Condurre una riunione di Courage

Ogni riunione del gruppo ha una propria serie di dinamiche. Come scegliere la modalità di conduzione che si conformi al proprio stile e temperamento richiede una riflessione realistica. Ad esempio, un gruppo di insegnamento ha come suo centro il “leader”, quello con tutte le risposte. Questo avviene, ovviamente, in una classe, dove qualcuno (l’insegnante) dispone di informazioni per coloro che ne sono privi, gli studenti. Si trova in gruppi di addestramento come quelli della polizia e dei vigili del fuoco. Presuppone che tutti siano disponibili ad accettare l’opinione del leader. Questo provocherebbe probabilmente un clima imbarazzante nelle riunioni di Courage.

Alcuni gruppi sono sostanzialmente interattivi e trovano il loro significato e la loro forza nel mettere alla prova modalità di relazionarsi con o contro l’altro. Questo è un tipo di gruppo difficile da condurre e richiede di solito un conduttore con una notevole esperienza psicologica e relazionale. Questo stile viene utilizzato in gruppi ad orientamento psicologico in cui i partecipanti sono alla ricerca più di una guarigione interpersonale che di quello che si trova negli obiettivi di Courage. Il loro obiettivo è specificamente una guarigione della “psiche” intesa in senso naturalistico.

Alcuni conduttori di Courage hanno sperimentato l’utilità di un formato che prevede una conferenza seguita da domande. Molti obbiettano che questa impostazione tende a diventare intellettuale e, sebbene interessante, ben poco influisce sulle dannose pulsioni omosessuali. Alcuni conduttori invitano vari relatori che trattano nella riunione i diversi aspetti dell’attrazione per lo stesso sesso. Alcuni celebrano una messa. Altri mostrano una scelta di film. Altri lasciano che i partecipanti diano la loro testimonianza a rotazione per diverse settimane o mesi. È chiaro che tutte le modalità citate hanno qualche aspetto che può essere utile. Alcuni conduttori ritengono che l’incontro possa essere adattato alle esigenze di un gruppo particolare: per età, esperienza e simili.

E’ importante far sapere ai “curiosi” che Courage NON è un posto dove intavolare una trattativa, un dialogo o una discussione (dibattito). La gente viene in Courage SOLO se cerca una soluzione cattolica alla sofferenza provocata dall’attrazione per lo stesso sesso. Funziona in modo analogo ad Alcolisti Anonimi dove i partecipanti non cercano una qualche forma di bere moderata e controllata, ma una rottura completa con il comportamento autodistruttivo che minaccia di rovinare la loro vita. Courage chiaramente non è un area di rimorchio, ma un luogo “sicuro” per riconquistare il controllo delle proprie pulsioni e ritornare all’equilibrio sessuale.

Dopo aver condotto un gruppo presso la residenza parrocchiale dei Padri Paolisti a New York per più di dieci anni e dopo aver partecipato come relatore invitato in altre riunioni di zona, ho optato per una formula che ha funzionato bene per molti tipi diversi di partecipanti e sembra adattabile a molte personalità. Il breve schema che segue può essere espanso e adattato per soddisfare le esigenze della riunione specifica.

La riunione inizia alle 19:15 (puntuali, per quanto possibile). Si conclude alle 20:45 – Si svolge in una sala privata. Le sedie sono disposte in cerchio in modo che tutti i partecipanti possano vedersi chiaramente. Le luci sono mantenute relativamente basse con l’intento di fornire un ambiente tranquillo, rilassato e sicuro. Una brocca d’acqua è a disposizione dei partecipanti in qualunque momento della riunione.

IL SEGNO DELLA CROCE viene usato per iniziare, affermando -non verbalmente- che la riunione è cattolica sotto ogni aspetto.

Seguono due preghiere: 1) il Padre Nostro e 2) la preghiera della Serenità.

Vengono SEMPRE letti gli obiettivi di Courage così che non ci siano malintesi o sorprese.

Uno dei partecipanti fa una BREVE lettura tratta di solito da un libro dei 12 passi cattolico.
I passi si susseguono ogni settimana, ricominciando dal primo al termine delle 12 settimane.

Il conduttore –solitamente- propone una breve riflessione su alcuni aspetti spirituali, psicologici, sociali e sulle dimensioni del problema dell’ attrazione per lo stesso sesso. E’ necessario fare attenzione a sottolineare lo stato di PERSONA dei partecipanti, non rendendo mai l’omosessualità come l’aspetto centrale della personalità umana. La non-congruenza dell’affermazione “Io sono omosessuale” è sempre contestata e corretta in base all’ antropologia e visione cattolica. I partecipanti sono figli di Dio a cui “capita” di essere afflitti da una sorta di croce che Courage chiama attrazione per lo stesso sesso. La castità interiore è il punto focale dell’incontro.

