare erotizzato.

Pertanto provare ASS o sentire di “essere diversi”, non importa da quanto tempo, non costituiscono la prova che qualcuno è “nato così”.

La consapevolezza di queste cose ci aiuta a identificare i bambini che potrebbero essere “a rischio” ed esposti alla sofferenza emotiva. Poiché l’incidenza di uomini con attrazione per lo stesso sesso è probabilmente almeno doppia rispetto a quella delle donne con ASS, il rapporto tra padri e figli merita un’attenzione particolare. Il dottor Joseph Nicolosi della National Association for Research & Therapy of Homosexuality parla di assenza di “gioia condivisa” nell’infanzia e adolescenza di uomini con ASS, la piacevole e regolare condivisione di qualche attività o esperienza tra un ragazzo e suo padre che altrimenti è parte di un’infanzia normale. Per esempio, molti uomini con ASS mancano di coordinazione occhio-mano e di conseguenza sono stati respinti o oggetto di scherzi da parte dei loro padri o dei ragazzi del vicinato perché non possono praticare facilmente alcuni sport. Molto semplicemente, se un ragazzo non può lanciare un pallone molto bene, ci sono molte altre cose che lui e suo padre possono fare e condividere insieme… ma l’iniziativa deve partire dal padre.

Allo stesso tempo, una madre che è eccessivamente presente nella vita del figlio, soprattutto se svilisce il padre agli occhi del ragazzo o cerca di fare di suo figlio un surrogato del marito, probabilmente nuocerà allo sviluppo della mascolinità del ragazzo.

È risaputo come la Chiesa cattolica insegni che l’attività omosessuale (come distinta dalla tendenza) sia gravemente immorale, ma forse non è altrettanto ampiamente compreso. Forse può essere spiegato in questo modo. Il filosofo morale J. Budziszewski scrive che come individui, siamo “fortunatamente incompleti”, che è un altro modo per dire che siamo fatti per gli altri. Nel caso dell’amore coniugale o sponsale, l’unione dell’uomo e della donna in “una sola carne” inizia con la complementarità dei sessi e cioè che l’uomo è fatto per la donna e la donna per l’uomo. Questa complementarità è fisica, ovviamente, ma anche emotiva, psicologica e spirituale. Attraverso la loro unione di menti, cuori, anime e corpi, che è dono di sé, i coniugi prima trascendono se stessi e quindi il loro amore si incarna – o trascende – in un figlio. Questo è il piano della natura per il matrimonio e l’amore sessuale.

Il passo è breve dal separare la procreazione dal matrimonio a separare l’attività sessuale dal matrimonio e poi un altro piccolo passo per separare l’attività sessuale dal disegno della natura. Il diffuso rifiuto dell’insegnamento della Humanae Vitae, che esprime semplicemente l’ordine naturale per l’amore sessuale, spiega l’ambivalenza di molti cattolici verso l’insegnamento della Chiesa in materia di attività omosessuale o circa le unioni di persone dello stesso sesso.

Né i nostri geni, né il nostro ambiente ci obbligano fare alcunché e questo è un motivo per sperare. Una tentazione frequente alla rabbia, per esempio, non vuol dire che qualcuno deve cedere o indulgere a quell’impulso. San Paolo ci assicura che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20). Grazia, perseveranza, amore e l’aiuto di un terapeuta con una sana antropologia cristiana può trasformare i cuori delle persone con ASS. Quando Gesù dice la “verità vi farà liberi” (Gv 8,31), non ci sta soltanto rivelando un principio teologico quanto ci ricorda cosa significhi essere umani. Abbiamo bisogno di umiltà per riconoscere la verità ed abbiamo bisogno della virtù del coraggio per viverla. La libertà, fortificata e purificata dalla grazia, rende possibile per ciascuno di noi trasformare le ferite e le spine della vita nella via per la gioia.

Purtroppo, molte persone pensano che tutto ciò che la Chiesa cattolica offre a uomini e donne con attrazione per lo stesso sesso sia un “no”. Come tutte le buone madri, la Chiesa dice “no” , per amore dei suoi figli, al piacere ingannevole ed autodistruttivo del peccato. Eppure quel “no” è parte di in un più ampio “sì”, un sì a Colui che è Amore e che si è donato al Padre e a noi dalla Croce. Il Signore chiese a san Paolo di trovare la forza nella sua debolezza attraverso il potere della Croce. L’apostolato Courage esprime lo stesso paradosso redentivo per uomini e donne con attrazione per lo stesso sesso e li esorta ad avere fiducia in ciò che vedono nella vita del Maestro e del Suo apostolo.

Il Rev. Paul N. Check è un sacerdote della diocesi di Bridgeport, CT ed il nuovo direttore esecutivo di Courage International. Ha conseguito un STB presso l’Università Gregoriana e un STL all’Ateneo della Santa Croce, a Roma.
Il sito web di Courage è www.couragerc.net.

Pubblicato originariamente in StAR November/December 2008

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