Segue la condivisione, in cui viene data, a turno, ad ogni partecipante l’opportunità di parlare dei propri sentimenti, problemi, prove, speranze, angosce, ecc. Il partecipante può parlare della conferenza o della lettura o di esigenze personali. Il conduttore riconosce ogni partecipante personalmente. “Joe, vuoi dire qualcosa?” o “Mike, hai qualcosa per noi stasera?” (Un certo grado di controllo da parte del conduttore è necessario per bloccare le conseguenze disgreganti del parlare incrociato che è severamente vietato). Ogni partecipante parla quando è il suo turno. Nessuno lo contesta o gli rivolge la parola. Non ci sono interruzioni. Ascoltiamo soltanto. Se c’è qualcuno che DEVE interagire con lui quello deve essere il conduttore. Questo atteggiamento ha lo scopo di consentire alla riunione di procedere in modo regolare. Non serve ad instaurare un controllo dittatoriale ma per garantire l’ordine. L’esperienza dimostra che una volta che il conduttore permette divagazioni, l’incontro andrà fuori controllo. I partecipanti non torneranno. Se non tornano, non potranno essere aiutati. Se un partecipante sceglie di “passare” e di non parlare se ne prende semplicemente atto ed il “testimone” viene passato alla persona successiva nel cerchio. Può essere fatto un gran bene anche solo incoraggiando una persona ad ascoltare i sentimenti e le esternazioni degli altri.

I partecipanti sono incoraggiati a parlare in prima persona e non in termini di “tu” o “loro”. Ogni partecipante parla di quello che lo tormenta direttamente. Le intellettualizzazioni sono scoraggiate dal momento che di solito sono meccanismi volti (anche inconsciamente) ad evitare di confrontarsi con se stessi. Le esternazioni sono di solito dirette verso il conduttore (ancora una volta non per omaggio al conduttore, ma per ottenere la massima efficacia). Si nota un comportamento simile anche nei programmi televisivi commerciali. Non è negativo, ma risponde probabilmente ad un bisogno umano di ancorarsi a qualcosa nel difficile compito di confrontarsi con se stessi.

I monologhisti (monopolisti) devono essere saldamente ma delicatamente mantenuti entro limiti di tempo ragionevoli. Ci si può imbattere, anche se raramente, in un partecipante che crede di essere stato trattato ingiustamente in quanto potrebbe aver percepito di essere stato ingannato circa il tempo a sua disposizione. Tuttavia, il protocollo deve essere rispettato per il bene comune dell’incontro che coincide con quello dell’individuo. In genere, il conduttore tiene d’occhio l’orologio e giudica ciò che è giusto per questo sacro ministero. 7-10 minuti sono un tempo ragionevole. Questo spinge i partecipanti ad arrivare al punto rapidamente ed escludere temi estranei come quello dell’auto nuova che stanno per comprare o ciò che sta accadendo nel mercato comune. Deve essere data l’opportunità di condividere ad ogni partecipante.

Se il numero dei partecipanti al gruppo è 12-14, chiaramente il conduttore deve esercitare un qualche tipo di intervento responsabilizzante se vuole che la riunione termini in orario. Quando i partecipanti sanno che TERMINERA’ entro un ora e mezzo, possono pianificare la loro serata. Essi hanno il diritto che l’incontro inizi e finisca IN ORARIO. Questo è un altro fattore piccolo ma importante per mantenere una riunione al di là di poche sedute. Gli incontri sono stati “uccisi” da orari approssimativi, dal parlare incrociato, da “discussioni” e dal monopolio dittatoriale di un conduttore.

Quando il numero di partecipanti è inferiore, ad esempio quattro o cinque, il conduttore ha la flessibilità per permettere condivisioni più ampie, ma sempre nel contesto degli obiettivi (castità interiore). L’incontro può terminare prima del previsto, ma non dopo.

Quando la condivisione è stata completata (e sempre senza rimproveri, giudizi o “attacchi” da parte di nessuno), il conduttore chiede a uno dei partecipanti di concludere con una breve preghiera di sua scelta. Potrebbe essere un salmo o una preghiera di un santo o un’espressione spontanea. Poi sollecita le richieste individuali di coloro che desiderano preghiere di supporto. Ogni richiesta si conclude con “Signore, ascolta la nostra preghiera”. Egli chiede di unirsi nella preghiera del MEMORARE essendo pienamente consapevoli della necessità dell’aiuto da parte della Madonna.
Il conduttore conclude l’incontro con una benedizione, invocando l’Amore e la Protezione del Padre.

Il conduttore, se un sacerdote, si rende disponibile dopo l’incontro per le confessioni nel caso in cui i partecipanti desiderino accedere al Sacramento. A volte, i partecipanti vanno in un bar, per socializzare e possibilmente ridiscutere le impressioni della riunione stessa. Vi è un obbligo assoluto, tuttavia, che la RISERVATEZZA sia scrupolosamente rispettata. I partecipanti vengono istruiti periodicamente che la materia delle riunioni è di un livello simile a quella SUB SIGILLO della confessione sacramentale. Tutti hanno l’obbligo grave di proteggere la reputazione di tutti gli altri partecipanti.

La questione di uomini e donne nello stesso gruppo è discutibile. Ho trovato, dopo averlo sperimentato, che è più pratico avere un solo sesso in un gruppo. Il tono e le esigenze dei due sessi sembrano avere una certa differenziazione che, credo, sia meglio affrontata in gruppi separati. Potrebbe accadere che – temporaneamente- se non ci sono sufficienti iscritti di sesso femminile per formare un gruppo, quello maschile possa dare loro ospitalità cristiana fino al momento in cui il numero di ragazze sia in grado di supportare un proprio gruppo. I partecipanti a Courage, ragazzi e ragazze, spesso sperimentano una sincera forma di cameratismo e imparano gli uni dagli altri in occasione di giornate di raccoglimento, conferenze, solidarietà ed eventi sociali.

Comments are closed.